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Di: Eleonora Gagliano Candela

Il manifesto per l’Università Italiana dei professori associati

29 Novembre 2010 1,090 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

professori associati
Dal Coordinamento Nazionale dei Professori Associati dell’Università riceviamo e volentieri pubblicchiamo il documento ufficiale delle loro richieste, al termine dell’incontro svoltosi a Roma.

I professori associati, degli Atenei di Palermo, Padova, Siena, Roma1, Roma2, Napoli1, Napoli2, Bari, Basilicata, L’Aquila, Torino, Sassari, Pisa, Molise, Messina, Insubria, Salerno, Trieste, Lecce, Verona, Milano2 e Cagliari, riuniti il qualche giorno fa a Roma La Sapienza in Assemblea Generale e Costituente il Coordinamento Nazionale, preso atto che, alla vigilia della riapertura della discussione parlamentare, le critiche e le richieste di revisione poste dagli organi collegiali di numerosissimi atenei italiani e dalla quasi totalità delle associazioni dei docenti non sono state minimamente prese in considerazione, manifestano con forza la loro radicale opposizione:

- all’impianto generale del disegno di legge di riforma dell’università pubblica, c.d. Gelmini-Tremonti, fortemente penalizzante per essa, per i giovani e per le famiglie, a tutto vantaggio delle università private e delle fondazioni che le gestiscono, connotato da una logica aziendalistica, dirigistica e gerarchica che contrasta con la garanzia costituzionale del carattere pubblico e dell’autonomia delle università e con la libertà di ricerca e di insegnamento (art. 33). Trattandosi, peraltro, di un disegno di legge delega, un minimo senso di responsa¬bilità istituzionale renderebbe manifesta l’improponibilità di una sua approvazione nel corso di una crisi di governo dagli esiti imprevedibili.

- al permanere, anche negli ultimi emendamenti di proposta governativa, di gran parte dei tagli operati con le leggi n. 133 del 2008 e n. 1 del 2009 e alla previsione che una quota parte delle risorse stanziate per gli atenei sia destinata nei prossimi anni all’attuazione di un piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia.
Con riferimento all’ordinamento delle carriere, l’introduzione di nuove posizioni precarie, troppo lunghe e senza prospettive future, la cancellazione del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, l’appiattimento dello stato giuridico dei professori associati e il rafforzamento del potere degli ordinari, sono la prova di solare evidenza che la riforma proposta tutto è meno che «anti-baroni» e «pro meritocrazia», come invece si tenta di far credere.
L’Assemblea ritiene allora indispensabile che, al fine di conseguire effettivamente il necessario miglioramento del sistema universitario, un recupero e la valorizzazione del me¬rito – obiettivi da tempo auspicati e largamente condivisi tra i docenti – si proceda ad una totale riscrittura del ddl.

Pertanto, propone le seguenti indispensabili modifiche:

- gli organi di governo siano tutti elettivi con l’osservanza dei principi di cui all’art. 48 della Costituzione;
- il Senato Accademico dovrà continuare ad essere il massimo organo di governo politico degli atenei,
- il Consiglio di Amministrazione dovrà avere compiti esclusivamente gestionali di tipo economico-finanziario, con regole di funzionamento e composizione che non contemplino l’obbligatoria presenza di componenti esterni che potrebbero apportare ingerenze e interferenze, dirette e indirette, sulla libertà di ricerca, di insegnamento e di accesso agli studi per i meno abbienti;

professori associati- il Rettore deve rimanere primus inter pares, eletto tra colleghi che gli affidano un significativo ruolo di indirizzo e governo, con durata della carica limitata e non rinnovabile;
- l’istituzione del ruolo unico della docenza, in un contesto in cui il principio della valutazione venga applicato in maniera generalizzata, costituisce l’unica soluzione praticabile per la messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, in quanto comporta identico provvedimento per i professori associati e ordinari;
- la determinazione delle risorse finanziarie per il sistema universitario, a qualunque titolo disponibili, deve essere su base poliennale con il contestuale annullamento di qualunque limitazione al turn-over dei docenti e senza alcun vincolo preordinato alla loro destinazione;
- l’introduzione di un’unica figura pre-ruolo, sostitutiva dell’attuale pletora di posizioni precarie, deve avere una durata che, in ogni caso, non vada oltre il limite dei 6 anni;
- le aliquote del FFO da destinarsi al «fondo premiale» e i criteri analiticamente individuati, con cui tali risorse verranno corrisposte, devono essere determinate con congruo anticipo e mantenuti invariati per periodi almeno triennali. I suddetti criteri dovranno, inoltre, prevedere l’utilizzazione di indicatori sia dello «stato effettivo» di ciascun ateneo, sia delle «tendenze in atto», al fine di consentire anche agli atenei meno «virtuosi» di potere concorrere alla sfruttamento delle risorse pubbliche per migliorare i propri risultati;
- l’attribuzione di una parte rilevante delle risorse agli atenei sulla base dei risultati delle valutazioni dei dipartimenti, effettuate da organismi nazionali terzi, deve servire a garantire la massima responsabilizzazione delle singole strutture universitarie.
L’Assemblea ribadisce che la valorizzazione del merito e l’abbattimento delle forme di “baronia”, che da tempo vengono denunciate come una delle principali criticità dell’attuale sistema universitario, non sono in alcun modo perseguite dal ddl oggi in discussione. Tali obiettivi sarebbero invece conseguiti in modo diretto e trasparente attraverso l’istituzione del già richiamato ruolo unico della docenza, correlato:
1) alla definizione di distinti percorsi di carriera e di reclutamento rigorosi e puntuali, adeguatamente finanziati nel contesto della messa a disposizione di risorse adeguate per la ricerca e la didattica, che ricollochino l’Italia a fianco dei maggiori e più avanzati Stati del¬l’Unione Europea;
2) all’introduzione di progressioni economiche interamente legate ai risultati di valu¬tazioni periodiche dell’attività didattica (anche basate sulle valutazioni degli studenti) e della produzione scientifica (utilizzando parametri oggettivi definiti a livello nazionale ed internazionale, specifici per ogni settore di ricerca);
3) all’attribuzione dell’elettorato passivo per le cariche di Presidente di CCS, Direttore di Dipartimento, Preside, Rettore, e di commissario delle commissioni di concorso, i soli docenti che abbiano superato un adeguato numero di verifiche con valutazione pienamente positiva;
4) all’introduzione di incentivi alla mobilità, anche temporanea, dei docenti consentendo la mobilità del budget individuale; allo scopo occorre istituire un fondo perequativo, correlato a valutazioni indipendenti, per gli atenei che, pur vir¬tuosi, dovessero presentare uno stabile e significativo squilibrio tra trasferimenti in entrata e in uscita in un periodo di osserva¬zione di adeguata durata.
L’Assemblea evidenzia che l’approvazione del ddl Gelmini nella forma attuale, senza accogliere la responsabile proposta di radicale revisione dei provvedimenti secondo le linee suggerite, determinerebbe certamente l’apertura di ulteriori conflitti negli atenei italiani, che finirebbero per bloccarne a tempo indeterminato il normale funziona¬mento.
Considerato quanto sopra esposto, l’Assemblea dei professori associati, al fianco di tutte le altre componenti universitarie che ovunque in Italia stanno manifestando dissenso e preoccupazione verso il ddl Gelmini-Tremonti,
ritiene non negoziabili
- l’eliminazione delle penalizzazioni previste per i Professori e Ricercatori e per il Personale Tecnico Amministrativo in base al D.L. 78/10 convertito in L. 122/10 oltre alla restituzione delle trattenute già operate, per effetto di precedenti provvedimenti,
- la previsione di un piano straordinario di ingressi in ruolo per i tantissimi meritevoli giovani studiosi che non hanno una collocazione a tempo indeterminato e sono oggi privati di qualunque possibilità di futuro, a tutto danno dell’Italia e della sua capacità di ricerca e innovazione.

Chiede ai rappresentanti del Paese nel Parlamento e nel Governo di fermare una pessima riforma, che, al contrario di quanto si creda, non dimostrerebbe affatto una capacità riformatrice, ma il suo esatto opposto, e di prevedere momenti di reale confronto con la comunità accademica, ivi compreso l’oggi costituito Coordinamento Nazionale dei Professori Associati, nella prospettiva che una riforma effettiva non possa che connotarsi come un processo promosso e condiviso dalle varie componenti dell’Università, Chiede ai Rettori delle università italiane,
la cui attenzione è stata fino ad oggi concentrata solo sugli aspetti finanziari e sulla previsione di un piano straordinario di promozioni per i ricercatori universitari, di assumere nei confronti del ddl Gelmini posizioni più aderenti al sentire e ai deliberati della comunità accademica italiana alla quale essi appartengono e che ha unanimemente respinto i contenuti del DDL; infine, respinge il rozzo tentativo di “comprare” la protesta dei ricercatori mercé la proposta di destinare risorse specifiche alla promozione di passaggi da ricercatore ad associato e rifiuta di considerare ogni ipotesi analoga, che dovesse fare la sua comparsa, tesa a promettere “scivoli” verso la prima fascia agli attuali associati, che non vogliono “mance” ma percorsi di carriera seri e meritocratici.
L’Assemblea dei professori associati, laddove le istanze di consultazione e condivisione dei processi di riforma e le loro costruttive proposte qui avanzate non trovassero accoglimento, sarebbero costretti a dare vita a forme di protesta che includano:

- la limitazione allo svolgimento dei soli carichi didattici istituzionali, rispetto alle quali non potranno certamente accettare alcun invito al loro “senso di responsabilità”, che in questo momento si richiede – invece – alle forze parlamentari e a fortiori alla Conferenza dei Rettori, dalle prime tanto invariabilmente quanto indebitamente individuata, all’interno del mondo dell’università, come proprio unico e tuttavia non affatto legittimato interlocutore;
- l’opposizione negli organi collegiali a qualunque chiamata extraconcorsuale.

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