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Gianni Minà per Spiagge d’Autore. L’incontro con un cronista giramondo

7 ago 2010 | Nessun Comento | 2.108 Visite
Di:

Gianni Minà
Spiagge d’autore
, il festival itinerante della letteratura allestito sulle spiagge della Puglia, regala ai presenti un emozionante pomeriggio culturale. Nel corso dell’appuntamento fissato a Margherita di Savoia, ospite del lido Moby Dick, interviene Gianni Minà, uno dei pochi giornalisti viventi che potrebbe fregiarsi, a buon titolo, della qualifica di cronista. Cronista vero. Ma non ne è capace e anzi si schermisce quando, nella presentazione, lo introducono come maestro.
Minà, settantadue anni, cinquantuno dei quali impiegati a fare informazione, racconta con trasporto una piccola parte di memorabili inchieste condotte nel corso della carriera e, con rammarico, illustra la sua melanconica visione di un giornalismo che stenta a riconoscere.
Più che una “conversazione con Gianni Minà” si tratta di una lectio magistralis sui generis solo per location (il bar dello stabilimento balneare) e astanti (in pantaloncini e sandali), tra il solito caldo pomeridiano e le solite idee rivoluzionarie formulate senza alcun timore.
A moderare, maglietta con Che Guevara e barba incolta, il regista Cosimo Damiano Damato, figliol prodigo di una cittadina che vuole Minà per un incontro culturale ma che manda una ex show girl a Palazzo di Città (Gabriella Carlucci). Specchio dei tempi.

Si susseguono i ricordi di Minà. Karol Wojtyla che lo chiama per conoscere Muhammad Alì, i molteplici reportage su politici, scrittori e musicisti dell’America Meridionale (da Fidel Castro a Gabriel García Márquez a Chico Buarque de Hollanda), le amicizie con Sergio Leone e Bob De Niro, le interviste con Rigoberta Menchu e il Dalai Lama e altri invidiabili aneddoti di una vita di lavoro, fanno da contraltare alla mestizia del racconto sul suo siluramento pianificato dai vertici della tv di Stato.
E’ la svolta, l’evento inaspettato “quando ancora potevo dare tanto” dice Minà, che lo incoraggia ad esplorare nuovi percorsi. Due esempi su tutti. Tanto impervia quanto soddisfacente, la realizzazione del documentario In viaggio con Che Guevara (2003) gli frutta la vittoria del Festival di Montreal e, in Italia, del Nastro d’Argento; non meno importante è il suo apporto come direttore di Latinoamerica e tutti i sud del mondo, trimestrale che garantisce un affresco vivido e schietto su politica, società e costume di un mondo ben diverso da come viene ritratto da molti mass media.
Gianni MinàE’ rassicurante sentir dire che, ancora oggi, un decano dell’informazione come lui impiega molto del suo tempo a controllare, controllare e ancora ricontrollare una notizia prima di pubblicarla, alla faccia di una norma spesso raggirata.
Storie, epoche e nomi, delineano un onesto percorso di vita che fa fatica a stare nei tempi previsti e che, in barba al divismo, diventa un ritrovo di amici quando il giornalista Fabrizio Corallo, intervenuto sul finire dell’incontro, rievoca quella volta che, giovane aiuto regista di Arbore ai tempi del Pap’occhio, veniva inviato a casa di Minà per svegliarlo al mattino.

Garbato ma appassionato, Minà è ancora oggi quell’umile cronista – come ama definirsi – che dispensa suggerimenti su come apprendere una notizia senza subire il fascino di giornalisti sempre più irreggimentati. Proprio sul ruolo dell’informazione, più preda che predatrice di politica e gruppi di potere, ci intratteniamo con il protagonista di questa giornata culturale.

Speranza è un termine abusato da Yoani Sànchez, una blogger cubana seguitissima che lei ha menzionato …

Una blogger che utilizza un server tedesco (il blog in questione, “Generación Y”, è stato a lungo registrato in Germania. Attualmente è registrato in Spagna, ndr) che è sessanta volte più poderoso di qualunque altro server in uso a Cuba. Devo credere che questa ragazza ce la faccia, da sola, a gestire tutto?

il blog della Sànchez, tra l’altro, è tradotto in 18 lingue: neanche il web site dell’ONU …

E’ ciò che vuole l’informazione italiana: far credere questo. Ma in proposito è giunta una voce fuori dal coro. Salim Lamrani, un professore parigino (con cattedra all’Université Paris Descartes – Paris IV e all’Université Paris-Est Marne-la-Vallée, ndr), si è recato a Cuba e l’ha intervistata, tranquillamente, nella hall di un albergo (il centralissimo Hotel Plaza de l’Avana, ndr) smentendo tutta la repressione che afferma di subire. Abbiamo pubblicato una prima parte dell’intervista sulla nostra rivista “Latinoamerica”. Tutto ciò è anche un po’ ridicolo perché ormai sono cinquant’anni che, ciclicamente, ci raccontano queste balle su Cuba, sul Venezuela e su tutti i governi di centrosinistra
latinoamericani. Quello che è abbastanza triste è che una parte della sinistra italiana conceda ancora credito a tutte queste cretinate, tutte queste storie che non stanno in piedi, come se avesse paura di fare la sinistra. Fare la sinistra è un compito che richiede responsabilità, coraggio e capacità di dire no.

A proposito del ruolo dell’informazione, o di quella che ci spacciano per informazione oggi, può rinascere libera grazie al web? Il giornalismo in rete è una valida risorsa?

In parte. Bisogna sempre ricordare che il web è nato per un’esigenza del Pentagono, cioè per un’esigenza militare. E’ una tecnologia che serve ad esprimersi ma bisogna guardare il rovescio della medaglia: è bene porre la giusta
attenzione a ciò cui si attinge.

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