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La vera storia della Gazzetta del Mezzogiorno. Parte II

21 giu 2015 | Nessun Commento | 1.336 Visite
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gazz_1Un nuovo capitolo per la rubrica a cura di Nicola Mascellaro sulla gloriosa storia della Gazzetta del Mezzogiorno. Buona lettura.

Per tutti gli anni che Martino Cassano ha diretto il Corriere resta coerente al suo intendimento. La ‘missione’ del quotidiano è quella di portare i problemi della Puglia e della sua popolazione al livello nazionale per essere ‘considerati’ alla stregua di tutte le altre regioni e, naturalmente, risolvere il più grave di tutti i problemi: l’acqua. Il giornale non solo fornisce un buon notiziario nazionale ma resta essenzialmente legato al territorio e, fino all’inizio degli anni Venti, sarà una spina nel fianco dell’Amministrazione cittadina colpevole di miopia e inerzia se non di peggio: “non ci sentiamo più neanche di dire una parola, ci limitiamo solo a fare un voto: che tutte le imprecazioni e maledizioni arrivino a destinazione e starebbero proprio freschi gli amministratori di questa città che tanto olimpico disprezzo mostrano per la decenza, la dignità e l’incolumità della cittadinanza costretta a subirli”. Sembra cronaca di oggi!

Intanto, il 24 aprile 1915, un mese prima l’ingresso dell’Italia al primo conflitto mondiale, gazz_4la Puglia ottiene il suo acquedotto. Il primo potente fiotto dell’acqua del Sele fuoriesce dalla vasca di fronte all’università, in piazza Umberto, preparata da anni proprio per l’occasione. Il primo ottobre dello stesso anno la città sarà servita da 38 fontanine pubbliche.

Cassano lascia la direzione del Corriere nel 1921. La ‘grande guerra’ ha dato una svolta decisiva nel liberare il Paese dalla ‘mefitica’ politica giolittiana. Tempi nuovi si profilano all’orizzonte e i tanti giovani della redazione, fra cui Leonardo Azzarita, Michele Viterno e Araldo Di Crollalanza, scalpitano conquistati dal nuovo movimento politico di Benito Mussolini e Cassano non riesce più a controllarli, a governarli, e lascia.

Affida la direzione del Corriere delle Puglie al Capo della redazione romana Leonardo Azzarita, un bellicoso, convinto nazionalista nato a Molfetta nel 1888, e al ‘primo redattore’ Raffaele Gorjux più moderato dell’irruento molfettese. Ma la convivenza fra i due è difficile e alla fine Gorjux abbandona.

gazz_2Rimasto solo alla direzione del Corriere, Azzarita si getta a capofitto nella mischia politica. Sembra voler abbracciare la causa fascista, ma non è così. Egli semplicemente fiancheggia il fascismo per l’idea rivoluzionaria che il partito di Mussolini andava predicando. Ma difronte alle violenze gratuite degli squadristi già alla vigilia dell’assassinio di Giuseppe Di Vagno, il Direttore scrive: “Noi siamo devoti alle istituzioni monarchiche, amiamo l’Italia, ne conosciamo la storia e se occorre la difenderemo anche contro i fascisti”. Ma le violenze non cessano. Alla fine Azzarita sbotta: “è giunto il momento di parlare chiaro e forte ai fasci e ai fascisti… abbiamo deplorato più volte le violenze selvagge cui assistevamo e che non trovano giustificazione alcuna. Adesso basta”. E comincia ad osteggiarli.

Il 26 settembre 1921 una squadraccia fascista uccide, nei pressi di Mola di Bari, Giuseppe Di Vagno. Il Corriere non solo farà un’edizione straordinaria per commemorare l’uomo, il socialista più odiato dai fasci pugliesi, ma non manca di denunciare i sedici attentatori gazz_3responsabili del crimine. Il nuovo affondo di Azzarita al Regime decreta la morte del Corriere delle Puglie che, abbandonato a se stesso, il 12 gennaio 1923 cessa le pubblicazioni. L’ultima sede del Corriere è in via Nicolò Piccinni numero 1.

Raffaele Gorjux

Nel frattempo, il 26 febbraio 1922, Raffaele Gorjux vara La Gazzetta di Puglia. A lui si è aggiunto un corposo gruppo di redattori fuorusciti dal Corriere, Luigi De Secly, Luciano Violante, l’amministratore Giulio Leo, il poeta Armando Perotti e perfino il noto vignettista Frate Menotti. La sede del nuovo quotidiano è al numero 18 di piazza Roma, odierna piazza Moro, due stanze al primo piano di un vecchio palazzo difronte alle ferrovie Calabro Lucane. La tipografia è un locale sotto i portici della ferrovia, dell’odierno Corso Italia. La stampa è in un altro locale in fondo alla stessa via.

Il primo gennaio 1924, Gorjux, rileva la testata del Corriere delle Puglie sostenendo che: ”non potevamo lasciar morire il vecchio quotidiano scomparso. Aggiungiamo quel titolo al nostro perché nei suoi trentasette anni di vita i più attengono un poco a noi, alla nostra storia personale e professionale oltre che a tutto quanto si riferisce alle vicende della nostra vita cittadina, provinciale e regionale”.

Continua domenica 28 giugno.

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