Di: Renata Pepe
“La storia siamo noi perché ci raccontiamo” in mostra a Lecce

Si è inaugurata qualche giorno fa nella Primo Piano LivinGallery di Lecce e resterà aperta fino al 2 febbraio la collettiva La storia siamo noi perché ci raccontiamo, curata da Dores Sacquegna.
Aperta dalla performance Ntartei ( in salentino “intrattenimento”) di Fernando Schiavano, la mostra comprende opere di fotografia, pittura, video-installazioni e recupera le radici, la memoria, l’identità che sono alla base della storia umana. E’ la ricerca di artisti, sia italiani che stranieri che raccontano la storia degli uomini, attraverso il territorio e il quotidiano.
Le nove valigie di Béla Zsolt di Maria Grazia Carriero affronta il tema della multi etnia: categorie di persone in movimento, come turisti, immigrati, rifugiati, esuli politici, hanno un ruolo nella scena mondiale. Si tratta di un’installazione composta di nove valigie d’epoca e 49 personaggi in terracotta smaltata.
Peter Barbor, statunitense, esplora i paradossi della contemporaneità: l’opera Chicken scratch rappresenta lo smantellamento della domanda su chi sia nato prima, se l’uovo o la gallina, creando una tensione fra passato e presente. La gallina è in ceramica, mentre l’uovo è disegnato su una scala di fogli bianchi per stampante.
Il coreano Jang Soon Im mescola nella sua opera storia e fantasia: in Salsoo Battle, gli antichi soldati asiatici sembrano uscire da un cartoon: la teatralità della guerra viene sottolineata dalla scelta dei campi di battaglia, dalla creazione di eserciti in battaglie storiche fra Corea e Giappone o Cina, mentre l’artista costruisce la scenografia, progetta le pose e disegna le uniformi. In questa guerra fittizia i caduti si rialzano e il vincitore riceve in premio una “Wonder Girl”.
L’opera dell’olandese Peter De Boer, Ivo Shima, si snoda sul filo dell’ironia: realizzata in video e fotografia, è una riflessione sulla conquistata libertà dal tiranno che ha portato alla tirannia economica. Dunque da che cosa ci siamo liberati? La fotografia Bottle ritrae cinque bottiglie di alcolici con l’immagine di dittatori sull’etichetta: Mao per la birra, Stalin per la vodka, Mussolini per la grappa, Fidel Castro per il rum e Hitler per il whisky.
Malin Petterson Oberg, svedese, presenta un video intitolato Paris: an orbit portrait: intorno a Parigi orbitano due storie che mettono in parallelo le dissonanze fra passato e presente della città e ne esplorano le diverse prospettive culturali.La spagnola Ana Galan, col progetto fotografico Viv(r)e la vie rappresenta 15 coppie che vivono la loro quotidianità. Le figure in primo piano col paesaggio sullo sfondo ricordano le prospettive di Piero Della Francesca, il loro abbraccio l’unione fra opposti (maschile-femminile), mentre le conifere alludono alla forza vitale e all’immortalità.
Andrew Lindsay, inglese, nella serie fotografica The path, indaga sull’ambiguità e la precarietà della vita. Due giovani percorrono una strada di campagna: nella terza inquadratura il ragazzo piange riverso sul prato. L’emotività, il fallimento, la difficoltà di relazione sono qui oggetto di indagine.
Il fotografo spagnolo Rodrigo Dada concentra la sua attenzione sui momenti di relax e condivisione con gli altri, per conoscere e conoscersi. Per raccontarsi attraverso la propria quotidianità, le proprie scelte e comportamenti.
Edoardo Serafim, brasiliano, con la serie fotografica Plan, indaga il confine fra sonno e veglia, la persona che sogna, l’atmosfera che la circonda.
Il tedesco Til Kohler si sofferma sui tram notturni, testimoni di tante esistenze, mentre Stephanie Powell, americana, con Heaven tratta la dicotomia fra miti del passato e icone del futuro.
Il dipinto del francese Ioan Herteg, intitolato Oculus Divinus, richiama l’attenzione sul sacrificio e la memoria.
Homage to J. Beuys, del Gruppo Sinestetico, formato da Sassu, Albertin e Scordo, è una video-performance: il lavoro degli artisti si basa sul contatto con la natura e il coinvolgimento dei cinque sensi, sulla protezione dell’ambiente, casa dell’uomo e sulla collaborazione e comunicazione fra diverse culture, religioni e ordini sociali.
Caratteristica della mostra è la varietà dei mezzi espressivi adottati dagli artisti, dalla performance, alla pittura, alla video-installazione, alla fotografia.
LA STORIA SIAMO NOI…PERCHE’ CI RACCONTIAMO
8 gennaio-2 febbraio 2011
Primo Piano LivinGallery
Viale Marconi 4, Lecce
www. primopianogallery.com
Lunedì-Venerdì 10-19,30
sabato 17-20
Tag: , Arte , dores sacquegna , Fernando Schiavano , Lecce , Primo Piano LivinGallery
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