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La fantascienza distopica di Sylvie Freddi: esce il libro “Q502. 300 anni dopo il grande esodo”

10 mar 2018 | Nessun Comento | 283 Visite
Di:

Copertina Q502Sylvie Freddi collabora con il collettivo Wu Ming nel 2015 per l’esperimento narrativo Tifiamo Scaramouchevolume IICarne brucia con due racconti: Gran Bazar e Madredeus/2: abbandono. Nel 2016 pubblica per la casa editrice Stampa Alternativa la raccolta di racconti noir Caffè Paszkowsky e nel 2018, nella collana Eretica, il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, un’opera in cui agli elementi tipici del genere si affianca un’acuta critica verso i conflitti e le contraddizioni del nostro tempo. Nonostante il romanzo sia ambientato in un futuro in cui l’uomo è stato costretto ad abbandonare la Terra per ricominciare una nuova esistenza su Marte, e per quanto le condizioni di vita e di interazione siano cambiate e la tecnologia abbia fatto passi da gigante, la scrittrice mostra come la prevaricazione sul più debole e il controllo della libertà individuale siano problemi ancora presenti e aggravati dalle manipolazioni possibili grazie alle sorprendenti invenzioni scientifiche. In un universo in cui ogni diversità e anelito di indipendenza sono soffocati, Sylvie Freddi muove una critica forte al nostro tempo macchiato da violenze e persecuzioni, dando un monito sull’infausto destino che attende l’umanità se non si cercherà da subito un cambiamento e una conciliazione. Il protagonista Dylan, i mutanti emarginati e una consigliera illuminata tenteranno e sacrificheranno tutto per combattere l’oscurantismo del loro mondo.

«Quali sono i motivi che l’hanno spinta a scrivere un romanzo di fantascienza? È un genere estremamente ostico, se non si ha una conoscenza profonda della materia trattata e una predisposizione per la “visione profetica” del mondo e dell’umanità».

Avevo bisogno di evasione, guardare la terra dall’alto, così la fantascienza mi è sembrato il genere più adatto. E’ stata una sfida importante, complicata, dovevo creare un mondo dal nulla. In questo percorso è stato molto utile il mio amore per la ricerca e per la sperimentazioni, e la collaborazione con la mia amica biologa Laura Passeri.

Silvye Freddi«I personaggi e i luoghi del romanzo Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo sono immaginari o hanno legami con il suo vissuto?».

Credo che tutto quello che un autore descriva abbia un legame diretto o indiretto con il proprio vissuto. Io ho vissuto al Cairo e ho viaggiato molto in medio oriente, quindi le atmosfere del mercato, la descrizione dei deserti e alcuni nomi ricordano quel mondo. L’attacco terroristico è il ricordo di quello attuato al Bataclan a Parigi. La città discarica si chiama Dharavi come quella di Bombay. Il gruppo estremista del Ritorno alle Origini si riferisce ai gruppi estremisti attuali che anacronisticamente stanno riprendendo consensi, mi fanno pensare alla fragilità dell’uomo che ha sempre bisogno di un’appartenenza.

«Quanto ha inciso nella scrittura del suo romanzo l’urgenza di raccontare non solo una storia possibile in un universo e futuro ipotetico ma anche (e forse soprattutto) uno spaccato della nostra vita attuale, con le sue contraddizioni e le sue lotte?».

Moltissimo, la fantascienza proprio attraverso il suo spazio/tempo fantastico riesce a delineare in maniera diretta e semplice alcune dinamiche sociali del nostro tempo.

«Cosa le ha insegnato la sua collaborazione con il collettivo Wu Ming? Condividete la stessa visione della scrittura e della società?».

È stata una vera fortuna partecipare a quella esperienza. E sicuramente condivido appieno  la ricerca di sperimentazione nella scrittura, il mettersi in gioco e coinvolgere gli altri. La scrittura deve essere compartecipazione e condivisione.

Ma scrivere un libro di fantascienza, specie con un tema incentrato sul flusso del tempo , può essere considerato anche un modo per esprimere  idee politiche? 

Domanda sottile. Quando scriviamo esprimiamo sempre un punto di vista, ogni parola scritta, ogni significato è scelto tra altri. Quindi nel momento che scegliamo da quale finestra guardare i nostri personaggi e il mondo che descriviamo, esprimiamo il nostro pensiero. 

«La scena in cui la canzone Sabbia rossa su Marte del gruppo dei Flare scorre nel corpo di Dylan è molto interessante. Fa pensare a un rapporto viscerale con la musica, che diventa tutt’uno con la persona che l’ascolta. Questa canzone esiste realmente? Si potrà sentire durante le presentazioni del suo romanzo o magari sarà inclusa nel libro?».

La canzone esiste, le parole sono nate da una mia esigenza di fare ascoltare una canzone a Dylan mentre sta tornando a casa scendendo giù per i vicoli di Agra. Poi da lì mi è nata l’idea di dare una vera sonorità e così nascono i Flare, sono un giovane gruppo marziano di torino che ha composto la musica. Sto organizzando una presentazione con i Flare dal vivo e stiamo studiando come inserire Sabbie di Marte nel libro.

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