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Cosa siamo diventati. Il 27 gennaio il nuovo disco di Diodato che racconto il freddo interiore con calore

25 gen 2017 | Nessun Comento | 362 Visite
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diodato«Sono già passati quattro anni dal primo disco? Accidenti.. non me ne sono neanche accorto. Ma ora era proprio arrivato il momento di un nuovo album. Ho voglia di far ascoltare quello che ho fatto. Ho voglia di ripartire». E il nuovo album di Diodato, il secondo di inediti dopo la pubblicazione nel 2013 di E esco pazzo e nel 2014 di A ritrovar bellezza che era un tributo ai grandi della musica italiana, arriva ora: il 27 gennaio esce Cosa siamo diventati (Carosello records), anticipato dal singolo «Mi si scioglie in bocca».
«E’ un disco nel quale racconto il vissuto di questi ultimi anni, racconto una lunga storia vissuta e poi finita, nella quale però penso che possano ritrovarsi in tanti – spiega il giovane cantautore tarantino che nel 2014 si fece notare tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo con il brano Babilonia e fu poi ospite fisso per una stagione di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3 -. E’ un lavoro in cui ho scavato, in cui ho cercato di andare in profondità cercando di essere il più sincero possibile. Soprattutto con me stesso. Togliendo le maschere».
Il risultato è un album nel quale le parole arrivano dritte allo stomaco e al cuore e nel quale il dolore emotivo diventa quasi fisico, percepibile, il tutto però addolcito dalla musica, dalle chitarre e da un «arrangiamento un pò vintage, ancora da band». E non è un caso che brani come Uomo fragile, Colpevoli o Paralisi, diventino una sorta di manifesto delle nostre debolezze. «Ed è quello in qualche modo il fil rouge del disco: la fragilità. Volevo che l’album riuscisse a raccontare il freddo che abbiamo dentro, ma che lo facesse con calore, grazie agli arrangiamenti. Perché la musica deve essere evocativa quando accompagna le parole. Volevo anche che restituisse la bellezza di un rapporto unico», aggiunge il 35enne, che da febbraio sarà anche in tour per promuovere Cosa siamo diventati (il via il 2 da Torino).
Ma lui – Antonio per l’anagrafe – cosa è diventato? «Me lo chiedo anche io e utilizzo la musica per capirlo. La mia è una domanda che si allarga al mondo che ho intorno, alla ricerca di una risposta».
Il disco esce pochi giorni prima dell’inizio del Festival, sul cui palco Diodato è salito nel 2014. «Qualcosa cercherò di vedere anche se sono in tour. Però devo dire che sono rimasto male per come sono trattati i giovani. Ho trovato Sarà Sanremo (il mini talent che Conti ha inaugurato lo scorso anno per scegliere i ragazzi che parteciperanno tra le Nuove Proposte, ndr) terribile: mettere in ragazzi in fila, farli andare avanti o indietro su un tabellone colorato per eliminarli o lasciarli in gara, senza considerazione per le loro emozioni, è una mancanza di rispetto per l’arte e per le loro vite. Ma ormai siamo di fronte all’eterno giudizio di chiunque, io la chiamo malattia da social. Se si deve parlare del talento, sarebbe opportuno farlo bene».

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