Di: Gianluca Lomuto
Arriva Ettore Scola e l’ItaliaFilmFest “si ferma”
E’ questa l’espressione che meglio descrive l’atmosfera respirata durante la lezione di cinema tenuta dal regista, chiamato oggi ad incontrare il pubblico presente. Entrando in sala a lavori iniziati, aggirandosi per cercare posto, ci si sarebbe sentiti fuori posto, un elemento di disturbo, come una mosca sulla lente della macchina da presa. L’aria che si respira in platea è carica di timore reverenziale, ed è certamente per questo che le domande arrivano col contagocce anche se, come vedremo, non mancheranno scambi di battute vivaci nel corso della mattinata. Presentando alla stampa la manifestazione, il direttore artistico Felice Laudadio si era espresso dicendo: “Siamo all’accademia del cinema”. Profetico, potremmo dire, se è vero che in una accademia che si rispetti le contestazioni non mancano mai.
“Tutti i mestieri hanno la pensione, non vedo quindi perché il cinema dovrebbe essere diverso, anche sottrarsi è un modo per collaborare. Chaplin, De Sica e tanti altri avrebbero fatto bene a ritirasi molto prima ed essere così ricordati per i loro film più grandi”, risponde così Ettore Scola quando Felice Laudadio, chiamato ad introdurre il dibattito, gli chiede perché da oltre cinque anni non giri più film.
Parla delle collaborazioni, di come siano importanti in tutti gli aspetti della realizzazione di un film:
“Lavorando con gli stessi attori nasce una strana forma di competizione, vedere se si riesce a fare insieme qualcosa che non si è già fatto. Mastroianni per esempio era riconosciuto come un latin lover, io l’ho visto bene nella parte di un omosessuale. Con alcuni attori, poi, avevo un rapporto privilegiato, agevolato dal fatto che avessi scritto per loro delle sceneggiature prima di fare il regista, per cui non erano intimoriti da me, mi conoscevano già”.
“La riuscita di un film dipende anche dai collaboratori che hai, certe scene sono state possibili solo grazie alla creatività degli attrezzisti, dei macchinisti, che letteralmente inventavano le attrezzature necessarie alla sequenza che avevo in mente. Penso a quando è stato necessario costruire un ascensore e segare un parapetto per far entrare un carrello dalla finestra. In questo modo fu possibile girare un piano sequenza che seguisse interamente la scena. Il piano sequenza permette di far percepire allo spettatore l’emozione che nasce nel protagonista, si evolve e poi finisce. Se avessi dovuto fare ricorso al montaggio, magari con l’uso del controcampo, il risultato non sarebbe stato lo stesso”.
“La presenza di certe musiche, prosegue il regista, è dettata da una scelta artistica, ma anche la sua assenza lo è, come è successo per Una giornata Particolare. Con Armando Trovajoli, ci rendemmo conto che la musica da lui scritta per il film non andava bene, e decidemmo di privarcene. Lui stesso preferì che si sentisse la radio in sottofondo”.
Non è d’accordo con Roman Polanski sulla decadenza del cinema italiano:
“Credo che si tratti semplicemente di periodi. Dopo un ventennio di calma piatta assoluta, arrivò il neorealismo e si toccarono delle vette, dei picchi di montagna, ma dopo le montagne ci sono le pianure. Da un po’ ti tempo siamo in pianura, ma non per questo parlerei di decadenza. Succede nell’arte, nella musica, è una questione di cicli”.
Parla dell’alta politica, quella non dei dibattiti televisivi, ma quella che è in ognuno di noi, nel genere umano, ed forse da qui che scaturisce il momento più intenso della mattinata:
“Cosa ne pensa del nepotismo, della partitocrazia nel cinema?” domanda un infervorato giovane regista.
“Non credo che esista il nepotismo, e nemmeno la partitocrazia. Non cerca di conquistare il cinema, la politica cerca di farlo chiudere, ha paura del cinema perché da fastidio”.
La risposta evidentemente non è stata soddisfacente, se è vero com’è vero che l’infervorato interlocutore ha abbandonato la sala, protestando e rivolgendosi con termini offensivi nei confronti di Ettore Scola, a volume non troppo alto per la verità. Certo è che la sala si è improvvisamente risvegliata, trovando in Felice Laudadio e Michele Placido, presente alla lezione, due accorati difensori del cinema italiano. Senza entrare nel merito della questione, sicuramente c’erano altri modi per sollevare l’argomento. Questo nulla toglie alla MasterClass. Del resto, si dice spesso, il cinema è finzione. Se se ne parla dal palco di una teatro poi, tutto fa scena.
Tag: Armando Trovajoli , Bari , Cinema , Ettore Scola , ItaliaFilmFest , Marcello MastroianniAltri articoli:

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