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Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco: dal foglio alla scena con Teatro Rebis al BilBOlbul Festival

1 dic 2016 | Nessun Commento | 1.338 Visite
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mm1Se sei un social network addicted o un fan del fumetto ti sarà capitato (sicuramente!) di imbatterti in vignette dallo stile grafico inconfondibile e dallo sfondo rosso (sangue? = la Fine è sempre in agguato; qualcosa di esplosivo? = la verità; divieto? = vietato non ridere), abitate da strani personaggi-macchie grotteschi dalle forme indefinite. In realtà si tratta di veri e propri scarabocchi parlanti, che spiattellano la verità in faccia, dentro storie che sfiorano il confine dell’assurdo beckettiano nei dialoghi e negli eloquenti silenzi (che parlano di vuoto).

Se non si fosse ancora capito, stiamo parlando delle creazioni di Maicol&Mirco – unità autoriale doppia – i fumettisti marchigiani tanto cliccati su fb e gettonati anche sul cartaceo. Sono arrivati a Bologna, al BilBOlbul Festival Internazionale del Fumetto, che quest’anno ha compiuto dieci anni.

Per l’occasione i personaggi (?) di Maicol&Mirco fuoriescono dai libri de Gli Scarabocchi o dall’universo digitale, per materializzarsi sul palco dell’Atelier Sì di Bologna. Questi simpatici e “cattivi” scarabocchietti – dei mostriciattoli a inchiostro nero – sono spietati, cinici e senza peli sulla lingua. Sono delle entità verbali che “sputano” parabole filosofiche in un linguaggio da teppistelli-teenager, ma che parla di mondo adulto e di cose “serie”. A cosa pensa l’uomo comune nella vita di ogni giorno? Si fa fatica ad ammetterlo, ma Maicol&Mirco parlano proprio di noi uomini comuni, entrano nelle nostre menti e tirano fuori le nostre paure, le nostre ossessioni, i nostri desideri fino a farci vergognare e ridere delle nostre disgrazie o scheletri nell’armadio. I punti saldi del nostro pensiero più nascosto, vengono capovolti in maniera paradossale: la morte, la vita, le dipendenze, la religione, diventano rispettivamente la vita (“Esisterà la vita prima della morte?”), una vita “di merda”, un ordine di satana, una barzelletta. Di tutto si può ridere, anzi si deve ridere.

Ma arriviamo alla messa in scena con la regia di Andrea Fazzini del Teatro Rebis, mm2compagnia marchigiana di Macerata. Sul palco un alcolizzato (Sergio Licatosi) beve su ordine di Satana, un tossicodipendente che si porta la tomba dietro (una tomba-zaino?) e una donna irrealizzata (Meri Bricalente) – “Non so fare un cazzo. Speriamo non se ne accorga nessuno”. Gli attori fortemente caratterizzati dal punto di vista della mimica facciale e della carica espressiva, sono maestri dei “tormentoni” della battuta, di veri e propri refrain comici alla maniera delle presenze alienate presenti nei lavori teatrali dei siciliani Scimone e Sframeli. Tutti aspettano qualcosa o fanno qualcosa (anche cercare la fotografia per la propria tomba) per superare il tempo “A che serve vivere se dobbiamo morire?” “A ingannare l’attesa”.

Lo spettacolo procede per sottrazione (si procede verso il niente), i personaggi non esistono, ma sono persone di cui sappiamo poco o nulla: immagini interiori che si creano e modellano nella nostra esperienza di spettatori, figure parlanti senza una storia passata alle spalle, ma solo un presente che tende a cercare un finale – il suicidio, l’omicidio, l’apocalisse: si spegne la luce. E’ la fine del mondo? No. La fine in Maicol&Mirco è solo un segno grafico, puro significante che ruota intorno a quattro lettere, o zona-limbo tra la vita e l’inferno (la zona rossa?), un inferno continuamente comunicante e in cui si sta bene: non è diverso dalla vita. O forse è la zona-rifugio dei disadattati – non in senso spregiativo, ma nel senso dei “non banali”. Da qui vengono in mente due concetti di matrice pasoliniana: “essere morti o essere vivi è la stessa cosa” o “chi si scandalizza è sempre banale”.

Nella seconda parte dello spettacolo entra in scena Ivo il barzellettiere interpretato dall’esilarante e notevole Fernando Micucci (prima nei panni del tossicodipendente). A ogni skecht del suo ultimo spettacolo “Cavalli e Vacanze” chiede un bicchiere di whishy, ma deve pagarlo. Ma il bello è che le battute fanno ridere solo lui: quella risata tormentata, echeggiante, agghiacciante e che lascia un senso di vuoto. All’ingresso dello spettacolo è stato distribuito proprio l’opuscoletto cartaceo “Cavalli e Slalom (già solo il titolo fa ridere) mm3– l’ultimo grande spettacolo di Ivo il barzellettiere” con tanto di indicazione solo per 18 + only adults.

Lo spettacolo è scorrevole, poco compatto nell’insieme e dettato dall’inconcluso, con la prima parte nettamente (!) qualitativamente drammaturgicamente superiore alla prima. Un risultato sicuramente cercato: quel finale sempre sospeso, che lascia spazio a nuove storie-vignette(sempre incomplete). La recitazione è interessante, fa spiccare l’isolamento delle figure. Gli attori sono in tre ma pur sempre soli. Nonostante i tentativi di avvicinamento, hanno pur sempre il loro spazio e il loro sguardo “smarrito” verso un esterno imprecisato.

Scarabocchi di Teatro Rebis necessita di qualche ritocco e approfondimento forse in direzione di un finale che continua (?) e di qualche idea in più. Intanto restiamo in attesa del nuovo lavoro di Maicol&Mirco previsto proprio per il prossimo anno: “Il papà di dio” in cui 960 pagine diranno “tutta la verità e nient’altro che la verità”…

 

 

 

 

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