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Bif&st 2017. Polemico e critico Andrej Konchalovsky per la Masterclass al Petruzzelli

22 apr 2017 | Nessun Comento | 304 Visite
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IMG_0046La masterclass di Andrej Konchalovsky ha aperto ufficialmente l’edizione 2017 del Bif&st. Tenutosi, stamane, al Teatro Petruzzelli, l’incontro con il regista russo, preceduto dalla proiezione del suo ultimo film “Paradise”, già vincitore del Leone d’argento per la Migliore Regia all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è stato un modo per conoscere meglio il punto di vista di Konchalovsky.

“Fare cinema è come lavorare in giardino -esordisce il regista, rispondendo alla domanda del moderatore Marco Spagnoli- ci sono tanti fiori diversi da piantare e curare. Così nel cinema si possono fare tanti film diversi, come ha fatto Kurosawa, anch’egli eclettico e curioso. Solo che io, da qualche tempo, ho deciso di andare verso un’unica direzione, cioè alla scoperta di cosa significhi veramente la cinematografia”.

Dopo qualche accenno al suo prossimo lavoro, che in Italia uscirà in autunno, il regista ha continuato parlando della sua visione di arte e di cinema. “Oggi siamo bombardati da immagine continue, è una sorta di ‘diarrea’ di immagini. Ci sono tantissimi spot, video e immagini correlate dal suono. Sono così tante che si è perso il senso, il valore di esse.
Per quanto riguarda il suono, poi, viene riprodotto a volumi altissimi e ciò perché il pubblico è troppo impegnato a rumoreggiare masticando popcorn. Per questo ho vietato la vendita dei popcorn alle proiezioni dei miei film (sorride, mentre lo dice! Aggiungendo di apprezzare il pubblico in sala che ha scelto di non mangiare popcorn!). Si è persa -continua- l’importanza del silenzio, è dal silenzio che deve nascere il suono”.

L’autore di “A trenta secondi dalla fine” e “Maria’s Lovers”, si dimostra polemico e critico verso il modus di fare cinema oggi, che, spesso, utilizza volumi altissimi e immagini d’intrattenimento.
“L’intrattenimento è come il porno, mentre lo guardi ti piace, ma poi, appena finisce, hai già dimenticato cosa hai visto. L’arte, invece, è certamente divertimento ma quando finisce non la dimentichi, anzi alla fine resti in silenzio. L’arte ci impone un po’ di silenzio, ci suggerisce la necessità di riflettere. Se tocca la pancia, anziché la testa, è perché è profonda”.
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Il cinema di oggi sembra fatto per i ragazzi, troppo giovani e immaturi, secondo il regista, e non per i genitori che restano, invece, a casa: “io voglio fare cinema per i genitori, quelli che leggono i libri”.

“Anch’io da giovane mi annoiavo a leggere i classici, ma poi rileggendoli negl’anni o capito l’importanza di Tolstoj, ad esempio. Comunque avevo le idee molto chiare, con il mio amico Andrei Tarkovsky sapevamo fin dall’inizio quali fossero gli autori da seguire, quelli da copiare, come Kurosawa, Bresson, Fellini, Buñuel, i registi del neorealismo. Un cinema eroico, loro erano veri giganti come oggi non ce ne sono più”.

Infine alla domanda di Spagnoli ‘Cosa significa per un artista esplorare la vita di un altro artista’ (riferito alla sua esplorazione sulla vita di Michelangelo), il regista risponde semplicemente “Niente”! E poi continua: “non faccio un film su un artista, ma su un essere umano. Potrei fare, per esempio, un film su di te (rivolto a Spagnoli) e potrei creare una bella bugia attraverso la verità della tua vita”.

Questa sera Andrej Konchalovsky riceverà il Premio Fellini per l’eccellenza cinematografica, perché considerato un autore eclettico, intelligente, lungimirante, ma anche, coraggioso che ha saputo affrontare sfide complesse sia sul piano artistico che tecnico, al cinema e in teatro.
Inoltre, stasera, sempre all’interno del Teatro Petruzzelli, sarà consegnato il Premio per il miglior film al regista Claudio Giovannesi per ‘Fiore’. A seguire l’anteprima nazionale de ‘La Tenerezza’ di Gianni Amelio che sarà presente con il cast.

 

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