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La cultura anti Illuminista in Italia. Ecco il perché

2 giu 2011 | Nessun Comento | 1.705 Visite
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anti Illuminista
L’Italia è il Paese per eccellenza della contro-rivoluzione. Niccolò Machiavelli ha insegnato talmente tanto la cultura del “potere per il potere” da portare alla così detta “istituzionalizzazione” delle ondate riformiste e rivoluzionarie da renderle quasi inutili e, spesso, dannose.
Ogni qual volta, in Italia si è avuta una spinta per la modernizzazione dello Stato e del Paese, subito dopo il “Principe”, dopo aver cavalcato e sostenuto il rinnovamento, ha sempre creato i presupposti perché si potesse affermare nella cultura popolare italiana l’idea che “si stava meglio quando si stava peggio”.
Gli esempi sono tantissimi. Dall’Imperatore Costantino, che la storiografia ancora oggi definisce come un fedele pagano, che istituzionalizzò ed incorporò il cristianesimo, alla Contro-Riforma protestante nel XVI e nel XVII secolo, con cui la chiesa anziché comprendere la necessità di una modifica delle proprie Istituzioni e della propria cultura, pensò bene di attuare forme di repressione contro la Libertà di Pensiero ed in generale contro la Libertà istituendo la santa Inquisizione allo scopo di frenare la pubblicazione di libri, la diffusione della cultura e della istruzione, con roghi dei libri proibiti, degli eretici e di molti uomini di cultura, la ghettizzazione degli ebrei, ecc.. Anche il Risorgimento ha subito le stesse sorti: le classi privilegiate degli Stati pre-unitari, i nobili, i burocrati, il clero, l’alta borghesia, si dichiararono illuminati e rivoluzionari, ma alla fine cercarono solo di trarre profitto dalla nuova situazione e volgerla a proprio favore.
Il fascismo nato come una rivoluzione popolare e nazional-socialista di fatto diventò una dittatura dei forti a danno dei deboli. La Repubblica del 1946, dopo la spinta democratica e liberale, si trasformò negli anni ’70 in una forma tendente solo a far mantenere il potere ai Partiti di Governo.
anti IlluministaLa stessa chiesa dopo la rivoluzionaria spinta del Concilio Vaticano II e dei papi Giovanni XIII e Paolo VI, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso ha fatto notevoli passi indietro, per un ritorno alla chiesa pre-conciliare, non nella sua parte più nobile ma in quella più politica e, spesso, economica ed iconoclasta, dimenticando l’insegnamento cristiano di “dare a Cesare quel che è di Cesare …”.
Negli anni ’90, si verifica una situazione politica analoga. La spinta modernizzatrice e riformista che sale dai cittadini nel 1991-94, fu fatta propria dai politici e dai nuovi Partiti, ma poi gli stessi non hanno fatto altro che mantenere e rafforzare i privilegi di coloro che già erano privilegiati in danno della grande maggioranza dei cittadini.
In pratica, in Italia le forze contro-rivoluzionarie, mediante la finta adesione ai principi di Libertà, riportano e spesso rafforzano i privilegi dei pochi.
Ciò che accomuna, nella storia recente tutti questi periodi molto sinteticamente elencati, è la capacità di lasciare, come appunto scrisse Macchiavelli, inalterati i rapporti di forza: da un lato il Prìncipe con la sua Corte di giullari e cortigiani (nel senso più spregiativo) e dall’altro i sudditi ai quali è data la possibilità di invocare “Giustizia”, spesso si fa loro credere di essere disponibili a concedere quanto richiesto, ma alla fine in realtà nulla cambia.
Dal XVI secolo in avanti, le forze anti-illuministe hanno nella sostanza prevalso in Italia. Per quanto i cittadini abbiano reclamato i propri diritti, la coalizione anti-illuminista con le proprie rispettive corazzate mediatiche, altro ha fatto che creare, passata la “rivoluzione”, un sub-strato di diffidenza e paura primordiale nei confronti del nuovo e della Libertà tanto che gli stessi sudditi in fondo si sono resi conto che “si stava meglio quando si stava peggio”.
Le forze anti-illuministe oggi le possiamo individuare in un crogiuolo di soggetti politici e sociali tali da essere largamente preponderanti e prevaricanti: dalla cultura fascista a quella comunista (si noti che si dice cultura e non ideologia), da quella della chiesa cattolica nelle sue varie ramificazioni dai gesuiti all’Opus Dei, dall’Azione Cattolica alla CEI, ecc., ai pitagorici, dai tradizionalisti a coloro contrari alla globalizzazione ed alla modernità, dai leghisti in tutte le forme agli ecologisti massimalisti, dagli evoliani ai morotei, dai protezionisti ai superstiziosi.
La maggioranza dei sudditi si lascia spesso convincere dal Prìncipe e dai suoi Cortigiani che la Libertà e la Ragione siano un male per l’Umanità e non un bene. In Italia i principi universali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza sono troppo spesso conculcati dai Prìncipi con l’assenso dei sudditi che preferiscono rimanere tali anziché diventare Cittadini.
Questa forma di restaurazione si potrebbe definire con un evidente ossimoro “GIACOBINISMO ANTI ILLUMINISTA”. Già Dante Alighieri, Niccolò Macchiavelli e poi Alessandro Manzoni evidenziarono tutto ciò seppure in tempi differenti e con termini diversi, ovviamente.

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