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Elezioni presidenziali francesi. Un cambiamento epocale?

26 Apr 2017 | Nessun Commento | 680 Visite
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macronLa Repubblica di Francia ancora una volta si ritrova ad un bivio. Le elezioni presidenziali hanno determinato, per la prima volta nella storia della V Repubblica, la contemporanea esclusione dal ballottaggio dei candidati sia del Candidato del Centro-Destra (Les Republicains, in passato UMP e prima ancora RPR) e sia del Candidato del Partito Socialista. Non solo, ma anche il candidato dei Centristi storici, l’Udf ( Union pour la democrazie en France) è rimasto escluso dal secondo turno.

Per la seconda volta ha superato il primo turno il Candidato del Front National, nel 2002 Jean Marie Le Pen, padre storico del Fn, a sorpresa fu il secondo candidato più suffragato al primo turno superando il Candidato Socialista Lionel Jospen, Primo Ministro in carica, ed andò, pertanto, al ballottaggio con il Presidente uscente Jacques Chirac candidato dell’UMP (Union pour un Mouvement Popoulaire) nato dalla fusione tra il RPR (Rassemblement pour la Republique) di Chirac e una parte dell’UdF capeggiata da Valery Giscard d’Estaing. Il secondo turno portò alla rielezione quasi plebiscitaria di Chirac con oltre l’82% contro il 17,8% di Le Pen, ed un successone alle successive politiche ove l’UMP raggiunse 358 seggi alla Camera dei Deputati su 577, ed al Senato nel 2004 ottenne 156 seggi su 348.

Nel 2002 ci fu un accordo di salute pubblica, con il quale PSE e UdF sostennero il Presidente Chirac nel secondo turno, al fine di evitare il rischio di un Presidente estremista, noto per le sue posizioni nostalgiche verso la Repubblica filo-nazista di Vichy durante la guerra e negazioniste verso l’Olocausto.

Oggi, nel 2017 la Candidata Marine Le Pen ha una posizione più sfumata e caratterizzata essenzialmente dall’anti-europeismo, contrarietà al Patto di Schengen per la libera circolazione di persone e di beni nell’area UE e contraria alla moneta unica, quindi sostenitrice del ritorno alla moneta nazionale. Sostiene il ritorno alle 35 ore settimanali per i lavoratori dipendenti (posizione forte del PCF), il reddito di cittadinanza in favore dei disoccupati, ecc..

Il Candidato contrapposto Emmanuel Macron, giovane ex esponente del Governo di sinistra capeggiato da Hollande, che ha creato un movimento di pensiero “En Marche” di ispirazione centrista, filo-europeista, che si auto-definisce Liberale, favorevole alla moneta unica europea anche se su posizioni critiche verso l’attuale politica economica e monetaria dell’U.E.. Nel primo turno ha superato i Candidati dei Republicais, del P.S.E., dell’estrema sinistra e dell’UDF, oltre ai candidati di tutti i partiti ed i movimenti minori.

Molti dei Candidati esclusi dal ballottaggio hanno già dichiarato o dichiareranno il sostegno in favore di Macron.

Ma la situazione non è semplice, come, invece fu nel 2002: chi è in grado di garantire che i voti del Candidato dei Republicais, François Fillon andranno a Macron e non a Marine Le Pen?

Inoltre, Macron in caso di vittoria, sarà in grado di ottenere alle successive elezioni dell’Assemblea Nazionale (Camera dei Deputati) una maggioranza solida che gli garantirà la maggioranza senza problemi di co-abitazioni con un Primo Ministro espressione di un Partito o di un Movimento non proprio omologo al Presidente della Repubblica?

Oppure, quale certezza vi è che non si dovrà giungere ad un Governo di coalizione, a causa di una maggioranza instabile con Centro-Destra, UDF e Partito Socialista, oltre al Movimento “En Marche”? al fine di tenere in minoranza sia il Front National di Le Pen e sia i partiti dell’estrema sinistra sostenitori di Mélenchon?

Solo il futuro ci potrà dire se la possibile elezione di Macron sarà un successo, ovvero una vittoria di Pirro

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