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La cultura anti-unitaria degli italiani

7 Dic 2010 | Nessun Commento | 2.158 Visite
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cultura anti-unitariaIn tema di Monarchia e di concessione dell’autorizzazione ai discendenti maschi di Casa Savoia per l’ingresso nel territorio nazionale.
Finalmente, qualche anno fa si è abrogata l’anacronistica disposizione transitoria e finale numero XIII, 2° comma, della nostra Costituzione Repubblicana. L’evidenza dei fatti è di una Repubblica che si dimostra ogni giorno di più assente. Molteplici sono le motivazioni che inducono, ancora oggi, molti esponenti della cultura e della politica a dichiararsi contrari a quella abrogazione della citata norma costituzionale “transitoria e finale”. Ma è da sottolineare che è vero quanto dichiara un noto liberale che la storia la scrivono i vincitori, nel nostro caso gli storici repubblicani.
Tra questi motivi si afferma che i Savoia ed il Regno di Sardegna hanno colonizzato il meridione d’Italia. Non vi è alcunché di più falso e fazioso:
1. Innanzitutto il popolo meridionale che “tanto bene viveva” sotto il Regno Borbonico delle Due Sicilie nulla ha fatto, o quasi, per difendere il suo “povero” monarca assoluto (cioè non liberale) dall’aggressione garibaldina e piemontese, anzi molti meridionali si sono uniti alle camicie rosse nella lotta di liberazione, si pensi al siciliano Francesco Crispi.
2. I Borboni non contenti hanno fomentato, insieme con gli ambienti clericali del meridione, e non solo, le popolazioni, che vivendo nell’indigenza e nell’analfabetismo erano facilmente influenzabili, contro il neonato Stato Unitario. Ciò ha favorito la cultura alla violazione delle leggi dello Stato che ancora oggi mostra i suoi gravissimi effetti (si pensi al contrabbando del tabacco). Per non parlare di quel brigantaggio ottocentesco sotto la tutela dei preti di campagna, che successivamente si è trasformato in organizzazioni mafiose e camorristiche nate proprio dal rifiuto dello Stato Unitario, astio che certamente ignoranti banditi non potevano avere se non ispirati da forze anti-unitarie.
3. Tra le critiche ricorrenti vi è quella dell’unificazione del debito pubblico: il Regno di Sardegna era fortemente indebitato e sanò il suo bilancio grazie alle riserve auree dello Stato Borbonico. Sennonché, l’unificazione dei due Stati non poteva non comportare anche quella dei rispettivi bilanci; si pensi a quel che avrebbero detto i Soloni meridionalisti se i due bilanci fossero stati mantenuti separati: avrebbero gridato alla colonizzazione. Inoltre, bisogna riconoscere che il Regno delle Due Sicilie, aveva una corte sfarzosissima, a spese dei poveri contadini che ne erano tartassati (senza ricevere alcunché in cambio) con la tassa sul grano, mentre i latifondisti li sfruttavano. Il Regno di Sardegna invece era chiaramente indebitato a causa delle tre guerre di indipendenza, per liberare il Lombardo-Veneto dal giogo degli austriaci. Altra monarchia assoluta come quella borbonica. Infatti, per pagare i debiti lo Stato Unitario dovette cedere la regione tanto cara alla casa regnante: la Savoia, e Nizza la città natale dell’Eroe dei due Mondi. Altro che unificazione dei bilanci…
4. La Monarchia Sabauda non è mai stata accettata dai privilegiati dello status pre-unitario: la Chiesa cattolica prima tra tutti, e soprattutto dopo il XX Settembre 1870 allorquando si pose termine al suo potere temporale. È ovvio che gli sconfitti dovessero cercare una rivalsa. Infatti verso la fine del XIX secolo, il Segretario di Stato pontificio, cardinale Rampolla dichiarò che “la Chiesa poteva intendersi meglio con una Repubblica piuttosto che con il Re”. Infatti, in Italia, la cui unità ormai non era più in discussione con il nuovo papa Leone XIII, si riteneva non poter coesistere due monarchi: il pontefice ed il Capo dello Stato Unitario. E così è stato.
5. L’accusa che fa più effetto nella pubblica opinione è giustamente quella che coinvolge Re Vittorio Emanuele III e i suoi rapporti con il fascismo. Ma ci si dimentica di sottolineare come il fascismo era gradito alla grandissima maggioranza degli italiani a cominciare dal papa Pio XI che appellò il duce Benito Mussolini come “l’uomo della Provvidenza” all’indomani del famoso Concordato del 1929. E dimentichiamo troppo spesso che fu lo stesso Re a far arrestare il duce il 25 Luglio del 1943, certo con gravissimo ritardo.
6. Per quanto riguarda le leggi razziali, esse erano comuni a quasi tutta l’Europa continentale, ed anche gli USA avevano leggi liberticide contro i neri, i pellerossa, ecc.; e i britannici non erano certo molto democratici con i nativi delle loro colonie. Inoltre, tali leggi erano discriminatorie, ma non prevedevano campi di concentramento, camere a gas, deportazioni ecc., che purtroppo esse hanno favorito.
7. Inoltre, non credo che i Savoia siano stati più colpevoli di Benito Mussolini, anzi. Ed in questo si nota l’acrimonia di molti politici del 1946: socialisti, democristiani (i clericali, non tutti i DC), comunisti, azionisti. L’esilio imposto ai discendenti maschi di Casa Savoia avrebbe dovuto estendersi anche ai discendenti maschi di Mussolini, alcuni dei quali avevano partecipato attivamente al regime ed hanno contribuito alla costituzione del MSI, in violazione alle stesse norme costituzionali “transitorie e finali”, e non solo.
8. Infine, qualcuno ha affermato che lo Stato Unitario era sentito estraneo dai meridionali: come si spiega allora che in occasione del Referendum del 1946 le regioni che più di tutte votarono a favore della Monarchia furono la Campania e la Puglia, più ancora del Piemonte? Si consideri che al Governo del Paese all’epoca vi erano soprattutto repubblicani (Togliatti, Nenni, Parri, ecc.).
9. Purtroppo, oggi molti hanno dimenticato ciò in realtà si diceva in quegli anni: “Bisogna cacciare lo straniero dall’Italia. Spagnoli, austriaci, francesi…”.

Ai Savoia, probabilmente, non si è mai perdonato di avere introdotto in Italia la LIBERTÀ ed il parlamentarismo contro i regimi assolutisti: pontificio, borbonico ed austriaco.

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