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Il testamento di Don Liborio, il 18 e 19 marzo al Teatro Angioino di Mola la prima rappresentazione pubblica

17 mar 2017 | Nessun Comento | 243 Visite
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thumbnail_Il testamento di Don LiborioIl debutto de “Il testamento di Don Liborio” di Umberto Rey è previsto per i prossimi 18 e 19 marzo al Teatro Angioino di Mola di Bari. Sul palco un dramma storico, uno spettacolo originale, che in un tempo di remake vuole portare in scena le verità nascoste dietro l’Unità d’Italia. La piece, tratta dall’omonimo libro da poco pubblicato per Laterza Editore, sarà rappresentata dall’autore nonché regista Umberto Rey, da Armando Merenda, Bruno Verdegiglio, Giuseppe Aversa, Maurizio Della Villa, Annalisa Boni, Mina Albanese, Teresa Cellammare e Benedetta Passaquindici.

Umberto Rey, autore e regista del progetto ci dice in merito: “Chiedendo ad un italiano qualsiasi chi fossero, chi sono stati, i padri di questa nazione tutti mi rispondono, ci rispondono, Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini. È vero loro sono stati i padri, loro sono stati coloro che hanno fecondata l’Italia, ma chi l’ha allevata, chi ha formato l’Italia sotto il profilo morale, culturale e politico, sono stati anche Don Liborio Romano e la figura di Filippo Curletti. Questa verità è nella piece teatrale, nell’omonimo libro e domani in un film. “Il testamento di Don Liborio”. – e sottolinea ancora – A partire dai libri scolastici ci viene raccontata una storia non attendibile in merito al Sud Italia. Si sa, sono sempre i vincitori a scegliere cosa raccontare, i Savoia in questo caso. Il meridione paga ancora questo scotto, ma con riferimento ad atti, documenti, verbali, citazioni e ricerche condotte da importanti storici è possibile cambiare punto di vista.” L’opera racconta di Fulvio Bedin, un famoso scrittore, storico e docente universitario torinese di metà ’800 di fama internazionale. Nel novembre del 1866, riceve nel suo studio una lettera di convocazione dall’ex Ministro degli Interni e della Guerra del Regno delle due Sicilie, ed in futuro deputato del neonato Regno d’Italia, il politico professor Liborio Romano, presso il palazzo Romano a Patu’, in provincia di Lecce. Incuriosito e attratto da uno strano “post scrittum” dell’invito che evidenziava che a seguito di quell’incontro, il suo nome sarebbe rimasto nella storia, accetta e decide di presenziare all’incontro in data 25 dicembre 1866. Arrivato puntualmente in Puglia nel giorno e nell’ora stabiliti, a palazzo Romano, fa conoscenza del notaio Cosimo Margiotta, un repubblicano, amico d’infanzia e professionista di fiducia del barone Romano. I due, dopo pochi minuti, sono seduti con don Liborio Romano il quale svela definitivamente il motivo di quella strana ed inaspettata riunione. Un tormentato, pentito e realista don Liborio dichiara loro la volontà di confidarsi, di raccontare e consegnare un autentico e veritiero testamento storico in riferimento ai fatti, episodi, atti, documenti e personaggi che hanno caratterizzato la cosiddetta” unità d’Italia” avvenuta nel 1860. L’unica condizione che pone in modo deciso ai suoi due ospiti è che questo testamento storico e morale sia pubblicato e diffuso non prima del 2017, quindi, dopo 150 anni circa la data del loro incontro. Il Bedin ed il Margiotta, accettando le condizioni imposte dal Romano, nel giro di pochi minuti, si ritrovano all’interno di un viaggio narrato e documentato che stravolge totalmente qualsiasi libro, articolo giornalistico e storia ufficiale da loro riconosciuta, una ingarbugliata rete di sovrani e stati europei complici dell’accaduto, tradimenti di generali insospettabili, storie di deportazioni e detenzioni che ricordano l’olocausto ebraico in Germania, il patto della neonata Italia tra stato e camorra e tanto altro. In questo sconvolgente e rivoluzionario scenario, Fulvio Bedin, vestendo i panni non solo di storico integro e interessato esclusivamente alla verità, diventa nei suoi atteggiamenti e nel linguaggio quasi un pubblico ministero in cerca di risposte e prove convincenti. Dall’altra parte il Margiotta cerca di bloccare sul nascere la pericolosa confessione del suo amico e, non riuscendoci, tenta di motivare prima a sé stesso e poi ai presenti la buona fede e le intenzioni non malefiche del suo amico don Liborio Romano, in riferimento agli episodi accaduti in quel 1860 in Italia. Dopo una serie di colpi di scena, all’interno di questo palazzo cinque uomini, con le loro parole, dubbi, emozioni e punti di vista lottano come fossero in un incontro corpo a corpo tipico della lotta greco romana, come anguille entrano ed escono dalle maglie strette della coscienza e della comprensione cercando fortemente la verità e l’assoluzione, il reato e la condanna storica. Un mistero tenuto sepolto per oltre 150 anni, ora vede la luce, e nulla sarà più come prima.thumbnail_Umberto Rey

La storia ufficiale in Italia ha omesso per circa 150 la verità sui fatti accaduti nel 1860; il motivo è semplice; la storia è dettata dai vincitori che la raccontano come vogliono: il più delle volte “ciò che appare” è molto diverso da “ciò che è” realmente e, spesso, quelli che noi a torto riteniamo i Protagonisti della Storia, anche di quella attuale, non sono altro che burattini manovrati da burattinai che lavorano nell’ombra e che muovono le fila degli eventi e degli accadimenti umani.

La conoscenza è doverosa e necessaria affinché un popolo possa edificare una coscienza collettiva e possa sviluppare la consapevolezza d’esser uno Stato anche quando, oramai, non si ha più la possibilità di cambiare il decorso della Storia. Con la presente opera si vuol far luce, quindi, su ciò che è realmente accaduto, ma solo per chiarire una volta per tutte chi siamo, da dove veniamo e chi sono i nostri veri padri.

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