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Di: Mary Divella

Breve storia di una generazione, l’opera prima di Torto O.G. (CaratteriMobili)

16 Giugno 2012 1,132 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Torto O.G.I musicisti riscoprono la letteratura, il romanzo. Scoprono il potere della parola. E si sfogano tra le pagine. E’ il caso di Gaetano Occhiofino, in arte Torto O.G., il quale ha scoperto che gli piace lavorare con le parole.
Rapper, giornalista, fondatore del collettivo Pooglia Tribe, un vero e proprio fenomeno hip hop che nasce negli anni ‘90, la cui anima musicale, anche se profondamente hip hop, e’ contaminata da ritmi reggae e dalla voglia, da parte di tutti i suoi componenti, di sperimentarsi in tutti i generi, Torto O.G. passa dalla musica alle parole,  dalla rima ai pensieri. Solo apparentemente, pero’. Peche’ Torto O.G. si muove e racconta partendo, infatti, dalla musica, dal rap. Dopo una breve nota condivisa su Facebook circa un anno fa, nasce il blog di Torto O.G., con riflessioni scritte liberamente e dal blog al suo libro “Breve storia di una generazione” il passaggio e’ breve. Affidato a CaratteriMobili edizioni,  distribuito in tutta Italia da meta’ maggio e consacrato, nella prefazione curata da J-Ax, come ‘un libro unico, perche’ onesto e non fazioso, un vero documento storico, scritto dall’interno.’, “Breve storia di una generazione” combina letteratura e arte metropolitana, grazie alle foto dei murales, le tag, gli schizzi sulle strade di Berlino di Tans.
In una societa’ come quella attuale, nella quale il consumare sta alla base del sistema che la struttura, anche le parole non sfuggono alla bulimia generale. All’eccesso di parole, Torto O.G., nel suo libro, oppone pensieri espliciti di un rapper, brevi storie che parlano di esistenze incerte, culture di strada e performance hip hop, dallo stile sobrio ed essenziale, scarno da ogni artificio, ‘parole nude’, come il titolo di un suo componimento, ma che colgono il senso profondo che ognuna porta con se’, le valenze dei suoi significati, le relazioni. E, come il rap, le parole diventano poesia, perche’, “il rap non e’ musica, non solo musica, non e’ poesia, non solo poesia.” Come le parole, “il rap unisce. Spoglia. E’ stile, essenziale e reale, anche nei sogni impossibili.”
Nato da un grido di rivolta contro l’ingiustizia sociale di un Paese allo sbando, “Breve storia di una generazione” raccoglie brevi componimenti narrativi, ma costruiti su metriche e lunghezze tipiche della cultura hip hop, pensieri e parole che raccontano di strada, di vita, di conflitti sociali, di ribellione alle idee e allo stato di cose pre-costituite con un impiego poetico del linguaggio quotidiano. Un libro concepito non al di fuori della musica, del rap, ma, piuttosto, un libro che si muove all’interno di questa e che si esprime senza mezzi termini, sul cosmo sociale e culturale italiano. Un viaggio che dalla Puglia, terra natale di Torto O.G., passa attraverso l’Italia e si apre al mondo, trasportandoci in un universo fatto di precarieta’ esistenziale, antiche e nuove crisi, resistenza e ribellione civile, con parole di lotta e disperazione, ma anche di speranza e amore. Parole ruvide e taglienti in alcuni casi, delicate in altri, che mantenengono sempre intatte l’immediatezza e la schiettezza del rapper che Torto O.G. non tradisce. Noi di LSDmagazine abbiamo fatto una chiacchierata con Torto O.G..

tortoA Torto O.G. piace lavorare con le parole: come si passa dall’hip hop di Pooglia Tribe ad un libro?

Mi è sempre piaciuto scrivere. Prima del rap, insieme al rap, contemporaneamente al rap. Ho scritto anche per la carta stampata, quotidiani e riviste, ma benché iscritto all’Ordine dei giornalisti, preferisco definirmi prima di tutto un rapper e un paroliere. Ho scoperto che mi dava molta più soddisfazione scrivere per il mio blog torto45.wordpress.com - ora brevestoriadiunagenerazione.it – che non per altri. Mi sento più libero, esplicito come piace a noi rappers.

“Breve storia di una generazione italiana” e’ un libro di rivolta. Contro chi o cosa?

E’ la rivolta contro gli stereotipi sui giovani italiani (o meglio, dai 40enni in giù) che sarebbero sfaticati, irresponsabili, bamboccioni e pretenziosi. Ma pochi ricordano che gli hanno scippato il futuro: perché non conviene, perché fa male pensarlo, specie alle generazioni più anziane (che sostengono, con le loro risicate pensioni, anche figli e nipoti). E’ la rivolta contro i muri anonimi, riempiti di vernici e di senso dagli artisti e fotografati da Tans. E’ la rivolta contro un governo mondiale che affama i popoli e arricchisce pochi privilegiati, grazie a guerre, inquinamento, iniquità e ingiustizie. E’ la rivolta civile contro tutto ciò che non vogliamo e a favore di un altro mondo, possibile.

Secondo te, perché tanti giovani si sono ritrovati nelle riflessioni che scrivi nel tuo blog?

Forse perché i giovani sanno meglio di tutti che siamo stati fregati. Lo avvertono nettamente.

Passiamo alla musica. Risale al 2009  “Apulians”, l’ultimo lavoro di Pooglia Tribe  di cui Torto O.G. e’ stato uno dei fondatori. Qual e’ il futuro di Pooglia Tribe? Ci sono progetti a cui state lavorando?

Come ho già detto, Pooglia Tribe più che un gruppo è una scuola di pensiero. Ognuno fa i suoi lavori, qualcuno prende altre strade, altri si avvicinano. Quando ci va ci riuniamo tutti. Poogla Tribe è un concetto: unire dialetti  e gruppi diversi per un collage irregolare di stili, cadenze, intenzioni e idee.  Continueremo così.

J-Ax cura la prefazione di “Breve storia di una generazione italiana”. Il legame con l’ex fondatore degli Articolo 31 e’ forte. Oltre a “Gente che spera”, scritta e cantata da J-Ax e Pooglia Tribe, sono previste ancora collaborazioni? Vuoi darci delle anticipazioni?

Per ora non posso dire niente. Ma sicuramente non finirà qui. Stimiamo Ax – bravo amico e sodale, bravo rapper - e tutta la crew che gravita attorno a lui.

Come vedi il futuro del rap in Italia e, di piu’, nella nostra Puglia?

Ci sono realtà nuove e interessanti: da Miss Fritty a ‘Il Nano’ e ‘Ufo’, da Walino a Juan, da TKE’ a Comma e Shogun, Tensione, Toki e tanti altri. Una bella scena, ma non sempre unita. Uniti, invece, si vince. Unità è Pooglia Tribe.

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