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LA NOSTRA STORIA. Cavour conservatore o rivoluzionario? (parte prima 1846-1852)

26 Ago 2018 | Nessun Commento | 521 Visite
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CavourUna delle più antiche e discusse questioni storiche in Italia è quella relativa alla categoria in politica da attribuire all’uomo Camillo Benso Conte di Cavour.

Molto dibattuta è la sua personalità, certamente non amava il Re Vittorio Emanuele II e non ne era, peraltro, ricambiato. Entrambi sempre in aperto o, raramente, in silente contrasto. Il Monarca voleva imporre le sue scelte al Governo, ma il Conte voleva imporre la volontà del Parlamento, e finì per realizzare tale scopo instaurando una Prassi Statutaria che rese autonomo sia il Governo che il Parlamento dalla volontà del Capo dello Stato.

La politica cavourriana dopo un brevissimo periodo di simpatia per gli ideali repubblicani, anche per il soggiorno a Genova ove le idee di Giuseppe Mazzini erano dominanti, Cavour fondò nel 1847 il periodico “Il Risorgimento” insieme al pensatore Cesare Balbo nel quale espresse tutte le sue idee per giungere ad una Monarchia Costituzionale ed infine allo Statuto Albertino del 1848. In tale periodico erano anche espresse le diverse posizioni per giungere ad una Unità d’Italia, oramai agognata come esigenza di riscatto delle popolazioni oppresse dalle varie Monarchie assolute.

Alle prime elezioni per la Camera dei Deputati dell’aprile 1848 non fu eletto subito, ma solo nelle elezioni suppletive di giugno successivo. Da quel momento il Conte cercò di assumere sempre più un ruolo importante nelle scelte politiche, sostenne la necessità di dichiarare guerra all’Austria e dopo che Re Carlo Alberto diede un forte contributo alla scelta, ma guardava con sospetto le forze rivoluzionarie e repubblicane che pur volendo la guerra contro l’Impero Austro-Ungarico, complottavano contro il Re. Dopo l’abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II, Cavour entrò al Governo con la Presidenza di Massimo d’Azeglio, il quale fu il suo vero padre politico.

D’Azeglio pur verificando la natura invadente del Conte, non lo avverò e spesso gli lasciò campo libero, il Presidente non era un uomo d’azione, era un pensatore tranquillo e sin troppo moderato, non amava molto la politica ed i relativi intrallazzi, ma stimava tantissimo il giovane Cavour. Nel 1849 il RE decise di sciogliere le Camere e fece il così detto Proclama di Moncalieri in cui chiese agli elettori di votare candidati contrari ad una nuova guerra contro l’Austria, Cavour fu eletto nettamente e divenne l’esponente più importante dell’area di Governo e forte di questa posizione sostenne che fosse arrivato il tempo delle riforme, favorite dallo Statuto che aveva creato reali prospettive di progresso. Si sarebbe potuto innanzi tutto staccare il Piemonte dal fronte cattolico-reazionario che trionfava nel resto d’Italia. A tale scopo il primo passo fu la promulgazione delle cosiddette Leggi Siccardi (9 aprile e 5 giugno 1850) che abolirono vari privilegi del clero nel Regno di Sardegna e con le quali si aprì una fase di scontri con la santa sede, con gravi scontri sia da parte di D’Azeglio sia da parte di Pio IX. Fra questi ultimi ci fu il rifiuto di impartire l’estrema unzione all’amico di Cavour, Pietro Derossi di Santarosa, morto il 5 agosto1850. A seguito di questo rifiuto Cavour per reazione ottenne l’espulsione da Torino dell’Ordine dei Servi di Maria, nel quale militava il sacerdote che si era rifiutato di impartire il sacramento, influenzando probabilmente anche la decisione di arresto dell’arcivescovo di Torino Luigi Fransoni.

Diventò, quindi Ministro dell’Agricoltura e Commercio al posto dell’amico Santarosa favorendo i nuovi accordi doganali con lo scopo di ridurre le aree di protezionismo in favore del libero scambio e nei successivi Governi diventò Ministro delle Finanze.

In questo ruolo riuscì a ridurre l’influenza finanziaria dei Rothschild sul Regno di Sardegna che avevano prestato i capitali necessari per i debiti derivanti dalla prima guerra d’indipendenza, mediante un nuovo ingente prestito assunto con la Bank of Hambro.

Assieme a questo del prestito (3,6 milioni di sterline), Camillo Benso ottenne vari altri risultati. Riuscì a chiarire e sintetizzare la situazione effettiva del Bilancio Statale che apparve migliore rispetto a quanto si pensasse; fece approvare su tutti gli enti morali laici ed ecclesiastici un’unica imposta del 4% del reddito annuo; ottenne l’imposta sulle successioni; dispose per l’aumento di capitale della Banca Nazionale degli Stati Sardi, della cui nascita era stato fautore mediante la fusione tra la Banca di Genova e quella di Torino, e avviò la collaborazione tra finanza pubblica e iniziativa privata.

A tale riguardo accolse, nell’agosto 1851, le proposte di aziende britanniche per la realizzazione delle linee ferroviarie Torino-Susa e Torino-Novara, i cui progetti divennero legge nel 1852. Concesse all’armatore Rubattino la linea di navigazione sovvenzionata fra Genova e la Sardegna, e a gruppi genovesi l’esercizio di miniere e saline in Sardegna. Fino a promuovere grandi progetti come l’istituzione a Genova della Compagnia Transatlantica e la fondazione della società Ansaldo.

Spinto ormai dal desiderio di raggiungere la carica di capo del Governo e insofferente per la politica di d’Azeglio di alleanza con la destra clericale, Cavour all’inizio del 1852 ebbe l’idea di stringere un’intesa, il cosiddetto “Connubio”, con il Centro-sinistra di Urbano Rattazzi. Costui, con i voti convergenti dei Deputati guidati da Cavour e di quelli del Centro-sinistra, ottenne, l’11 maggio 1852, la Presidenza della Camera.

Il Presidente del Consiglio d’Azeglio, contrario come Vittorio Emanuele II alla manovra politica di Cavour, diede le dimissioni, ottenendo puntualmente il reincarico dal Re. Il Governo che ne scaturì il 21 maggio 1852, assai debole, non comprendeva più Cavour.

Il Conte non si scoraggiò e, in preparazione della ripresa della lotta politica, partì per un viaggio in Europa. Al suo ritorno a Torino, appoggiato dagli uomini del “Connubio” che rappresentavano ormai il più moderno liberalismo del Piemonte, forte di un ampio consenso, diveniva il 4 novembre 1852 per la prima volta Presidente del Consiglio dei Ministri.

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