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Hymalaya, l’interessante e promettente disco d’esordio di Gigante

11 mar 2018 | Nessun Commento | 303 Visite
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gigante_copertina_copiaDance Like Shaquille O’Neal lo ha definito una scommessa facile per il 2018, all’uscita del suo primo singolo Guerra, lo scorso ottobre. È stato inserito nella classifica CBCR: gli artisti su cui puntare nel 2018 secondo Rockit; per DeerWaves è un artista che dobbiamo assolutamente tenere d’occhio e Rolling Stone, in occasione della pubblicazione del secondo singolo Frank, lo ha indicato come artista introspettivo ma convincente.

Tre singoli, una live session in cui si cimenta nella cover della sigla di Ken il guerriero e nessun concerto in attivo. Gigante ha mosso dei primi passi degni del nome che porta, incuriosendo addetti ai lavori, stampa e pubblico tanto da inaugurare il tour con una data 0 al MI AMI FESTIVAL lo scorso 16 febbraio, che anticipa l’uscita del suo primo disco HIMALAYA, il 26 febbraio. Quello di Gigante è un sound che si allontana, e non di poco, dall’immaginario sonoro della musica indipendente attuale . Nessuna emulazione o desiderio di accostarsi al filone dell’indie-pop che sta vincendo le classifiche degli ultimi anni. Un’identità precisa, anticonvenzionale per certi versi, che ha determinato una ricerca artistica che supera la classica forma strofa-ritornello. In Himalaya molti dei pezzi sono privi di ritornello.

Gigante è un mix di folk e new wave, con sfumature post punk ed elettronica. A metà tra il sound dei Beirut e l’universo di Iosonouncane, prende vita questo progetto che rivoluziona l’idea di cantautorato contemporaneo, con una veste ibrida ma misuratamente calibrata. Il mondo immaginario di Himalaya ricorda le atmosfere delle colonne sonore di alcuni Anime, come Ken il Guerriero: una soffice malinconia, legata ad una sottile speranza, un mondo freddo distrutto dalle guerre e dai disastri atmosferici, dominato dalla legge del più forte e dallo spirito di sopravvivenza. Deserti innevati, fiumi, boschi, montagne, la necessità di unirsi in gruppo per farsi calore e andare avanti nella ricerca di qualcosa in cui credere per sopravvivere, sono questi gli elementi principali che creano il mondo onirico e allo stesso tempo reale di Gigante. Un’impronta determinante la da anche l’influenza letteraria nella scrittura dei testi, molti dei quali sono ispirati a opere di autori come Stevenson o Conrad. Anche la scelta degli strumenti utilizzati in fase di produzione è fortemente caratterizzante: non ci sono chitarre nel disco, al centro di tutto c’è l’ukulele, strumento quasi mai utilizzato nelle produzioni indie, ma che nel sound di Gigante perde la sua classica connotazione acustica riuscendo perfettamente a mixarsi con l’utilizzo di synth, basso e batteria. Il risultato è un sound contemporaneo, dove però gli strumenti analogici riprendono centralità.

TRACK LIST

Guerra è il singolo con cui Gigante si è presentato al pubblico. Il primo commento lasciato da un utente nel canale youtube è Non ci credo, un pezzo indie che non è uguale a Calcutta, è il giorno più bello della mia vita. Il pezzo delinea in modo netto il percorso artistico di Gigante che punta ad una propria personalità sonora, a dispetto del trend del momento. La scrittura di Guerra è stata influenza a metà dal mondo dell’anime “Ken il Guerriero”, sia dal punto di vista testuale che delle sonorità, dall’altra parte dall’ascolto di Iosonouncane.

Sopravvissuti è il terzo singolo estratto che anticipa l’uscita del disco; ma è anche il primo pezzo scritto da Gigante che ha tracciato tutto il concept del disco. Il freddo, la solitudine, l’introspezione, le montagne. Il pezzo è fortemente influenzato dal libro “Tabù – La vera storia dei sopravvissuti delle Ande” di Piers Paul Read, che narra della catastrofe del 13 ottobre ‘72 in cui un aereo uruguayano con a bordo una squadra di giocatori di rugby e 25 loro amici e parenti si schiantò sulle Ande. Ci furono molti morti e alcuni superstiti che rimasero dispersi per più di 2 mesi, scaldandosi con il loro calore e nutrendosi dei loro corpi e di una speranza condivisa che col passare dei giorni diminuiva sempre più. Mancava poco alla fine dell’anno e alla fine delle loro vite, il ritornello “E buon anno” è il loro sarcastico modo di dirsi addio, tutto era ormai perduto. L’influenza della letteratura è percettibile in tutta la produzione di Gigante. Molti dei brani sono caratterizzati da reminiscenze di libri, racconti o storie visive, come i manga.

Bosco è un fil ruge continuo con Sopravvissuti. In un giorno di pioggia, neve e tuoni i superstiti della catastrofe aerea cercano di tenersi al riparo e di riscaldarsi con il fuoco e la legna durante la notte. Impossibile riconoscere le persone che dormivano dai cadaveri a causa delle condizioni climatiche. Il cibo sta finendo, e la speranza di essere salvati anche. La realtà comincia a perdere sagoma e ci si domanda se si è ancora vivi o no. Bosco è un pezzo liquido, d’introspezione e tristezza. E il sound, elegante e delicato risalta lo spessore testuale.

Frank è il secondo singolo di Gigante, pubblicato in esclusiva per Rolling Stone e in concomitanza con l’annuncio della data 0 al MI AMI FESTIVAL di febbraio. Anche questo nasconde una traccia narrativa. Ispirato a Dottor Jekyll e mister Hide di Stevenson. Frank si ritrova a discutere con Harry (la sua coscienza) dei suoi atti orribili senza la consapevolezza di averli commessi, credo che sia un pezzo che ci rispecchia un pò tutti e penso che in ognuno di noi ci sia un Frank oscuro da dover tenere sotto controllo; è l’unico brano che si discosta dalla concept del disco e che ha vita propria. Non a caso è stato scritto 7 anni fa e non in visione di un progetto da solista.

In Zaino è il primo intramezzo del disco, un pezzo gipsy di due minuti che fa un’inversione nella rotta sonora del disco. Tromba e fiati hanno un ruolo fondamentale nell’arrangiamento.
Siberia, a metà tra folk e post-punk alla The Stranglers, racchiude tutto il concept sonoro di Himalaya, sporcandosi con l’elettronica, giocando nella sperimentazione. Elementi chiave: spirito di gruppo, sopravvivenza, speranza, freddo, inverno. Malinconia.

Tenebra è ispirato a Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Ancora una volta un riferimento letterario come spunto di un brano. Il sound di questo pezzo è quello che ha imposto una ricerca più accurata. Il concept si allontana da quello del disco ma mantenendo molti punti di contatto, tanto da essere credibile nell’equilibrio generale.

Fiume è il ponte sonoro tra i pezzi precedenti e l’ultimo, Universo, che chiude il disco. Fiume è una pellicola sonora: l’immagine è quella di un fiume che collega mondi e popoli differenti, attraversandoli. Così questo pezzo ci accompagna alla conclusione di Himalaya, quasi dondolandoci.

Universo chiude il disco come l’ultimo pezzo alla fine di un concerto. In questo pezzo c’è tutto quello che ha influenzato la scrittura di Himalaya. Il sound, il concept, i temi chiave. Come i ringraziamenti all’ultima pagina di un libro.

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