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Correva il 25 luglio del 1943: più di settant’anni dalla caduta della dittatura mussoliniana

25 lug 2016 | Nessun Commento | 847 Visite
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m1Il Gran Consiglio del Fascismo fu creato insieme a tutte le norme introdotte con le così dette “leggi fascistissime” al fine di creare un vero regime. Pertanto con Camera dei Deputati, Senato del Regno e Governo del Re, fu creata una terza Camera legislativa avente potere autonomo di legiferare (o meglio di emanare norme cogenti). Contemporaneamente, fu creato il Tribunale Speciale per i reati contro il fascismo ed il Regno, fu istituzionalizzata la Milizia (polizia politica), furono dichiarati fuori legge tutti i partiti politici, rimanendo l’unico consentito il Partito Nazionale Fascista, furono dichiarati illegali tutti i sindacati non fascisti, le associazioni furono sottoposte al controllo del Governo, della Milizia e del Tribunale Speciale. La libertà di associazione di fatto era soppressa.

Il Gran Consiglio si riunì regolarmente fino al 1939, dopodiché il duce si sottrasse sempre al riunirlo. Dopo aver richiesto varie volte la sua convocazione, alcuni componenti riuscirono ad ottenerne finalmente la riunione per il 24 luglio 1943. I principali fautori di tale convocazione furono: Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Galeazzo Ciano e Luigi Federzoni. Dino Grandi, triumviro, Console della Milizia, Guardasigilli e Ministro di Grazia e Giustizia, Ambasciatore, Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ecc.. Già nel 1921-22 era forse la più valida alternativa a Benito Mussolini, preparato, grande oratore, carismatico, giovane (pur eletto con tantissimi voti, non entrò alla Camera dei Deputati nel 1921 in quanto non aveva l’età minima prevista dalla legge per esservi ammesso).m2

Mussolini non amava i possibili rivali interni al PNF, così come si sbarazzò in un modo o nell’altro degli avversari politici, dopo il 1929 il suo assillo fu di non dare troppo spazio ai possibili successori. Infatti, nel periodo 1921-24 cercò in tutti i modi di sminuire la figura politica di Gabriele D’Annunzio in quanto possibile alternativa carismatica al suo potere assoluto nel partito fascista. Successivamente, con le leggi che gli assegnarono vari poteri e svuotavano di fatto lo Statuto Albertino e le prerogative del Re, limitò l’influenza politica di Italo Balbo, Giuseppe Bottai, Dino Grandi e Luigi Federzoni, unici politici del PNF a non subire eccessivamente il potere del duce.

Dino Grandi e Luigi Federzoni erano esponenti di spicco di movimenti che aderirono al fascismo solo nel 1921: rispettivamente il Partito degli Agrari ed il Partito Nazionalista. Movimenti minoritari e conservatori, soprattutto il secondo, molto legati alla Monarchia e che pertanto di fatto obbligarono il neo-nato PNF a rinunciare alle posizioni repubblicane e socialisteggianti, per assumere una politica più conservatrice. Collante di queste istanze spesso contraddittorie era il nemico: il liberalismo. La notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943 finalmente il duce riunì la terza Camera legislativa del Regno d’Italia. Dopo ampie discussioni in cui tutti si dichiararono fedeli al duce e pronti, nonostante gli ultimi avvenimenti bellici e lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, a confermare la fiducia allo m3stesso, ed una breve pausa per la cena, Dino Grandi propose di tornare ad applicare la norma dello Statuto Albertino che attribuiva al Re il comando delle Forze Armate. Mentre, le norme fasciste contro-firmate dal Re affidarono tali poteri al duce.

La giustificazione della richiesta fu di attribuire una parte consistente delle responsabilità alla Corona riducendo quella del duce in vista di un probabile armistizio o di un esito negativo della guerra, in modo tale da tentare una corresponsabilità nella gestione dell’evento bellico. Probabilmente, con tale motivazione Dino Grandi riuscì a convincere gli altri componenti del Gran Consiglio del Fascismo a votare in modo favorevole al suo ordine del giorno. Anni dopo Grandi raccontò di nascondere nella sua borsa una pistola pronta per l’uso nel caso in cui il duce avesse chiamato la Milizia per arrestare i suoi oppositori. In realtà, Dino Grandi era fermamente convinto, in totale accordo con la Corona, che bisognasse chiudere subito l’esperienza del Governo fascista, procedere ad un accordo di pace con gli alleati anglo-americani ed abbandonare l’Asse con Germania e Giappone. Nel 1939-40 egli fu contrario all’entrata in guerra dell’Italia, favorevole ad una posizione simile a quella Franchista di appoggio sostanziale ma di formale neutralità, ed in questo era sostenuto persino da Galeazzo Ciano.

Il duce aveva  grande sospetto e sfiducia nei confronti di Grandi sin dalla seconda metà degli anni ’30, allor quando era ambasciatore italiano a Londra ed aveva stretto ottimi rapporti con il Governo britannico, nei confronti del quale Mussolini soffriva di una antipatia atavica sin dai tempi della sua attività nel Partito Socialista. Inoltre, con l’invasione dell’Etiopia ed Eritrea, il Governo britannico era stato il maggiore sostenitore dell’embargo economico e politico ai danni dell’Italia deliberato dalla Società delle Nazioni. Molti fedelissimi di Mussolini votarono a favore di quell’ordine del giorno con la finalità di salvaguardare meglio la sua figura politica, ma non conoscevano l’accordo segreto che Grandi aveva con il Re. Bottai parlò subito dopo Dino Grandi e si espresse in modo molto favorevole al progetto dell’avvocato bolognese.m4

Con quel voto il duce comprese di non godere più della fiducia dei suoi, pertanto pur in presenza di altri due ordini del giorno a lui più favorevoli presentati da Farinacci e dal segretario politico del PNF, Carlo Scorza, decise di chiudere la seduta.

La riunione si sciolse quasi alle 3.00 del 25 luglio. Nel pomeriggio, Mussolini si recò a colloquio dal Re al fine di illustrargli l’esito, probabilmente  convinto che la Corona gli avrebbe confermato la fiducia. Così non fu. Il Re dichiarò l’intenzione di riprendersi le piene prerogative previste dallo Statuto Albertino, a cui aveva rinunciato dal 1925,  e di sostituirlo con Pietro Badoglio e consigliò al duce di farsi accompagnare a villa Torlonia dai Carabinieri. Invece, i Carabinieri avevano l’ordine di arrestare Mussolini il quale fu condotto sul Gran Sasso. E liberato dai tedeschi mesi dopo.

La sera del 25 luglio alla radio fu dato l’annuncio delle dimissioni del duce e della formazione del nuovo Governo affidato a Badoglio, uomo di fiducia del Re.

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