Di: Grazia Loiacono
L’arte in “Gocce colorate”, le istantanee e le installazioni sospese di Dorosz
Migliaia di gocce colorate e sospese che generano frammenti di ricordi cristallizzati e personaggi comuni catturati in un istantanea digitale. Questa è l’essenza dell’arte del canadese Chris Dorosz che ha fatto delle gocce di colore, vera essenza dell’arte della pittura, il proprio mezzo di espressione e comunicazione.
Osservare le opere di Dorosz è come trovarsi in caleidoscopi tridimensionali o assistere alla scomposizione, ricomposizione e materializzazione di uomini dal tubo catodico. Il suo decostruttivismo e la sua esplorazione della fisicità umana possono essere considerati naturale continuazione contemporanea degli studi di Geoges Seurat e dei cubisti nonché osservazione e sperimentazione della vita terrena dal punto di vista di un sensibile osservatore del XXI secolo.
“Trattando i miei soggetti in uno stato come una sorta di sospensione io non solo voglio proteggerli per un istante, ma contemporaneamente voglio scoprire la tenue natura della fisicità umana dove ogni momento della vita così come la conosciamo potrebbe collassare in un mare di goccioline o evaporare nell’atmosfera”.
Questo è il pensiero che muove l’artista canadese e quello che realmente si percepisce quando ci si trova d’avanti alle sue intricate sculture fatte di griglie di ‘bacchette’ di plexiglass ricoperte di minuscole gocce di pittura; a seconda dei movimenti dell’osservatore, che si allinea e disallinea alle gocce, le forme piene e chiare del dipinto emergono per poi svanire.
Da qui il fascino delle realizzazioni di Dorosz: staticità e dinamicità, matericità e incorporeità, sospensione e mutevolezza e il tutto ottenuto da pure e semplici gocce di colore.
Chris Dorosz ci dice: “Dopo la mia scoperta dei materiali ho iniziato a riconsiderare la primaria importanza delle gocce di pittura, una forma che prende immagine non da un pennello o da qualche altro attrezzo o gesto umano, ma puramente dalla vicosità e dall’aria che passa attraverso i colori, in modo analogo ai mattoncini che compongono il corpo umano (DNA) o ad una mimetica rappresentazione (i pixel).
Con questo spirito ho lavorato alla creazione di un racconto di materiali come basi per esplorare le idee cangianti della fisicità umana in un’era che va sempre più verso la realtà virtuale. Mi considero un pittore e tutto quello che faccio lo faccio rientrare proprio nella pittura. Per me la pittura è il mezzo perfetto per connettersi al mondo fisico, un mondo che sembra stia scivolando via dalla nostra considerazione in questi giorni. I soggetti che scelgo tendono ad essere tanto personali quanto intimi. L’intimità diventa una conseguenza dei temi di lavoro e dei laboriosi processi che uso nella mia pratica. Credo sia importante sapere che non uso un computer per stampare le gocce e le macchie di pittura dei miei dipinti sia bidimensionali che tridimensionali.
Lo strappo che c’è tra la perfezione e l’imperfezione o l’ideale e la realtà è un altro tema che è sempre nei miei pensieri mentre dipingo.”
Segnaliamo tra i suoi ultimi lavori la Painted room (ICA, San Jose CA, Nov. 2008-Jan. 2009), una ricreazione tridimensionale del soggiorno dei suoi genitori fatta di macchie di pittura acrilica su filamenti appesi; “crescendo come unico figlio in una famiglia militare, il nostro soggiorno veniva spesso impacchettato e spacchettato innumerevoli volte diventando un deposito di ricordi”.
Prossime mostre di Cris Dorosz entro l’anno 2009 Winnipeg Art Gallery, Winnipeg MB
2009 Value Added, Platform Gallery, Winnipeg MB.
Tag: 2009 , artista canadese , caleidoscopi tridimensionali , Chris Dorosz , gocce colorate , pixel , soggetti
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