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Il Liberismo, strumento fondamentale della libertà

19 mar 2017 | Nessun Comento | 292 Visite
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thumbnail_Adam SmithLa politica periodicamente scopre che l’Italia avrebbe bisogno di ispirarsi e dare attuazione ai principi Liberali e Liberisti e da essa si desumerebbe l’auspicio di favorire l’apertura dei Partiti ai “liberisti tutti”. Coloro che sono liberali e liberisti da sempre non possono che rallegrarsi di tale massiccia adesione dei politici italiani, da D’Alema a Renzi a Berlusconi, ai principi ed alle idee che i Liberali autentici hanno sempre propugnato.

Sennonché qualche serio dubbio al riguardo inevitabilmente non può non sorgere. Il termine “liberismo” è la contrazione del termine “libero scambismo” (uno dei suoi propugnatori fu David Ricardo), è la teoria politico-economica che contraddistingue gli economisti favorevoli al libero commercio, alla libera iniziativa economica, al libero scambio tra i vari Stati, in contrapposizione con il termine “protezionismo” (considerato necessario anche da John M. Keynes), e che successivamente si chiamò “autarchia”, che è propugnato dagli economisti così detti “protezionisti” prevalentemente portata avanti dai così detti politici ed economisti “statalisti”.

Si può comprendere che il “liberismo” non è solo un approccio meramente economico, ma anche fortemente filosofico.

Nel XVII secolo, infatti, lo sviluppo economico accompagnato dalle scoperte dei “nuovi mondi”, quali Americhe, Oceania, Estremo Oriente, ecc., e dalla scoperta della macchina per la stampa, determinò la necessità di favorire i traffici tra gli Stati europei e le colonie, scambi che perciò non furono solo commerciali, ma anche culturali e migratori. Durante quel periodo si svilupparono le teorie filosofiche di John Locke, e successivamente, quelle degli illuministi francesi, come Voltaire, Montesquieu ecc.

Con Adam Smith, padre della teoria economica classica definita “liberista”, tale termine non faceva riferimento più solo al libero scambio ma anche al concetto di concorrenza perfetta. Le Colonie e le Società impegnate nei traffici commerciali diedero impulso all’economia, in quanto avendo necessità di finanziamenti e di capitale di rischio, si svilupparono le borse valori, le banche, il risparmio, gli investimenti, i titoli di credito.

Lo sviluppo economico comportò la necessità di sviluppare anche socialmente e culturalmente le popolazioni dei “nuovi mondi”, quindi si realizzarono le scuole e l’istruzione sia per le popolazioni autoctone, sia per i cittadini Europei che si trasferirono in quelle terre con le famiglie.

Solo coloro autenticamente liberali possono essere liberisti, in quanto tale teoria economica presuppone la totale adesione ai principi illuministici di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza; solo la tolleranza consente ai vari Stati di incontrarsi dapprima per effettuare traffici economici e poi anche quelli culturali, turistici, sociali e migratori. Inoltre, solo una persona tollerante potrebbe accettare di confrontarsi lealmente e liberamente con la concorrenza, senza cercare di porre ostacoli al libero accesso alle professioni, alle attività commerciali ed imprenditoriali. È difficile che i socialdemocratici, i democratici in senso stretto, gli illiberali, i nazionalsocialisti, gli integralisti religiosi possano accettare la concorrenza perfetta, ed il liberismo tout court. Inoltre, e soprattutto, appare difficile che questi potranno mai accettare la libera concorrenza delle IDEE, delle religioni, delle tradizioni ed ispirazioni filosofiche.

Facendo leva sulla paura e fobia del “diverso”, le politiche oscurantiste ed i politici illiberali ed intolleranti propugneranno sempre idee che porteranno a leggi non illuminate e, quindi, sempre più lo Stato a controllare la vita dei cittadini e a restringere anziché aumentare gli spazi di Libertà degli individui e delle imprese.

In Italia ancora oggi ci sono moltissimi ostacoli alla libertà di iniziativa economica e all’esercizio di moltissime professioni, e non sembra che la politica, la quale ha comunque compiuto notevoli passi avanti in tal senso, abbia fatto molto per eliminare anche solo alcuni di tali vincoli. La dimostrazione più evidente di ciò è la normativa tributaria che determina che il contributo alle Chiese avvenga in via indiretta tramite l’8 ed il 5 per mille, così come i contributi alla ricerca scientifica, alle Istituzioni Culturali ed il 2 per mille ai Partiti politici, o i contributi all’editoria anziché favorire il versamento diretto e volontario da parte dei singoli Cittadini-Contribuenti.

In ogni caso, siamo pronti a comprendere che solo il tempo aiuterà l’ulteriore evoluzione che la politica cercherà di perseguire, ma questa deve riconoscere che i Liberali sono giunti alle stesse considerazioni già qualche secolo fa.

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