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La danza persuasiva di Gaeta e Bissoli per l’ultimo appuntamento di “A Maglie Larghe”

24 Dic 2016 | Nessun Commento | 1.548 Visite
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mlCerte cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.” (Pina Bausch)

Addentrarsi nell’affascinante – e per molti versi ancora inesplorato – universo della danza contemporanea, per noi, poveri ed inesperti neofiti, è sempre un’esperienza rigenerante, soprattutto quando siamo messi di fronte ad opere che sfidano le nostre stesse percezioni, spingendole verso un altro e – certamente – più alto modo di sentire, rendendo, infine, più che arduo riportare sulla fredda pagina digitale tutte le sensazioni e le emozioni che ci hanno assalito durante la partecipazione all’evento.

È senza dubbio il caso dell’ultimo degli appuntamenti di “A maglie larghe”, la rassegna di danza contemporanea d’autore nata dall’incontro tra il Laboratorio Urbano Rigenera, il Laboratorio Urbano Mat, il Collettivo Zebù ed il Collettivo Artistico Factor Hill, che ha visto avvicendarsi, sull’estemporaneo palco del Laboratorio Rigenera di Palo del Colle, Alessandra Gaeta con “Dita di miele” e Marco Bissoli con “Cunae”, esibizioni che ci hanno catturato a tal punto da far nascere in noi l’idea di consigliarvene la visione senza abbandonarci alla fredda cronaca.

Del resto, il nostro argomentare sull’iniziale dichiarazione di intenti della performance della Gaeta, che colloca la sua protagonista nella paurosa ed onirica notte del 2 novembre, imbandendo la tavola, come la nostra tradizione vuole, per richiamarla dal Regno dei morti, grazie alla dolcezza del miele, e raccontarne le vicende, quasi a volerle dare una seconda chance, una nuova via di fuga, magari sulle note della magnifica voce ml2dell’indimenticabile Giuni Russo e della sua “Alghero”, simbolo della evasione vacanziera, in altre parole una nuova vita, tentativo che, ci è parso di capire, è destinato nuovamente a fallire, o di quella di Bissoli, tutta incentrata sul concetto del prendersi cura, di se stesso quanto degli altri, e delle positive vibrazioni che scaturiscono dalla pratica di questa sublime filosofia di vita, lascia senza dubbio il tempo che trova e risulta del tutto inappropriato di fronte a quanto hanno visto i nostri occhi ed hanno percepito i nostri sensi.

Ciò che possiamo, senza tema di smentita, affermare è che quello che tanto la Gaeta quanto Bissoli fanno – peraltro splendidamente – non è semplicemente danzare, non solo; entrambi si fanno interpreti della “storia” che raccontano con ogni singolo muscolo del loro corpo, lasciando che anche le espressioni del viso parlino per loro, permettendo che la loro materia si faccia veicolo, strumento, lente di ingrandimento per leggere, decodificare, comprendere i sentimenti espressi, in ogni loro accezione, guidandoci per mano in un sentiero che loro stessi contribuiscono a tracciare con la loro Arte.

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