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C’Mon Tigre e Toccafondo aprono l’undicesima edizione del Bologna Jazz Festival

2 Nov 2016 | Nessun Commento | 849 Visite
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bj1Non è certo un caso se il prologo del Bologna Jazz Festival al Teatro Antoniano, sia stato affidato a un gruppo musicale come C’Mon Tigre – fuori da ogni definizione univoca di genere – e ai disegni animati di Pierluigi Toccafondo, per una nuova edizione del festival che si preannunciava con un’impostazione musicale all’insegna della sperimentazione.

C’mon Tigre racconta Toccafondo, disegnatore poliedrico di San Marino, videomaker, appassionato dell’incontro tra arte grafica e cinema: di sicuro un connubio affascinante, un’esperienza psych-jazz trascinante, un trip suggestivo in terre senza confini insieme alle figure metamorfiche, modellabili e senza contorni di Toccafondo.

Un proiettore di immagini varca le soglie dello spettacolo musicale posizionandosi sul proscenio. A parlare sono le storie animate: vortici di “colore toccafondo” in continuo mutamento si espandono, si rincorrono, si impastano con il sogno vissuto di luoghi lontani, di volti, di animali. Topoi della letteratura più amata come Collodi e Pasolini, e territori perturbanti di pensieri di immaginazione infantile, ci portano per mano dentro una scatola di esotismi itineranti da cui non si vorrebbe uscire.

Dopo l’introduzione lenta e sognante strumentale “Rabat”, segue il brano “Federation Tunisienne The Football” singolo di cui il video del lancio è stato realizzato da Toccafondo, dove il gioco del calcio si trasforma in una danza rituale magica di origine africana a stretto contatto con simpatici animali.bj2

Come in perfetto stile C’Mon Tigre anche questa volta il duo si è circondato di musicisti di varia provenienza geografica. Al classico e inconfondibile riff di chitarra ricorrente nei loro pezzi, si unisce la voce incantatrice usata in modo minimale e servita da drum machine, organo e synth, che porta alla mente gruppi come Timber Timbre e Stateless. I brani di C’mon Tigre tratti dall’omonimo album sembrano stati riarrangiati per l’occasione in un’ottica orchestrale, massimale e inclusiva, piena, originale e cullante. Momenti di afro-jazz in cui si intensifica la presenza degli strumenti a fiato, si alternano a “esercizi” sperimentali voce-singolo strumento, a assoli di batteria, chitarra e vibrafono. Interessanti le parti esclusivamente strumentali che conducono a un contesto psy-trance che ipnotizza le orecchie e gli occhi del fruitore di una mostra d’arte in musica.

Alcune musiche hanno il dono di generare di per se immagini, di stimolare i pensieri. Se associate forzatamente alle immagini sbagliate vengono private della loro potenza” dichiarano i C’Mon Tigre all’interno di un’intervista rilasciata pochi giorni fa, a proposito del lavoro che c’è dietro questo concerto-evento. In effetti sembrerebbe proprio che le immagini di Toccafondo fossero autogenerate dalla musica stessa, con una perfetta corrispondenza ritmica e evocativo-mentale tra linguaggio visivo e sonoro e esperienza percettiva.

Si prosegue con brani intriganti e conquistatori come “A World of Wonder”, “Fan For A Twenty Years Old Human Being”, “Building Society – The Bring Collapse” per chiudersi con “Malta” su video di Toccafondo dedicato a Pasolini in occasione dei 25 anni dalla sua morte. Si tratta di disegni originari, realizzati con interventi su stampe di fotogrammi da diversi film pasoliniani come “La terra vista dalla luna” da cui la frase più volte ripetuta nel bj3video “Essere morti o vivi è la stessa cosa”.

I C’Mon Tigre si confermano come un gruppo interessante nella scena musicale italiana, per nulla scontati e di piacevole ascolto: un “collettivo di anime” che invita e include altre anime per un “mashup” di culture e un melting pot musicale che spinge dall’eterogeneo all’armonioso omogeneo, con sfumature che si infiltrano come schegge impennate e un risultato di spessore denso-stratificato-indefinito.

Il Bologna Jazz Festival prosegue sino al 20 novembre. Le prossime tappe vicine sono il concerto di Barry Harris alla Cantina Bentivoglio di Bologna e Myra Melford presso il Torrione San Giovanni di Ferrara.

 

 

 

 

 

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