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STORIA POLITICA ITALIANA. 1955 Elezione del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi

22 Set 2018 | Nessun Commento | 430 Visite
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GRONCHILa sessione per l’elezione del Presidente della Repubblica iniziò il 28 aprile 1955, la Democrazia Cristiana propose la candidatura di Cesare Merzagora, Socialisti e Comunisti votarono per Ferruccio Parri, Liberali e Monarchici sostennero la ri-elezione del Presidente Luigi Einaudi, molti democristiani però votarono per Giovanni Gronchi che ottenne 30 voti oppure per Antonio Segni, 12 voti.

Al secondo scrutinio le sinistre votano scheda bianca, mentre Merzagora, Gronchi e Segni si divisero i voti della DC e di PRI e PSDI, i Liberali ed i Monarchici confermarono la candidatura di Einaudi. Al terzo scrutinio Gronchi superò Merzagora 281 voti contro 245, Segni 14, Einaudi 61 voti, Raffaele De Caro 14. Quindi anche i sostenitori di Einaudi si divisero votando De Caro, mentre parte della sinistra continuò con la scheda bianca (195).

Al quarto scrutinio, la DC con Fanfani ottenne per Gronchi anche il sostegno del PSI, PSDI, PRI e di parte del PCI e del MSI e fu eletto con 658 voti, Einaudi prese 70 voti, mentre 92 furono le schede bianche ed 11 i voti dispersi.

La candidatura e la scelta di Giovanni Gronchi era sostenuta soprattutto da Amintore Fanfani che intendeva ridimensionare il peso della vecchia DC dei così detti notabili identificata essenzialmente con l’area degasperiana, con il centro e con la destra del Partito (i cui esponenti di maggiore spicco erano Scelba, Merzagora, Segni, Pella, Zoli, Piccioni, Leone, ecc.) e prevalere sul gruppo dei giovani capeggiati da Aldo Moro. Anche Enrico Mattei, vulcanico e potentissimo Presidente dell’ENI e dell’AGIP, sostenne e finanziò la candidatura di Gronchi.

I Partiti di centro e di sinistra ebbero simpatia per tale scelta contrapposta a Einaudi ed a Merzagora, tanto è vero che già al secondo scrutinio cominciarono a votare per Gronchi o scheda bianca al fine di convincere la DC sulla insostenibilità di una candidatura diversa.

Così avvenne al quarto scrutinio.

Giovanni Gronchi fu un Presidente della Repubblica molto attivo e presente, alla riservatezza di Luigi Einaudi contrappose un atteggiamento molto più coinvolto nelle scelte politiche, comprese le nomine dei Presidenti del Consiglio, se Einaudi in un solo caso isolato, scelse, di fronte ad una impasse politica, al fine di non sciogliere anticipatamente le Camere appena elette nel 1953, di nominare Giuseppe Pella, Gronchi lo fece più spesso. Così impose la Presidenza di Adone Zoli che nelle intenzioni avrebbe dovuto chiedere i voti al PSI, ma alla fine Zoli ebbe la fiducia in Parlamento solo grazie ai voti determinanti dei Monarchici e del Movimento Sociale, quindi si dimise. Gronchi, però, convinse Zoli a ritirare le dimissioni in modo tale da essere il Governo in carica per le elezioni politiche del 1958.

Anche il successivo Governo presieduto da Antonio Segni si resse sui voti del PLI, dei Monarchici e del MSI i quali ultimi, dopo le elezioni del 1958, non erano però determinanti. L’altro Governo del Presidente fu quello presieduto da Tambroni, marzo-luglio 1960, anch’esso mono-colore Dc ma che ottenne la fiducia solo grazie al MSI ed ai Monarchici.

L’invadenza Presidenziale si evidenziò anche in politica estera spesso con episodi imbarazzanti per il Governo, il Ministro degli Esteri Gaetano Martino nel primo Governo Segni dovette più volte mediare per evitare conflitti istituzionali.

Enrico Mattei fu, infine, il massimo sostenitore nel 1962 della ri-elezione di Gronchi, ma il quadro politico, Dc compresa, non era favorevole e si optò per Antonio Segni.

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