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Buon compleanno musicassetta. Compie 50 anni il nastro di registrazione

8 Gen 2012 | Nessun Commento | 2.449 Visite
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musicassetta
La musicassetta compie 50 anni: la Philips la inventò» nel 1962, per poi introdurla nel mercato l’anno successivo. Una ricorrenza che celebra uno strumento che, paradossalmente, ha aperto la strada alla crisi del mercato discografico. Anche se rappresenta un oggetto sospeso in un limbo tra modernariato e proto archeologia industriale, la testimonianza di un modo di ascoltare la musica che non ha nè il fascino del vinile nè la qualità audio del cd e che alle nuove generazioni dell’mp3 farà lo stesso effetto che faceva il grammofono ai giovani degli anni ’80 e ’90, la cassetta è ancora in commercio, resiste arroccata negli scaffali di pochi tabaccai. Eppure l’oggetto di plastica con il nastro magnetico ha segnato un’epoca: ha fatto scoprire al mondo la vertigine della riproduzione domestica e illegale. Ai tempi i dischi si vendevano a milioni e chi li comprava già sapeva che li avrebbe prestati agli amici che li avrebbero copiati su cassetta. Sul piano commerciale e di costume fu una vera e propria esplosione: le cassette «vergini» costavano poco e si potevano ascoltare anche su trabiccoli portatili che erano più o meno il corrispettivo della fonovaligia Geloso o del mangiadischi. Quando poi furono inventati i registratori per le macchine (che però si chiamavano autoradio) e poi il Walkman tutti scoprirono il piacere di sentire la musica in movimento, in viaggio, facendo jogging. In macchina ci si adattava a sedersi nello spazio lasciato libero dalle cassette, mentre nelle case fu necessaria la prima riconversione delle mensole e delle librerie perchè le cassette, così come poi è accaduto per i cd, hanno bisogno di meno profondità dei vinili. C’erano vari formati che condizionavano la registrazione: la C30 la compravano in pochi: mezz’ora di musica. La C60 finiva per contenere un LP, con una facciata per lato. La C90 era una scommessa: si tentava di registrare un LP per lato, 45 minuti, ma non sempre era sufficiente. La C120 poneva più o meno gli stessi interrogativi perchè 3LP non c’entravano mai. Spesso il nastro vuoto era riempito da brani omogenei a quelli registrati. La cassetta scatenò la febbre della compilation privata, c’erano veri e propri professionisti del ramo e per qualche decennio la cassetta dedicata è stata uno strumento privilegiato di testimonianza di amore. E la compilation d’autore (e d’amore) travolse il vecchio corteggiamento da chitarra, con enorme soddisfazione di chi non sapeva nè suonare nè cantare. Anche il cartoncino per scrivere i dati della musica registrata presentava qualche problema: bisognava essere ordinati, raramente avanzava spazio per scrivere le formazioni, i titoli lunghi erano un incubo. Con i titoli delle compilation private si potrebbe scrivere una piccola storia del costume. Le case discografiche pubblicavano i lavori dei loro artisti sia su vinile sia su cassetta e spesso, per la semplicità dell’uso, erano proprio le versioni su nastro le più vendute. Non per niente nacque un mercato illegale floridissimo che cominciò ad intaccare il business ufficiale del disco. Per l’industria la cassetta aveva un vantaggio: durava poco e si rompeva facilmente. Molti ricordano le volte che si infilava una penna Bic (gli spigoli erano indispensabili) nei buchi della cassetta per riavvolgere il nastro mangiato dal registratore (quasi sempre accadeva in macchina), il nastro poi si riavvolgeva storto, si spezzava e se non c’era la cassetta con le vitine (erano quelle chic, che costavano di più) bisognava chiedere aiuto agli specialisti che sapevano aprire, senza romperle, le due metà in plastica della cassetta. Con l’avanzare della tecnologia la cassetta è rimasta a metà strada tra il vintage hi fi del vinile e la realtà dell’Mp3, la protagonista di un come eravamo che non è così lontano come può sembrare.

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