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“Il Cinema è il cinema”. Oggi parliamo di “I giorni del cielo” di Terrence Malick

17 apr 2017 | Nessun Comento | 309 Visite
Di:

i giorni del cieloContinua con questo articolo la rubrica del critico cinematografico Lino Aulenti. Questa volta tocca a “I giorni del cielo” di Terrence Malick (1978).

1916, In una fonderia, Bill, durante il suo lavoro è importunato da un superiore  e per reazione lo uccide e fugge.

La voce narrante subito ci presenta la situazione: «Io e mio fratello, una volta eravamo solo io e mio fratello, poi arrivò Abby..» è Linda, la sorella di Bill che parla. Bill, Abby e Linda fuggono in treno con altri disoccupati, Bill ed Abby, in realtà sono fidanzati ma si fingono fratello e sorella.

Riescono a trovare lavoro come braccianti per la raccolta del grano. Durante il lavoro, il giovane padrone del campo a cui rimane poco da vivere, un grande e maliconico Sam Shepard, è colpito dalla bellezza di Abby e le propone di fermarsi nella sua tenuta a lavoro finito, con Bill e Linda.

Bill ormai capisce che il padrone ama Abby che sposerà il giovane proprietario…

Con“I giorni del cielo”(Days of Heaven,1978) Malick raggiunge una definitiva maturazione stilistica e tecnica.

Il film ha uno slancio ottimista, pur tuttavia attraversato da motivi malinconici che non fanno dimenticare la presenza della morte.

Protagonista è l’uomo e la sua idea di perfezione che si materializza in un mondo mitico, oltre-terreno, dove si muore per poter vivere giorni felici, appunto

“I giorni del cielo”, spazio ideale che andrà irrimediabilmente perso data la condizione strutturale imperfetta dell’uomo stesso. Non è illusione, perché i giorni del cielo esistono, perché in Malick l’idea assume un valore di sostanza, basta superare quella sottile linea rossa come farà nell’omonimo film per far parte di quel mondo mitico.

La stessa musica del film, alta professionalità di Ennio Morricone che al pari dell’ottimo risultato fotografico di Nestor Almendros, materializzano un afflato divino. Il motivo di Ennio Morricone ha lo stesso valore delle vecchie fotografie dell’inizio, ci riporta appunto in un tempo mitico. È probabilmente proprio a questa innocenza scomparsa che si riferisce il titolo I giorni del cielo.

Questa seconda fatica del regista americano si divide in tre parti: la prima parte è caratterizzata da una dimensione terrena e umana o citando Heidegger, dell’ “L’esser-ci” disperso nel “si-dice” e nella “chiacchiera”. La seconda parte invece è quella appunto dei giorni del cielo, siamo in un altro mondo che può essere quello ideale e perfetto verso il quale l’uomo anela. Nella terza parte infine si cade dal cielo per far ritorno sulla terra, da Emerson, si ritorna ad Heidegger.

 “I giorni del cielo” è anche un film sul desiderio d’amore e sull’attesa. Il proprietario del campo di grano, come uno spaventapasseri o come il timido ragazzo che vive per incontrare l’amore; Da questa sofferente attesa che gli darà la vita, si snodano altre attese: la sua casa, gli operai che aspettano il ruotare delle stagioni per lavorare il grano, l’attesa della morte di Bill e del padrone, l’attesa dei giorni del cielo come il dettaglio del primissimo piano della pianta che cresce e diventa grano.

“I giorni del cielo” verrà premiato a Cannes per la miglior regia inoltre riceverà un oscar per la splendida fotografia di Nestor Almendros.

Lascio i miei lettori con l’avviso che se qualcuno volesse approfondire il cinema di Terrence Malick regista de: “La rabbia giovane”(Badlands,1973),“La sottile linea rossa” (The Thin Red Line,1998), può, acquistare il mio saggio in vendita in libreria dal titolo: “Il cinema di Terrence Malick: la natura, l’uomo e Dio”(Falsopiano Editore,2004).

È triste morire senza aver visto “I giorni del cielo” e senza aver letto il mio libro!!!

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