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Di: Andrea Massafra

Deep Purple al Foro Boario di Ostuni. La storia del rock si rinnova

29 Luglio 2010 258 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

deep purple
Il 27 luglio 2010 sarà un giorno che rimarrà indelebile nella memoria degli appassionati del grande rock. I Deep Purple, insieme ai Black Sabbath e ai Led Zeppelin, sono una tra le band più acclamate della storia della musica rock e uno dei più grandi gruppi musicale di sempre. Alcune canzoni, come Smoke on The Water, Highway Star e Perfect Stranger, sono diventate icone musicali, riff indimenticabili scritti su un pentagramma di quarzo. Ma i Deep Purple, i pentagrammi fatti di “sabbia” che conoscono i nostri contemporanei non li conoscono. Chissà come giudicano i nuovi “Filiberti” e “Marchi Carta”. Ma chissà se li giudicano. In effetti un rottweiler si pone il problema di un chiuaua?
Appena entrati nell’area dedicata al concerto, si respira già l’aria di un altro tempo. E’ commovente vedere i genitori portare i figlioletti a vedere questa “sconosciuta band”, composta da 5 grintosissimi ultrasessantenni. Ma per Ian Gillian e soci il tempo sembra essersi fermato (e per qualche ora anche per noi): Steve Morse regala agli intenditori un assolo di 5 minuti, con tanto di occhio di bue che oltre a rendere suggestiva l’atmosfera, ha reso altresì felici i fun che hanno fatto incetta di spettacolari fotografie. I giochi di luci e i suoni, insomma, non era un concerto di qualche cantante spazzatura, prodotto di qualche reality-musical-tresh della tv: c’erano i Deep Purple!

“Chi sono i Deep Purple papà?” Chiede un bimbetto dietro di me. “Musica per le orecchie” risponde lesto il papà. E’ stato meraviglioso vedere scene come questa: padri con i figli sulle spalle, coppie sposate sui 50 che saltavano con le lacrime agli occhi, uomini e donne, ora realizzati nella vita, di fronte ai figli non ancora dodicenni, col sorriso stampanto in volto. Un’emozione indescrivibile, per i piccolissimi, vedere e ascoltare Ian Paice, l’unico, che da 42 anni suona per i Deep Purple. Increduli i bambini nel vedere gli occhi lucidi dei genitori quando il grande Paice ha cominciato a dare il tempo di Highway Star, quando Don Airey ha eseguito quel mitico assolo su quella tastiera, collegata ad un amplificatore per chitarra elettrica, suono che ha, da sempre, contraddistito il Deep Purple, rendendolo tra i più imitati, almeno quanto il wa wa di Jimi Hendrix; del resto, solo ad un grandissimo come Jon Lord poteva venire un’idea così geniale nel 1970.

deep purpleIl concerto è stato aperto dai “The Sun”, una rock band di quattro ragazzi che ha egregiamente preparato l’atmosfera e scaldato il pubblico per il grande evento: i Deep Purple in mark VII. Infatti l’attuale formazione della band britannica è tale dal 1993, fatta eccezione per Jon Lord che ha lasciato la band nel 2003. Ian Gillian, in forma smagliante, non ha lasciato a bocca asciutta i fans, regalando loro la sua splendida voce e quegli acuti che tutto il mondo conosce e riconosce. Roger Glover, scatenatissimo sul palco, col suo basso, come se avesse ancora 30 anni. Al termine del concerto ha lanciato plettri per basso verso il pubblico che affamato chiedeva il suo sguardo. Ho osservato Roger Glover meglio di tutti durante il concerto, anche per via della sua posizione rispetto a me, e, sarà forse un azzardo, ma credo che tutti quelli che stavano in prima fila abbiano ricevuto almeno un “ciao” personale dal grande Roger, me stesso compreso.

Una serata perfetta, un’ organizzazione perfetta quella della Delta concerti organizzatrice dell’evento musicale. La gente era lì per godersi l’arte di essere artisti, e la musica di chi quell’arte la conosce bene, quasi come per discostarsi dal clima di superficialità e banalità che ci regalano i media, quando mostrano che basta andare ad “Amici” per vincere Sanremo. C’erano poco più di 4000 persone: chi vedeva i Deep Purple dopo tanti anni, chi li vedeva per la prima volta e chi non sapeva che “Smoke on the Water” e non “la sigla di Lucignolo”, Non c’era la generazione tra i 15 e i 20 anni, è un dato importate che dovrebbe far riflettere.

Ma tanto che importa, chi c’era. Chi c’era al Foro Boario di Ostuni, può dire di aver visto Steve Morse negli occhi mentre suonava l’assolo di Smoke on the Water, può dire di aver respirato la stessa aria che fa esplodere le corde del grande Ian Gillian, quella stessa che dà l’energia a Roger Glover di saltare sugli amplificatori come se fosse la prima volta che al basso gli esce una canzone dei Deep Purple, ma poi si ricorda che le nei Deep Purple ci suona da 40 anni. Chi c’era al Foro Boario può dire che ha visto un grande Don Airey alle tastiere. Chi c’era quel 27 luglio può dire di aver visto l’unico intramontabile e sempre fedele Ian Paice, percuotere casse, rullanti e piatti facendone uscire emozioni, quelle che ti fanno diventare amico di quello che ti sta dietro e ti fanno dimenticare, anche se solo per due ore, che gruppi così non ce ne sono più. Chi c’era, quel giorno al Foro Boario, ha visto i grandi Deep Purple!

Le foto sono di Andrea Massafra 

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