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“Homo homini virus”: Ilaria Palomba racconta il degrado sociale contemporaneo nel suo ultimo romanzo

3 Mag 2015 | Un Commento | 1.152 Visite
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liaHomo homini virus“, edito da Meridiano Zero (308 pagine, 18 euro), è il secondo romanzo della giovane scrittrice barese Ilaria Palomba, già fattasi notare per il suo folgorante esordio con “Fatti Male” (Gaffi editore, tradotto anche in Germania).

Protagonista è Angelo, un ragazzo di provincia che ha interrotto gli studi universitari per trasferirsi a Roma e inseguire il sogno di diventare giornalista. Per questo frequenta, assieme alla sua ragazza Luisa, il corso di Renato Paolini, giornalista famoso ma deontologicamente assai poco corretto. Paolini, infatti, prima seduce Luisa e poi costringe Angelo a frequentare il mondo ambiguo della performance art per scrivere reportage a suo nome. Ma proprio in questo mondo sotterraneo la vita di Angelo (nomen omen!) è sconvolta dall’incontro con l’artista maledetta Iris e il fratello, coi quali instaura un torbido triangolo che finirà per spazzare via ogni sua certezza fino a privarlo di tutto, anche della stessa sanità mentale. Ragazza dal passato travagliato, Iris è specializzata in performance scandalose, durante cui arriva a compiere atti di autolesionismo, spinta da un oscuro cupio dissolvi che si intreccia a un disperato bisogno di redenzione. Grazie a lei Angelo scoprirà di detestare la tranquilla vita borghese, la fidanzata perfettina ma infedele e la manipolazione dei media di cui è maestro Paolini. Preferirà invece inseguire la sua musa in notti selvagge, che ne rimetteranno in discussione la stessa identità. Solo troppo tardi si renderà conto di essere stato strumentalizzato per l’ennesima volta da Paolini per i suoi loschi fini, ma forse sarà ancora possibile un riscatto finale anche se a carissimo prezzo.

Diviso in tracce musicali come una playlist dell’anima, che alterna i Radiohead ai Joy li2Division, Homo homini virus è un romanzo di (de)formazione, un’allucinata discesa negli inferi, raccontata a più voci tramite il dialogo di Angelo col suo psicanalista e il visionario diario di Iris. Pagine crude e cupe, che dissezionano senza misericordia alcuna lo squallore esistenziale dei nostri tempi, in cui l’umanità sembra essersi degradata in un morbo contagioso e distruttivo, un virus per l’appunto.

L’opera della Palomba si iscrive a pieno titolo in quel filone, principalmente straniero, della Transgressive Fiction, genere che tratta di argomenti tabù come droghe, perversioni sessuali, violenza, incesto o follia e che, a partire dagli anni Novanta, può annoverare capolavori come quelli di Bret Easton Ellis, Irvine Welsh, Chuck Palahniuk o Michel Houellebecq.

Intervallato da continue citazioni di Nietzsche, questo è un romanzo forte per spiriti forti. Una denuncia della malattia che sta corrodendo la nostra società. Ma essenzialmente un romanzo artistico, sull’arte come unica possibile via di salvezza dalle brutture del quotidiano. E la performance art, divenuta di gran moda grazie a Marina Abramović, è oggi una delle frontiere più avanzate della ricerca artistica, a cui Ilaria Palomba ha già dedicato un saggio (“Io sono un’opera d’arte”, Edizioni Dal Sud) e una lunga pratica in prima persona.

 

“Homo homini virus” di Ilaria Palomba

Pagine: 308

Data di pubblicazione: Marzo 2015

Collana: I Taglienti

Editore: Meridiano Zero

 

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