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Di: Lucia Ruggiero

Cinema e diritti umani: l’esperienza del passato e la speranza per il futuro

10 Aprile 2011 840 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Si è tenuto all’università di Bari il seminario “I diritti umani. Uno sguardo attraverso il cinema”, patrocinato dalla Regione Puglia e organizzato da Valentina Ripa, Ricercatore di Lingua e Traduzione Spagnola presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Vi hanno partecipato Alessandro Rocco e Angela Bianca Saponari, docenti presso la medesima Facoltà, e molto rilevante è stata la presenza di Julio Santucho, presidente dell’Instituto Multimedia DerHumAlc e fondatore dell’omonimo festival del cinema dei diritti umani di Buenos Aires. I suoi interessanti interventi, autobiografici quando riferiti alla violazione dei diritti umani in Argentina, rappresentano una sapiente lettura della realtà e la testimonianza di un passato complesso e doloroso: ex militante del Partito rivoluzionario dei lavoratori in Argentina (PRT), nel 1976 venne in Italia per chiedere aiuto e per far conoscere le atrocità commesse dalla dittatura, poi, in seguito all’uccisione di suo fratello Mario Roberto Santucho e alla “desaparición” di molti altri, non è mai potuto tornare nel suo Paese e, riconosciuto dall’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite, come rifugiato politico in Messico, ha trascorso la maggior parte del suo esilio in Italia.
Durante l’incontro del mattino, introdotto dai saluti del prof. Pasquale Guaragnella, Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, che ospitava l’iniziativa, e del prof. Stefano Bronzini, Direttore del Dipartimento di Lettere Lingue Arti, nonché da quelli trasmessi dall’assessore alle Politiche Giovanili della Regione Puglia, Nicola Fratoianni, è stato approfondito il tema dei diritti umani in America Latina grazie anche al supporto audiovisivo: il prof. Rocco ha illustrato la terribile vicenda di Digna Ochoa, avvocato digna ochoadifensore dei diritti umani in Messico, morta (in un omicidio assurdamente spacciato per suicidio) il 19 ottobre 2001 per i colpi di un’arma da fuoco. Nel 2003 il regista Felipe Cazals ha girato il film “Digna…hasta el último aliento” in cui viene raccontata la lotta di Digna Ochoa contro l’impunità dei sicari dei diritti umani. La prof. Saponari, invece, ha presentato il lungometraggio di Marcos Bechis “Garage Olimpo”, in cui si racconta che migliaia di cittadini furono gettati, vivi, in mare da un aereo in volo, tra il 1976 ed il 1982 durante la dittatura militare argentina e ha illustrato, proponendo esempi, altri film dello stesso autore.
La prof. Ripa ha condotto, insieme allo stesso Julio Santucho, un’analisi della situazione attuale dei Paesi latinoamericani in cui la rivendicazione dei diritti umani, fino a quelli “di terza generazione”, come il diritto all’acqua e a vivere in un ambiente sano, sta portando ad alcuni risultati positivi; per trasmettere questo messaggio di speranza ha mostrato alcuni passaggi del bellissimo documentario di Gonzalo Arijón, “Ojos bien abiertos sobre América Latina. Un viaje por la Sudamérica de hoy” (Francia- Uruguay, 2009), in cui il regista, accompagnato da Eduardo Galeano e dalle riprese svolte in vari Paesi, trasmette la sua visione della realtà degli ojos bien abiertosultimi anni.

Nel corso dell’appuntamento pomeridiano, nell’aula Aldo Moro della Facoltà di Giurisprudenza, si è parlato della privatizzazione delle riserve idriche in Cile intesa come violazione del diritto all’acqua.
A questo proposito la visione del film “Life for sale” (Grecia, 2009-2010, 61’) di Yorgos Avgeropoulos, premiato nell’edizione 2010 del Festival CinemAmbiente di Torino e menzione speciale al FINCA (Festival de Cine Ambiental, Buenos Aires 2010), ha illustrato questo terribile problema di cui il Cile è vittima: l’acqua è vita ed è una vita messa in vendita - come suggerisce il titolo -; è un bene primario di cui solo pochi eletti possono godere. La questione diventa ancora più preoccupante se ci si rende conto che nell’arido deserto di Atacama l’unica fonte a cui il popolo cileno può attingere è il fiume che appartiene, anziché a tutti, alle industrie minerarie, le quali ne usano le acque per estrarre il rame e le riversano poi, dopo averle inquinate, nell’ambiente. Molto bello l’esempio delle comunità indigene che, non potendo sfuggire al sistema di privatizzazione voluto da Pinochet e ancora vigente, si sono organizzate per garantire, se non altro, il fabbisogno di tutta la loro comunità e delle generazioni future, comprando una parte dei “derechos de agua” a life for saletitolo comunitario: come è stato evidenziato nel dibattito, le loro forme di organizzazione solidale e di rispetto della vita e dell’ambiente costituiscono un esempio anche per il mondo occidentale.
È chiaro, inoltre, e lo ha mostrato anche l’iniziativa del 6 aprile, il contributo che possono dare il “cinema dei diritti umani” e seminari di questo tipo affinché si innalzi la soglia della conoscenza e della solidarietà. E se, come dice George Orwell, “la verità è – essa stessa - un atto rivoluzionario”, allora è bene che si faccia luce su quanto è accaduto ed accade ancora, magari servendosi del grande schermo che comunica con il suono e con le immagini ma soprattutto con i contenuti, che sono spesso e purtroppo appannaggio di pochi.

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