Di: Antonio Sasso
Fisica: ecco le ultimissime scoperte sulla “Particella di Dio”
E’ arrivata ormai alle ultime battute la caccia alla cosiddetta «particella di Dio», il bosone di Higgs, grazie al quale esiste la massa. Un traguardo che promette già di aprire una nuova pagina nella ricerca. Gli stessi fisici non esitano a parlare di «miracolo» nel commentare la grande avventura che ha portato a un passo da uno degli annunci attesi da decenni dai fisici di tutto il mondo. I dati certi saranno resi noti soltanto domani al Cern di Ginevra, in un seminario in collegamento con il congresso mondiale di fisica delle particelle (Ichep) in programma in Australia, a Melbourne.
«E’ un miracolo che siamo arrivati così presto intorno a 5 deviazioni standard, ha detto il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, riferendosi al margine di errore minimo perchè sia possibile parlare di una scoperta. «Il funzionamento della macchina è stato perfetto – ha aggiunto – e gli esperimenti hanno funzionato al di là delle migliori aspettative».
Le indiscrezioni si stanno susseguendo in queste ore, ma i dati definitivi sono pochissimi a conoscerli, «forse una sola persona al mondo».
Nel frattempo, come una sorta di «canto del cigno» arrivano dagli Stati Uniti i dati raccolti dall’acceleratore Tevatron, del Fermilab di Chicago, ormai in pensione. Il Tevatron è stato il più diretto e accanito concorrente del Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra e i fisici che hanno lavorato agli esperimenti hanno annunciato di avere raggiunto «la più forte evidenza del bosone di Higgs», anche se, precisa lo stesso Fermilab, «l’analisi finale dei dati non riesce a rispondere alla domanda se il bosone di Higgs esista o meno, ma conduce molto vicino ad una risposta».
Il Cern si prepara a controbattere, naturalmente, domani. Quello che al momento si sa è che lo farà con i dati raccolti dai due esperimenti che stanno dando la ‘caccià al bosone di Higgs: Atlas, diretto dall’italiana Fabiola Gianotti, e Cms, diretto da Joseph Incandela. Finora i due esperimenti hanno lavorato l’uno senza conoscere i risultati dell’altro e soltanto nelle ultime ore i risultati di entrambi sono stati messi a confronto. «Sono in pochissimi, forse una sola persona al mondo», a conoscerli, ha osservato Ferroni, ma si può già dire che «sono coincidenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo».
Ma che cosa sarà annunciato domani? «Non sappiamo se si tratta del bosone di Higgs o di un suo parente», ha detto Ferroni. I fisici teorici non hanno infatti costruito un solo «identikit» della ‘particella di Diò: di identikit ne esistono diversi. «Probabilmente domani nessuno sarà in grado di dire che cosa è stato visto», ha detto Ferroni. Se somiglierà alla particella prevista dalla teoria di riferimento della fisica moderna, il cosiddetto ”Modello Standar”, allora sarà un punto di arrivo importantissimo, ma paradossalmente non sarebbe un’ottima notizia: significherebbe consolidare una teoria già nota. Se invece si trattasse di un «parente» della ‘particella di Diò, si aprirebbero nuove strade della ricerca, molto più interessanti.
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