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Dominique Sanda una dama d’altri tempi nel caos dell’attualità

29 lug 2009 | Nessun Comento | 9.700 Visite
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Dominique SandaE’ passata qualche settimana ma in Sicilia si parla ancora di lei. A ritirare il premio “Taormina Arte Award” è stata un’attrice francese di cinema  e di teatro, che ha lavorato anche con De Sica, Visconti e Risi, e che quest’anno al festival è andata un po’ contro corrente affermando un’altra teoria sulle donne soprattutto attrici: “sono esseri fragili e non forti”.

E’ stata definita la musa di Robert Bresson che nel ‘69 con il film “Così bella, così dolce”, da modella, la lancia nel mondo del cinema. Fin da giovanissima è fomentatrice di  ribellioni e contestazioni,  da donna matura si ritiene più calma e riflessiva ma sempre una lottatrice. E’ stata al Taormina Film Festival, che lei definisce “un luogo coccolato dagli Déi”, per ritirare il premio “Taormina Arte Award” in onore dei suoi 40anni di cinema: indossava un vestito di seta, ombrellino parasole, chignon appuntato con piccole orchidee, stile dama d’altri tempi, il tutto accompagnato da una sensualissima voce e da una grazia quasi impalpabile.

Ma che fine ha fatto Dominique la ribelle? “Avevo 15 anni, quando i miei mi obbligarono a sposarmi. Poi volevano facessi teatro, ma ero timida. Alla fine ho deciso io della mia vita, mi sembra normale, chiunque si sarebbe ribellata: inizialmente per motivi familiari, poi per problematiche universali”. Soltanto nel ‘93 ha deciso di darsi al teatro perché aveva già fatto abbastanza cinema e le andava di vivere una nuova esperienza, racconta ai fan. “La vita è un’evoluzione continua, a tratti contraddistinta da gesti di ribellione, ma il bello sta nel saper miscelare il tutto. Adesso, per esempio, coltivo l’orto, faccio il pane e ho vari progetti in cantiere. Chi l’avrebbe mai immaginato anni fa”.

Questa voglia di sperimentare e di non accettare passivamente ciò che ci viene imposto è sicuramente simbolo di forza: tema parecchio affrontato quest’anno al Festival tra film, convegni e tavole rotonde. Che ne pensa? “Credo che sotto un’apparente armatura ci sia sempre della fragilità: le donne e soprattutto le attrici in realtà sono esseri fragili, non forti come fanno credere”.

Ama fuggire dai problemi, soprattutto  familiari, infatti incontra solo quando può il figlio 37enne, Yann, e i due nipotini. E ama anche “fuggire”, dice, da un continente all’altro andando però sempre dove c’è il mare, “forse perché me lo sento nelle vene infatti mio nonno materno era un capitano di Marina che ha doppiato sette volte Capo Horn”. E infatti questa ninfa del mare che ha ispirato anche Bertolucci, Visconti, Bolognini e tanti altri, è ora una bella sessantenne che vive a Buenos Aires (in un quartiere che si chiama “Palermo”) con il filosofo romeno, nonché docente universitario, Nicolae Cutzarida, dal 2000 suo terzo marito.

Dominique SandaE’ approdata in Argentina, che le ricorda tanto l’Italia, dopo che un regista vedendola a teatro recitare ne “La donna del mare” di Ibsen le ha proposto di allestire uno spettacolo sui “desaparecidos”.  Lavora anche nel cinema uruguayano guardando a quello europeo con nostalgia: “e pensare che prima di incontrare Bresson a 16 anni e Bertolucci a 18, volevo fare altro nella vita. Da allora ho lavorato tanto per diventare una grande attrice e per fare dei film che arricchissero lo spettatore.  L’Italia devo dire che mi ha aiutata in questo e sono felice che ne sia nato un amore reciproco”.

Sembra essere rimasta ad altri tempi, senza intrusioni al suo aspetto piacevole. Invece c’è chi, come Jessica Lange, lamenta una sorta di discriminazione verso le attrici ultra quarantenni. Lei lo ha notato un atteggiamento del genere? “Per nulla. Apprezzo Jessica e i suoi lavori passati, ma quest’ultimo, “Grey Gardens”, mi ha lasciata un po’ perplessa perché non ho capito bene il senso che voleva dare il regista. Poi mi è dispiaciuto vedere la mia collega imbruttita: la bellezza esiste a tutte le età e secondo me va protetta con tutte le forze. Io per esempio non vorrei farmi schiacciare verso il basso né semplicemente lavorare, ma continuare in qualcosa che mi valorizzi e che piaccia al mio pubblico”. In realtà se chiediamo qua e là a coloro che hanno visto il film al Teatro Antico, pare sia piaciuto moltissimo. Sarà questione di gusti.

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