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La diva del jazz, Dee Dee Bridgewater, in concerto al Teatro Forma di Bari

19 nov 2018 | Nessun Commento | 185 Visite
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deedeeEven as a young girl the music moved me, inspired me, made me dance with joy and cry with emotion. My life journey may have started in Mali, West Africa, as a descendent of the Peul tribe and the Fulani of Nigeria; but it certainly was nurtured by my childhood in the South and all of the amazing music that I was being exposed to.” (Dee Dee Bridgewater)

Solo pochi mesi fa, con nostra fervida – anche se un po’ assonnata data l’ora della messa in onda – gioia, abbiamo nuovamente assistito ad una puntata antologica di “Variazioni su tema”, uno dei pochi prodotti per cui vale ancora la pena di detenere in casa un apparecchio televisivo, in cui Gegè Telesforo, deus ex machina del programma cult, sognava di poter interagire, per farsi consigliare e guidare sul suo ruolo di artista in generale e su come poter far tornare il blues e lo swing nella sua vita in particolare, con una presenza spiritualmente soprannaturale, un po’ saggia psicologa, un po’ ascetica guida spirituale, un po’ irraggiungibile dea della musica.
In quel simpaticissimo siparietto, l’immagine salvifica era perfettamente impersonata dalla divina Dee Dee Bridgewater, certamente una delle più indicate – se non la più indicata in assoluto – a ricoprire questo ruolo, non fosse altro che per essere indiscutibilmente l’oggetto dei sogni di tutti gli amanti della musica, compresi i nostri, una figura mitologica scesa sulle nostre povere vite per regalarci la sua immensa Arte, una leggenda vivente che non deve più essere paragonata a nessuna delle sue colleghe/maestre, perché ha voce e interpretazione completamente differenti dalle icone del passato, perché merita di essere ascoltata e seguita nella sua perenne ricerca di rinnovare con gusto e classe l’enorme repertorio blues, jazz e soul (anche se potrebbe affrontare e rendere indimenticabile qualsivoglia genere musicale), padrona di uno stile personalissimo e riconoscibilissimo al tempo stesso.

In passato abbiamo potuto godere svariate volte delle sue esibizioni live, non restandone mai in alcun modo insoddisfatti, ma vi assicuriamo che non ci era ancora capitato di vederla e, soprattutto, ascoltarla nella stupefacente versione in cui si è presentata all’osannante pubblico (tra cui si celava anche il citato Maestro Telesforo) che ha fatto registrare due sold out nella stessa sera al Teatro Forma di Bari, in una inedita – almeno per noi – versione soul, per proporre, abbandonati – crediamo solo momentaneamente – i virtuosismi del jazz, il suo ultimo lavoro discografico, quel “Memphis … Yes, I’m ready”, che in realtà è il suo ritorno al futuro, un sentito ed appassionato omaggio alla città che le ha dato i natali e in cui suo padre, con lo pseudonimo “Matt the Platter Cat”, si fece valere come trombettista e come dj, prima che tutta la famiglia si trasferisse nel Michigan, per l’esattezza a Flint, quando la piccola Denise – non ancora Dee Dee – aveva solo tre anni, e che oggi l’ha vista approdare negli storici studi della Royal, non lontana dal Collins Chapel Hospital dove è venuta alla luce, per registrare uno dei lavori più belli, energici, trascinanti, vitali che abbiamo ascoltato negli ultimi tempi, con la sua compiuta miscellanea di cover di celeberrimi brani di Al Green, Ann Peebles, Bobby Blue Bland, Otis Redding, B.B. King e persino Elvis Presley, che la Bridgewater ha riproposto da par suo, unendo perfettamente il rispetto del passato con una sorprendente originalità esecutiva.
Invero, il corso che avrebbe preso la serata è stato immediatamente chiaro a tutti, già dalla – come sempre – accattivante e precisa presentazione di Roberto Ottaviano, direttore artistico dell’associazione “Nel gioco del jazz” che si è fregiata dell’evento inserendolo nell’annuale cartellone, così come dall’entrata in scena della band di ben otto elementi, che annovera Farindell “Dell” Smith alle tastiere, Barry Campbell al basso, Charlton Johnson alla chitarra, Curtis Pulliam alla tromba e Bryant Lockhart al sassofono, e, soprattutto, della splendida leader, dalla sua capigliatura alla Angela Davis, in pieno stile “Black Power” rilanciato dal recente capolavoro di Spike Lee “BlacKkKlansman”, dal suo abbigliamento coloratissimo, dalla sua straordinaria versatilità nonché dalla sua indescrivibile espressività. Sono bastati pochi minuti, se non secondi, e siamo stati travolti da un fiume in piena che ci scorreva nelle vene e nelle orecchie, da un magma di sensazioni e di emozioni, ora impetuoso e devastante, ora fluido ed avvolgente; l’atmosfera del Forma si è incendiata, per poi esplodere definitivamente quando Dee Dee è scesa tra il pubblico (peraltro facendo cantare anche il nostro Ugo Sbisà, che non si è lasciato cogliere impreparato), satura delle sonorità profondamente Motown e delle note dei capolavori senza tempo inseriti in scaletta, tra cui meritano una particolarissima menzione le versioni di “The thrill is gone”, “Try a little tenderness” e “Respect”, tirata fuori dal cilindro come bis per ricordare Aretha Franklin, la regina del soul da poco volata nell’Olimpo della Musica, quello stesso che ha, di fatto, già accolto da tempo la Bridgewater quale prova vivente dell’esistenza della divinità delle grandi interpreti jazz, blues e soul.

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