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Bari, storia di una città. Dalla Russia per amore di San Nicola

2 nov 2010 | Nessun Commento | 3.354 Visite
Di:

San Nicola
Continua il viaggio dedicato alla storia di Bari, descritta dall’appassionato di storia e cultura barese Nicola Mascellaro che da più di trent’anni fotografa questa città e la racconta. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni. 

Quest’anno, fra le diverse iniziative del Maggio barese, in piazza Ferrarese è rimasta aperta al pubblico, fino al 6 giugno, una splendida mostra con un reportage fotografico di Enzo Catalano sui luoghi legati alla leggenda nicolaiana, sulla Basilica di San Basilio a Mosca, sul ritorno dei pellegrini russi a Bari, per visitare la Basilica in cui sono custodite le reliquie di San Nicola e pregare nel più grande complesso ortodosso, la Chiesa Russa, costruito a Bari all’inizio del secolo scorso.
La mostra era inoltre impreziosita da una magnifica riproduzione-capolavoro della Cattedrale di San Basilio realizzata interamente con spighe di grano dai contadini di Campocavallo, un piccolo centro vicino ad Osimo, nelle Marche.
Chissà quanti visitatori, ammirando la mostra, si sono chiesti perché i contadini di Campocavallo hanno realizzato proprio la Chiesa moscovita di San Basilio? E quanti baresi, pugliesi e forestieri, da quasi un secolo ormai, continuano ancora a chiedersi perché quella strana Chiesa in pieno rione Carrassi a Bari? Sanno tutti, almeno i baresi, che si chiama Chiesa Russa. Ma perché, chi l’ha voluta, quando è strata costruita?
Alla prima domanda la risposta è semplice: la mostra fotografica di Catalano e la splendida riproduzione della Basilica di San Basilio è l’ennesimo tentativo, riuscito, d’integrazione fra storia e arte; la risposta alla seconda domanda, invece, è ancora più semplice: la Chiesa Russa barese è opera di quella fede che innalza capolavori in ogni angolo della terra da millenni.
Il pomeriggio del 22 maggio 1913 il sindaco di Bari, Sabino Fiorese, stanco e sfiduciato, deciso a dimettersi per le continue polemiche rivolte alla sua Giunta, si reca sulla… strada che mena per Carbonara… per assistere alla cerimonia della posa della prima pietra di una Chiesa ortodossa voluta nientemeno dallo Zar di tutte le russie Nicola II. Il momento è solenne e il Sindaco è accompagnato da alcuni assessori e dal presidente della Provincia Nicola Balenzano.
Gli Amministratori cittadini sono attesi da una delegazione della Società Imperiale Ortodossa di Palestina, inviati dalla sede moscovita con il progetto esecutivo per edificare il primo edificio, Chiesa con annesso asilo, destinato ad ospitare pellegrini, soprattutto russi, in viaggio per i luoghi santi della Palestina o di ritorno dalla Terra Santa.
L’istituzione imperiale ortodossa era stata fondata proprio con l’intento di agevolare la conoscenza dei luoghi santi in Oriente costruendo, sul lungo percorso, una serie di ‘stazioni di sosta’ quali monasteri, chiese, ostelli e perfino ospedali, dove i pellegrini russi avrebbero potuto trovare un luogo per rifocillarsi e riposare.
La scelta di costruire una Chiesa ortodossa in Puglia, e specificamente a Bari, risponde a due eventi storici. La Puglia è sempre stata la regione di passaggio obbligato, fin dall’epoca dei Crociati, verso la Terra Santa e Bari, in particolare, è la città nella cui Basilica sono custodite le reliquie di San Nicola il Santo più venerato dai cristiani ortodossi d’Oriente, specie dai russi.
San NicolaSan Nicola, che nel mondo slavo è chiamato Mikula, è patrono della Russia, protettore dei marinai, dei bambini, delle ragazze da marito, dei diseredati, dei carcerati, patrono di Bari e di altri 83 comuni sparsi in tutta Italia. E’ considerato un santo universale il cui culto è diffuso sia fra i cristiani ortodossi sia fra i cattolici e, dunque, simbolo di unità della Chiesa.
Ma la devozione dei cristiani ortodossi d’Oriente per San Nicola ha origini antiche. I popoli d’Oriente e del Nord Europa conoscevano le virtù del Vescovo di Myra da molto prima che i famosi 62 marinai baresi, nel 1087, ne trafugassero le reliquie. Perfino la casa imperiale dei Romanov, nel 1800, finisce per imporre il nome di Nicola ai successori al trono degli Zar.
Si racconta, infatti, che nel 1830 lo Zar Nicola I abbia avviato trattative con il clero barese e con il sultanato turco, per riportare le reliquie del Santo a Myra dove avrebbe fatto costruire un grande tempio. Ma i baresi non vollero sentire ragioni e il Sultano della ‘sublime porta’ non volle concedere ‘a quei barbari infedeli delle steppe’ un pezzo di territorio turco per edificare il Tempio.
Da qui l’idea di costruire un’enorme complesso a Bari nella città che custodisce, in una grande Basilica, le ossa del San Nicola.
La cura organizzativa è così meticolosa che neppure la data della posa della prima pietra è casuale. Nel calendario russo, infatti, il 22 maggio corrisponde al nostro 9 maggio, anniversario della traslazione delle reliquie del Santo dalla città, allora greca, di Myra a Bari.
Il complesso architettonico, con il caratteristico tetto a cipolle piastrellato di un verde intenso, avrebbe ospitato una Chiesa di rito ortodosso ed un ospizio per i pellegrini giunti a Bari per pregare sulla tomba di San Nicola o anche di ritorno dai luoghi santi.
Autore del progetto è l’architetto Aleksej Viktorovic Schussew che lo affida al collega Vsevolod Subbotin arrivato a Bari qualche tempo prima per aprire il cantiere e dirigere i lavori. La costruzione dell’imponente complesso è affidata all’impresa barese dell’ing. Nicola e del figlio Matteo Ricco.
Circa un anno dopo, il 12 maggio 1914, anche l’autore del progetto originale, l’architetto Schussew, viene a Bari per verificare di persona lo stato dei lavori già completi nelle strutture portanti. L’Architetto avrà parole di encomio per l’impresa di costruzioni barese… per la fedele interpretazione data al suo progetto. E dunque se ne torna Mosca con la promessa che l’immobile sarà consegnato, alla delegazione laica e religiosa presente a Bari, entro la fine del 1914.
Intanto la città si è arricchita di una piccola comunità di russi. Il quartiere Carrassi, che deve il nome ad una famiglia proprietaria di terreni nella zona al di là della ferrovia, all’epoca era appena accennato. C’era una lunga strada, stretta e sterrata, che da Carbonara portava all’extramurale Capruzzi dove ogni mattina decine di carri scaricavano ogni genere di derrate alimentari nei numerosi depositi dell’ampia strada.
Su quella strada… sulla strada che mena per Carbonara… si legge nelle cronache del tempo, fin dall’inizio del secolo scorso, cominciano a sorgere eleganti villini di facoltosi baresi che d’estate vi trasferiva la famiglia per trascorrere la lunga stagione calda. La villa al mare, insomma, la vacanza al mare, a quel tempo era privilegio dei ‘plebei’ proletari. I benestanti preferivano la residenza di campagna considerata più adeguata al loro ceto. Spogliarsi – non si spogliava nessuno – ma il solo pensiero di mostrare un braccio nudo, era una scandalosa indecenza.
Ma i baresi, si sa, erano e sono per lo più ricchi mercanti che raramente rinunciano al profitto per il piacere e dunque quando la comunità dei russi chiese di poter locare quelle villette, facendo tintinnare monete d’oro, per il tempo necessario alla costruzione della Chiesa, non ebbe difficoltà ad accaparrarsi le più belle.
San NicolaCosì, nelle diverse ville nelle vicinanze delle costruenda Chiesa russa si sistemarono le famiglie dell’architetto Subbotin, il sacerdote Kulakoff, il salmista Kamenski, l’economo Giovanni Nikolski e l’imprenditore, responsabile dei lavori in ferro, Kamiskoff con il suo assistente Vassilio Antonoff.
Due mesi dopo, il 16 luglio 1914, nuovo sopraluogo. Questa volta arriva addirittura un componente della famiglia reale, il granduca Oleg Costantinovich, cugino di primo grado dello Zar Nicola II.
Il principe reale si trattiene a Bari fino al 25 luglio. Visita più volte il cantiere, ammirato per l’opera dei costruttori che hanno iniziato i lavori di rifinitura del grande edificio e, con la riconfermata promessa di consegna dell’immobile entro la fine del 1914, parte per San Pietroburgo per riferire direttamente allo Zar.
La sera prima la partenza del Granduca, l’Austria consegna alla Serbia un ultimatum ritenuto inaccettabile e il 27 luglio le truppe austriache varcano il Danubio. Inizia il primo conflitto mondiale.
Circa un anno dopo, l’11 maggio 1915, giunge a Bari l’ambasciatore russo De Giers. La Chiesa è quasi ultimata. I costruttori si dicono pronti per l’inaugurazione entro la fine di maggio e l’ambasciatore esprime la speranza di potervi assistere personalmente. Ma ormai anche la Russia è impegnata nel conflitto mondiale.
Il 22 maggio l’Italia consegna a Vienna la dichiarazione di guerra.
Prima che finisca la follia umana, l’inutile strage venne definita da papa Benedetto XV, in Russia esplode la rivoluzione d’Ottobre del 1917. La Chiesa ortodossa barese non sarà mai inaugurata, ma riuscirà a sopravvivere grazie alle donazioni degli esuli russi fuggiti in Occidente per sottrarsi al regime ateo e totalitario del comunismo.
Dopo la prima guerra mondiale e durante il ventennio fascista, un esiguo numero di pellegrini russi in esilio devoti a San Nicola, continuarono a venire in pellegrinaggio a Bari mantenendo in vita la Chiesa Russa. Ma nel 1937 il Comune di Bari acquista dai nuovi padroni del Cremlino il confiscato l’immobile e suolo della Chiesa innescando un contenzioso con l’antica Società Imperiale Ortodossa legittima proprietaria in esilio.
Inizia cosi, con le carte bollate, il lento degrado della più grande Chiesa ortodossa d’Occidente che il 7 aprile del 1973 rischia di essere distrutta da un furioso incendio che devasta il tetto e l’ultimo piano dell’asilo proprio mentre erano in corso i primi lavori di restauro appaltati dalla Giunta del sindaco Nicola Vernola.
Il resto è storia di oggi.
Nel 1989 la Russia comunista si disintegra, la Chiesa ortodossa torna ad assumere un ruolo importante nella società e nel popolo della nuova Confederazione e la Chiesa Russa di Bari, più volte restaurata, è di nuovo meta di pellegrini fedeli a San Nicola.
Il 14 marzo 2007 il presidente della Russia, Vladimir Putin, è a Bari per un vertice economico Italo-Russo e, fra un accordo e l’altro, formula l’auspicio di un pronto ritorno della Chiesa barese al Patriarcato ortodosso di Mosca.
Non era una richiesta estemporanea. Putin sapeva che il sindaco di Bari Michele Emiliano e il suo predecessore Simeone Di Cagno Abbrescia erano già impegnati a favorire il passaggio di proprietà della Chiesa al Patriarcato ortodosso da tre anni e l’auspicio espresso da Putin accelera il complesso iter burocratico. Il 28 aprile 2008 l’operazione è condotta a termine. Il Comune di Bari, che non può fare direttamente la donazione, permuta con lo Stato italiano, la Chiesa Russa e la Prefettura di Bari, entrambe di proprietà del Comune, ottenendo in cambio l’ex Caserma Rossani e un indennizzo di 13 milioni di euro.
Il giorno dopo il governo presieduto dal dimissionario Romano Prodi dona la Chiesa Russa barese al governo di Mosca che la consegna al Patriarcato ortodosso.
Ultima curiosità. Molti, moltissimi anni dopo, il grande ‘Palazzo della Storia’ svela che l’architetto Viktorovic Schussew, progettista nel 1911 della la Chiesa Russa a Carrassi, è lo stesso che nel 1924 disegna l’imponente Mausoleo di Lenin nella piazza Rossa di Mosca.
La simbolica cerimonia di consegna della Chiesa Russa barese al Patriarcato di Mosca è fissata per il giorno di San Nicola, il 6 dicembre del 2008, alla presenza del metropolita di Mosca, Kirill, del Presidente della Confederazione russa e del Presidente della Repubblica italiana. Ma il 5 dicembre, il Patriarca della Chiesa ortodossa della Confederazione, Alessio II, muore e la cerimonia barese è frettolosamente rinviata a dopo l’elezione del nuovo Patriarca.
Il 28 gennaio 2009 il ‘conclave’ dei vescovi ortodossi elegge Patriarca di Mosca e di tutte le russie proprio l’ex metropolita Kirill che in un primo tempo sembra voler intervenire personalmente alla simbolica manifestazione politico-religiosa programmata per il 1° marzo a Bari.
Kirill non ci sarà, ma la consegna delle chiavi della vecchia Chiesa Russa al Patriarcato ortodosso russo da parte del Capo dello Stato Giorgio Napoletano al presidente della Confederazione russa Dimitri Medvedev, sarà uno di quegli eventi che resterà per sempre nella storia di Bari in nome e nel culto di San Nicola.
Nicola Mascellaro

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