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La prima volta del pianista Emanuele Arciuli alla Scala di Milano

1 Nov 2009 | Nessun Commento | 3.890 Visite
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emanuele arciuliSi prova una rara emozione quando un fraterno amico suona per la prima volta nel tempio della musica italiana: il Teatro alla Scala di Milano. Per chi scrive la frequentazione e poi la sincera, quanto solida, amicizia con il pianista barese Emanuele Arciuli è iniziata quasi trent’anni fa. In questo lungo periodo l’ho seguito quando ho potuto nel suo intenso e straordinario percorso di maturazione intellettuale ed artistica.
Quando una quindicina d’anni or sono gli dissi tra il serio e il faceto: “tu un giorno non avrai nulla da invidiare ai grandi del pianoforte, ci vuoi scommettere?” Lui sorridendo scrollò le spalle e mi rispose a modo suo: “ Ale piantala di prendermi in giro!”
Adesso a quel traguardo siamo arrivati, o meglio, è arrivato. In occasione del 18° Festival di Milano Musica, lunedì 2 novembre, Emanuele suonerà alla Scala per la prima volta nella sua vita. Scommetto che sarà un’emozione grandissima salire su quel mitico palcoscenico. Il programma poi, complesso e articolato come mai, parte dall’ultimo Schumann, il più enigmatico della sua produzione, per approdare al capolavoro di Bartók “All’aria aperta”.
Nel mezzo ci sono, tra l’altro, le mirabolanti, difficilissime “Night Fantasies” di Elliott Carter e due Notturni di Sciarrino, il più noto compositore italiano vivente di Musica nel mondo. Il concerto è realizzato in collaborazione con il Teatro alla Scala e con il particolare sostegno di Intesa SanPaolo. Ma entriamo di più nel dettaglio dei pezzi che Arciuli ha in gran parte già splendidamente eseguito nel recente Festival URTIcanti di Bari. In quell’occasione ha, tra l’altro, interpretato insieme alla brava soprano Veronica Pompeo anche un brano di Kaija Saarihao (alla presenza delle celebre compositrice finlandese) dedicato alla pioggia.
emanuele arciuliIl programma milanese si aprirà con l’esecuzione dei Gesänge der Frühe op. 133 di Robert Schumann che, scritti nell’ottobre del 1853, esprimono la nostalgia della notte, la polverizzazione della memoria a contatto con la realtà. Il breve ciclo (cinque brani), l’ultimo completato da Schumann, è dedicato “A Diotima“, personaggio in cui con ogni probabilità si potrebbe ravvisare la scrittrice Bettina Brentano, vedova Von Arnim, in quei giorni in visita presso gli Schumann.
Le Night Fantasies (1980) di Elliott Carter sono poi una delle più importanti composizioni americane per il pianoforte, costate al compositore più di un anno di lavoro, dal novembre del 1978 alla primavera del 1980; per Arciuli, quasi un “viaggio nel fantastico, o – se vogliamo – un viaggio nella metropolitana di New York: da lì sotto non vedi la città ma ti accorgi dove sei dai segni che percepisci”.
Di Franz Liszt saranno eseguiti i rari Hymne de la nuit e Hymne du matin (1847), ispirati al carme di Lamartine, la terza delle Harmonies poétiques et religieuses, nella quale un’entusiastica ispirazione religiosa effonde una straordinaria varietà di immagini e di metri.
I Notturno N. 1 e Notturno N. 3 (1998) di Salvatore Sciarrino appartengono a una raccolta che sino a ora conta sei composizioni, che sperimentano l’efficacia formante del silenzio.
Il concerto si concluderà con All’aria aperta, che Bartók finì di comporre nel 1926, una raccolta di scorci sull’esterno, il cui momento emotivo più alto si concentra nel quarto brano “Suoni della notte”: l’aria e il giorno sorgono da immagini visive o acustiche determinate, e sbozzano impressioni e situazioni, per quanto vaghe e frammentarie.
Sarebbe bello, se come ha già fatto con la consueta brillantezza espositiva a Bari, Emanuele potesse introdurre lui stesso il pubblico della Scala al concerto, in una sorta di visita guidata nella personalissima “notte musicale” da lui appositamente confezionata per il più famoso teatro del mondo.

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