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LA NOSTRA STORIA. Cavour conservatore o rivoluzionario? (parte seconda 1852-1858)

2 set 2018 | Nessun Commento | 359 Visite
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cavourCon il “Connubio” e l’elezione di Urbano Rattazzi a Presidente della Camera del Parlamento Subalpino l’11 maggio del 1852 si determinarono le dimissioni del Presidente del Consiglio Massimo d’Azeglio alleato con la destra conservatrice (o meglio reazionaria) e clericale. Il Re diede nuovamente l’incarico a d’Azeglio, ma il Governo, privo di Cavour, era oramai destinato a durare poco ed a cedere il passo alla nuova coalizione capeggiata dal Conte.

Il 4 novembre 1852 Camillo Benso divenne per la prima volta Presidente del Consiglio dei Ministri, con una coalizione che univa i Liberali con la Sinistra Storica di Urbano Rattazzi. La scelta non fu facile, il Re, prima di dare l’incarico, chiese a Cavour di negoziare con lo Stato Pontificio le condizioni per l’introduzione nel Regno di Sardegna, come peraltro previsto dallo Statuto Albertino, del matrimonio civile, ma il Conte rispose che “giammai sarebbe sceso a patti con il papa” e consigliò di nominare Cesare Balbo come successore di d’Azeglio. Vittorio Emanuele II così fece, ma Balbo non riuscì a trovare l’accordo con la Destra capeggiata da Ottavio Thaòn de Revel, così l’incarico fu affidato a Cavour con l’unica condizione di non porre la questione di fiducia sulla Legge per l’introduzione del matrimonio civile.

La Legge fu approvata a larga maggioranza dalla Camera, ma bocciata dal Senato del Regno. Nel 1853 Cavour fece arrestare alcuni repubblicani mazziniani tra i quali Francesco Crispi ricevendone i complimenti dal Governo Austriaco, ma quando questo confiscò i beni dei lombardi rifugiati nel Regno di Sardegna, Cavour protestò richiamando l’Ambasciatore. Cercò di riformare il sistema finanziario e fiscale, con concessioni demaniali ed investimenti ferroviari anche per le esigenze delle aumentate esportazioni di beni. La finalità delle riforme e della istituzione di imposte fondiarie nasceva dalla necessità di riportare in pareggio il Bilancio dello Stato, ma non ci riuscì pienamente in quanto i proprietari erano in maggioranza presenti o rappresentati in Parlamento.

Nel dicembre 1853 ci furono le nuove elezioni e Cavour riuscì ad aumentare il numero dei Deputati favorevoli alla sua linea politica, ma per rafforzarsi impose una ulteriore stretta sull’approvazione delle Leggi così dette “anti-clericali”, imponendo sanzioni penali ai sacerdoti che si ponevano in contrasto con le Leggi e le Istituzioni dello Stato. Nel frattempo divampò la crisi tra Francia e Gran Bretagna alleate e Russia che dichiarando guerra all’Impero Ottomano determinò lo scoppio della Guerra di Crimea.

Alle sollecitazioni di intervenire da parte di Francia e Gran Bretagna, il Re era favorevole, mentre Cavour dichiarò che il Regno l’avrebbe fatto solo dopo l’ingresso in guerra del Governo Austriaco al fianco di Francia e Gran Bretagna, ma alla fine decise. Il 4 marzo 1855 dichiarò guerra alla Russia e inviò un corpo di 15.000 uomini, in cambiò ebbe il trattato in cui gli alleati si impegnavano a garantire l’integrità del Regno di Sardegna contro eventuali attacchi austriaci.

Nel frattempo, Cavour cercò di rafforzare la sua posizione di Governo con la proposta di Legge che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi non dediti all’insegnamento ed all’assistenza dei malati, in particolare quelli “mendicanti” in quanto ritenuti contrari al principio di realizzare “una società avente per base economica il lavoro”. Naturalmente, l’opposizione fu durissima, la Camera approvò a larghissima maggioranza, mentre il Senato con a capo dal vescovo di Casale Luigi di Calabiana, Senatore, bocciò la proposta. Il Conte, quindi, si dimise. Ma fu immediatamente re-incaricato dal Re, in quanto non intravvide alternative.

La Legge alla fine fu approvata il 4 maggio 1855 con la sola modifica di consentire ai religiosi di rimanere nei conventi fino alla naturale estinzione delle rispettive comunità.

Il 26 luglio, Pio IX scomunicò il Vittorio Emanuele II, che aveva emanato la Legge, Camillo Benso e tutti coloro che l’avevano approvata e sostenuta.

Con la fine della guerra di Crimea e la vittoria della coalizione Franco-britannica, al Congresso di Parigi del 1856 fu sollevata con forza dal Primo Ministro inglese Claredon la questione italiana e la politica illiberale dello Stato Pontificio e del Regno delle 2 Sicilie, il Ministro austriaco protestò. Al ritorno Cavour fu premiato del “Collare dell’Annunziata”, la più importante onorificenza di Casa Savoia.

Dopo il Congresso, Francia con Prussia e Russia si dichiararono favorevoli alla creazione di uno Stato unito tra Principati Danubiani, Moldavia e Valacchia (la futura Romania), mentre Gran Bretagna, Austria e Turchia erano contrarie. Cavour si dichiarò favorevole alla unificazione e ciò determinò nuove tensioni con l’Austria che accusò il Piemonte di sostenere le rivolte nel Lombardo-Veneto ed, in generale, contro l’Austria. Cavour dichiarò l’estraneità del suo Governo, ma si giunse al ritiro dei rispettivi Ambasciatori.

L’economia nel 1857 ed il Bilancio dello Stato diedero risultati molto positivi, le esportazioni crebbero notevolmente, questo incoraggiò Cavour a riprendere il programma di investimenti in Ferrovie ed iniziarono i lavori per il traforo del Frejus che avrebbe consentito agevoli collegamenti ferroviari con la Francia.

Nel novembre 1857 ci furono le elezioni anticipate e a seguito dell’attività anti-governativa del clero e dei reazionari anche per l’aumento dell’imposizione fiscale, l’area governativa ebbe una drastica riduzione del numero dei Deputati, soprattutto nella Sinistra di Rattazzi. Anche Napoleone III chiese la testa di Rattazzi, Ministro dell’Interno, ritenuto colpevole di non aver arrestato Giuseppe Mazzini la cui attività anti-napoleonica aveva creato molti problemi in Francia.

Cavour fu confermato Presidente del Consiglio anche nella nuova legislatura.

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