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Immigrazione: falsi miti e convinzioni messi a nudo da Allievi e Dalla Zuanna nel loro ultimo saggio

2 ago 2016 | Nessun Comento | 322 Visite
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i1Per analizzare un problema i numeri non fanno mai male. E’ per questo che con i numeri cominciano, Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna, il loro agile saggio “Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione” (Laterza, pp. 153, 12 euro).

Se oggi i Paesi ricchi blindassero le frontiere, scrivono, in 20 anni i loro abitanti in età lavorativa passerebbero da 753 a 664 milioni, con un calo di 4,5 milioni l’anno. Se invece lo facessero i Paesi poveri, la loro popolazione tra i 20 ed i 64 anni crescerebbe di 42 milioni l’anno. Nel frattempo in Italia, per mantenere costante la popolazione nella stessa fascia d’età e far fronte al ritiro in pensione dei ‘baby-boomers’,  dovrebbero entrare annualmente 325 mila lavoratori potenziali – più o meno la stessa cifra registrata nell’ultimo ventennio.

E così proseguono – il sociologo ed esperto di islam europeo Allievi ed il demografo Dalla Zuanna – affrontando con gli strumenti della ricerca gli argomenti più ricorrenti sul tema. E’ vero, per esempio, che gli stranieri rubano il lavoro agli italiani? Se durante la crisi il numero di occupati italiani è diminuito e quello degli occupati stranieri no – premettono i due docenti padovani – è anche vero che se i secondi sparissero il loro posto non sarebbe occupato automaticamente dai primi. Perché il mercato del lavoro “non è una fontana a vasca unica”, alimentata dagli assunti e svuotata da pensionati e licenziati, mai2 un insieme di “vasche” o segmenti solo in parte comunicanti. Per esempio, i segmenti del lavoro regolare e irregolare, con varie zone grigie che possono convivere tra gli italiani come tra gli immigrati. O quelli dei ‘ddd jobs’ (‘dirty, dangerous and demeaning’ ossia i lavori sporchi, pericolosi e umilianti) che “grandissima parte degli italiani possono permettersi di rifiutare” per il fatto di godere di altri sostegni minimi.

Sul mercato del lavoro, proseguono, “gli immigrati sono complementari piuttosto che concorrenti agli italiani”; “colf e badanti straniere permettono alle donne di andare più tardi in pensione” e ne aumentano il tasso di occupazione; la presenza di manodopera straniera a basso costo “ha contribuito a mantenere basso il prezzo di molti servizi”, non solo in ambito domestico ma anche nel turismo e nella ristorazione. Insomma, “fare degli immigrati il capro espiatorio di vent’anni di declino economico” è sbagliato – si sostiene – se non altro perché le economie di Germania, Regno Unito e Usa sono cresciute pur con alti tassi migratori, e il Giappone “è cresciuto poco” pur continuando a “blindare le frontiere”.

E poi ancora – passando per questioni come l’adeguatezza delle normative europee sulla prostituzione di fronte al nuovo fenomeno della tratta e della schiavitù sessuale delle donne straniere – ecco le evidenze di altri numeri: i primi tre Paesi al mondo per numero di rifugiati ospitati sono Pakistan (oltre 1,6 milioni), l’Iran e il Libano (circa la metà), seguiti dalla povera Giordania. Con i primi Paesi europei (Francia e Germania) che entrano in classifica solo tra i primi 20. E ancora il Libano, che passa al primo posto i3quando si guarda alla percentuale di rifugiati sulla popolazione locale (178 su 1000). Inoltre, “i famosi 35 euro al giorno che vanno alle strutture di accoglienza” non vengono tolti a nessun italiano perché “provengono dall’Europa” e sono spendibili solo in quel modo, con il quale d’altra parte “implementano”, con l’attivazione di servizi, “l’economia e l’occupazione locale”.

“Bisogna avere il coraggio di dirselo”, affermano Allievi e Dalla Zuanna: profughi e migranti non sono una questione emergenziale “ma un dato strutturale del mondo globale. E va affrontata come tale. Con strategie, non con parole d’ordine”.

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