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La vera storia della Gazzetta del Mezzogiorno. Parte III

28 giu 2015 | Nessun Commento | 1.239 Visite
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laga1La storia della Gazzetta del Mezzogiorno, a cura di Nicola Mascellaro, si arricchisce di un nuovo fondamentale capitolo inerente i difficili anni sotto il regime fascista. Buona lettura.

Il nuovo giornale di Gorjux, La Gazzetta di Puglia, comincia ad affermarsi. Stampa migliaia di copie al giorno ma è logisticamente mal disposto. Per produrre sei, otto pagine e poi dieci e dodici pagine al giorno, è necessario fare la spola fra tre locali: in tipografia per la composizione delle note d’Agenzia, dei cronisti e le corrispondenze dei collaboratori. Portare poi le bozze di nuovo in redazione per le necessarie correzioni e infine trasportare le pesantissime lastre di piombo per la stampa alla rotativa all’epoca in fondo all’odierno Corso Italia. Insomma un via vai di fattorini che allungava i tempi di produzione. Bisognava porvi rimedio.

Così, nel 1924, Gorjux affida all’architetto Saverio Dioguardi il progetto e la realizzazione di una grande sede in cui collocare l’intero ciclo produttivo, compreso la rotativa e ricavare, all’ultimo piano, un appartamento per la sua famiglia. La nuova sede, il ‘Palazzo del Giornale’, è nella stessa piazza Roma al numero 48. È un imponente ed elegante palazzo in stile Liberty con tanto di mappamondo luminoso sul tetto. Moderno e funzionale ha un secondo ingresso nell’odierna via Caduti di via Fani, all’epoca via Tanzi, a meno di dieci metri dalla stazione centrale per la spedizione del quotidiano diffuso ormai in ogni centro della Puglia e all’edicole delle stazioni di Napoli e Roma.

La nuova sede è agibile e abitata da tutte le componenti produttive del giornale fin dal 23 aprile 1926, ma è inaugurato più di un anno e mezzo dopo, il 28 dicembre 1927, “al cospetto delle gerarchie del Regime” non del Duce che si è fatto attendere troppo.

Il fascismo intanto ha consolidato il suo potere e Mussolini pone ai quotidiani ancoralaga2 ‘indipendenti’ un’alternativa semplice: cambiare, cioè aderire al Regime, o chiudere i battenti. E Gorjux pur di salvare il giornale, si adegua. Del resto, non può fare altrimenti avendo in casa, nella propria moglie Wanda Bruschi, una convinta sostenitrice della causa fascista.

Divenuto praticamente un ossequioso organo del fascismo, la Gazzetta di Puglia si arricchisce di quelle firme autorevoli che erano rimaste nel Corriere fino alla fine, Michele Viterbo, Araldo Di Crollalanza, Sergio Panunzio, Giovanni Costantino, Leonardo D’Addabbo insieme a tutta una fauna di ‘trasformisti’ intellettuali a cominciare a Antonio De Tullio, mitico presidente della Camera di Commercio nonché senatore del Regno. Ben presto il giornale di Gorjux diventa il quotidiano più importante del Mezzogiorno dopo il Mattino di Napoli. Diffuso in buona parte di Puglia, ricco di pubblicità e di ‘contributi’ economici da parte del Regime che intende veicolare, attraverso la Gazzetta, l’idea di fare della Puglia ‘un ponte ideale verso l’Oriente’, il quotidiano pugliese naviga in mare aperto sicuro come un transatlantico.

Il 10 luglio 1927 infatti viene varata la Gazeta Shqipetare. Un’edizione albanese della Gazzetta di due pagine, la prima e la seconda, a cui segue l’intero giornale in lingua italiana. Un successo dicono. Un miracolo, poiché il livello di alfabetizzazione degli albanesi è molto basso.

laga3Il 25 febbraio 1928 La Gazzetta di Puglia diventa La Gazzetta del Mezzogiorno. ”Non è senza rammarico – si legge nell’editoriale – che siamo costretti a mutar nome a questo foglio, ma non è neppure senza orgoglio”. Perché costretti? Per una nuova imposizione fascista e per la pesante esposizione della proprietà verso il Banco di Napoli, l’Istituto che aveva erogato il prestito a lungo termine per la costruzione del palazzo e che, con la costituzione di una nuova Società, diventa l’azionista di maggioranza lasciando a Raffaele Gorjux la direzione politica e la presidenza della Società.

Poi crolla tutto. La guerra, la miseria, la fame inaridisce i cuori, lo spirito, l’anima degli italiani e sarà proprio il cuore, un infarto, a portarsi via Raffaele Gorjux la notte del 6 giugno 1943 a quaranta giorni dalla caduta del fascismo. La morte improvvisa di Gorjux, era nato a Lucera 58 anni prima, coglie di sorpresa i gerarchi locali e la redazione decide di affidare la direzione pro-tempore del giornale a Luigi De Secly in attesa di lumi da Roma dove la confusione è al massimo e, in generale, non fa presagire nulla di buono.

La guerra è persa, il Paese è un cumulo di macerie, Mussolini sembra impotente, all’interno del Partito inizia la ‘fronda’ mentre gli antifascisti cominciano ad alzare la voce. Il 25 luglio il Gran Consiglio mette in minoranza il Duce che dopo le dimissioni da presidente del Consiglio è arrestato. Dal 25 luglio all’8 settembre la Gazzetta è l’unico quotidiano in Italia che non ha mai cessato le pubblicazioni.

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