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Germano Mazzocchetti ha ricevuto il premio per la migliore colonna sonora durante il Fictionfest

15 Lug 2009 | Nessun Commento | 3.159 Visite
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mazzocchetti«Sono musiche nate dal ricordo e come omaggio al mio paese, in Abruzzo, e al calzolaio filosofo con la testa piegata da un lato che ho conosciuto da bambino, chiamato ‘Testasghembà, cui ho intitolato questo mio ultimo Cd, appena edito da Egea Music», racconta Germano Mazzocchetti, uno dei nomi importanti del nostro jazz, che ieri ha avuto il premio del Fictionfest per la migliore colonna sonora (quella della serie Carabinieri di Canale 5) e ha visto debuttare da poco Leo Gullotta in ‘Minnazzà a Napoli, cui ha composto le musiche per un complesso inedito di solo tre fisarmoniche.

«Per una fiction seriale come è stata Carabinieri, arrivata alla settima serie, le musiche vengono composte a priori – racconta il musicista – e devono essere costruite per riuscire ad andare bene per le varie scene, cioè, devono essere facilmente tagliabili per adattarsi al montaggio e ogni tema deve essere composte in tutte le variazioni d’atmosfera possibili, comico, tragico, sentimentale e così via, per avere quello adatto allo sviluppo della vicenda, dopo che è stata girata».

Gli undici brani del Cd ‘Testasghembà, «sono pezzi assolutamente nuovi, che filtrano la tradizione della nostra musica popolare con altri linguaggi, ma principalmente il jazz», spiega l’autore, nato a Città Sant’Angelo (Pescara) nel 1952, aggiungendo: «mi sono accorto che avevo ormai vari brani scritti negli anni sotto tale luce, frutto di una mia ricerca sulla musica popolare, non da etnomusicologo quale non sono, ma per curiosità e interesse. Così li ho riarrangiati puntando appunto sulla chiave jazzistica col mio complesso». Il Mazzocchetti Ensemble lo vede alla fisarmonica, con Francesco Marini al sax soprano e clarinetto, Paola Emanuele alla viola, Maurizio Lazzaro alla chitarra, Luca Pirozzi al contrabbasso, Massimo D’Agostino alla batteria e Sergio Quarta alle percussioni. Composizione che si fa notare subito per un particolare, l’uso della viola, invece dei tradizionali violino o violoncello, « che dona alle composizioni un colore e un timbro diversi, particolari, specie se accompagnata, come ci accade, da un uso massiccio delle percussioni, con un percussionista che si aggiunge al batterista, in un legame diretto con le musiche della tradizione popolare, che è anche nella fisarmonica».

Ascoltare ‘Testasghembà ci trasporta in mezzo a un Ballo sulle aie, a una Passeggiata sulla via Etnea e in Piazza Garibaldi, a giocare a scopa con Fanti e santi in una Sera d’aprile con Il vento e la pioggia, in un Calma apparente, in una serata tormentata come un Tango burbero, per giocare con i titoli dei brani, che vanno a costruire «un vero e proprio amarcord di felliniana memoria che di quell’idea di cinema e di musica possiede l’incedere, la potenza narrativa e l’emozionalità», come annota Nicola Fano, che ha scritto poetiche note per ogni brano, sul libretto che accompagna il disco, illustrato con i colorati disegni di Michelangelo Pace.

La musica di questo album, come spesso di tutto il lavoro di Mazzocchetti, che col teatro lavora da sempre molto attivamente, si giova infatti della capacità di suscitare immagini, non su un piano meramente evocativo, ma diretto come uno spettacolo che punti a raccontare la verità, senza fermarsi alle apparenze, come appunto accade in teatro che, nella sua finzione assoluta, dice la verità tutte le sere.

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