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Di: Cosimo Davide Neve

I trend della prossima stagione spring/summer da New York a Milano

12 Ottobre 2011 493 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

carolina-herrera
La prossima primavera-estate andranno di moda il pizzo e il plissè, questo è certo, lo dice anche Parigi. A meno che le grandi catene low-cost (prontissime a copiare tutto prima ancora che le novità delle griffe arrivino nei negozi) non ne facciano venir la nausea prima.
Tra pizzo tradizionale e sintetico, morbido o siliconato, di seta, di cotone o di poliestere, origami, sangallo o macramè, svizzero o francese, italiano o inglese, fatto a mano o tessuto come i vecchi copriletti, messo in vista o sottoveste… non c’è nota firma che non ne abbia fatto uso ed abuso. Diciamo che la fantasia creativa è un pò in ribasso.
Una vera indigestione anche di tinte pastello: bianco latte e burro, rosa carne, azzurro bimbo, verde acqua e anice saranno i tormentoni dell’estate prossima. Come l’effetto 3D: nella moda il rilievo c’è sempre stato, tra matelassè e ricami, volants e ruches: ma ora sono vere ossessioni e vengono definite tridimensionali.
Le donne, la prossima primavera-estate, avranno le gonne, non più cortissime ma a sfioro di ginocchio, diritte o svasate, talvolta arricciate. Anche lunghe, diciamo da sera, naturalmente meglio se di pizzo, ma portate con disinvoltura, magari con sandali flat e perfino espadrillas (di pizzo anche queste). Pantaloni skinny sempre in auge, ma meno di prima: ritornano i calzoni larghi e perfino un pò corti, magari con un alto bordo lucido, perchè no. Le giacche soprattutto a sacchetto, gli spolverini a trapezio, le bluse pure di organza. Borse, pochette e borsette molto lavorate ma con pochi ciondoli. Scarpe con tutti i tacchi possibili, sottili, grossi, a rocchetto, con o senza piattaforme (resistono, resistono, le donne le vogliono e gli stilisti obbediscono).
Parigi oggi chiude la stagione delle grandi sfilate del pret-a-porter, iniziate a New York lo scorso 7 settembre, poi continuate a Londra e quindi a Milano. Il carosello della moda per un pò si ferma, in attesa del prossimo giro (a gennaio l’alta moda e poi da febbraio di nuovo il grand tour fino a marzo). Restano in sospeso alcune questioni. Non si sa se il calendario sia destinato a cambiare: New York vorrebbe spostarsi in avanti, Milano e rebecchi-primavera-estateParigi resistono, il grande capo della casa editrice Condè Nast, Jonathan Newhouse, ha detto che i suoi giornali non salteranno mai le sfilate americane e inglesi, quindi è meglio che tutto resti com’è.
Non si sa neppure cosa succederà in alcune case di moda: Marc Jacobs andrà davvero da Dior? E Phoebe Philo prenderà il suo posto da Vuitton? E chi andrà da Celine? Le passerelle parigine hanno visto l’esordio di alcune nuove direzioni artistiche: da Kenzo, Humberto Leon e Carol Lim hanno fatto piazza pulita del passato e il marchio ora sembra un marchietto. Ungaro è senza stilista e si vede. Da Christian Dior e da John Galliano mancano le personalità di forti designer, e anche da loro si nota, eccome. Il timore è che il gruppo Lvmh possa pensare che ormai i grandi creativi non servano più e si possa andare avanti con lo staff: se ha quest’idea è meglio che la cambi prima possibile, dice il popolo della moda.
La stagione si chiude anche con la sensazione che le sfilate cerchino di isolarsi dall’esterno, che la moda voglia proteggere questi suoi momenti topici dal frastuono delle crisi e delle paure. L’Asia è sempre più forte, anche nelle prime file intorno alle passerelle. I blogger impazzano, alcuni ormai hanno preso i posti dei giornalisti. Il nervosismo è sempre alto, gli uffici stampa sono in genere sgarbati con i giornali italiani, considerati di serie B. Non è un bel momento per la moda, almeno da questo punto di vista: parafrasando Eduardo De Filippo «ha da passà à nuttata»

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