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ARCHEOLOGIA. Dopo 90 anni a Irsina rimesso a nuovo il cratere “a campana” del V° secolo a.c.

28 Mag 2017 | Nessun Commento | 733 Visite
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Archeologia: il cratere a campana di IrsinaUn ritorno dopo quasi 90 anni a Irsina (Matera) per il cratere «a campana» a figure rosse della fine del quinto secolo avanti Cristo, restituito all’antico splendore grazie al reinserimento di un frammento mancante, che il caso ha fatto scoprire grazie all’occhio attento degli archeologi.
Il vaso, esposto presso il museo civico «Janora», è stato presentato oggi ufficialmente nel corso di un incontro al quale hanno partecipato Angelo Bottini, già soprintendente dei Beni archeologici di Basilicata, Francesca Silvestrelli dell’Università del Salento e Marta Ragozzino, direttrice del Polo Museale della Basilicata. Il cratere, simbolo del simposio in cui era contenuto il vino in occasione di banchetti in onore del dio Dioniso, era stato rinvenuto per caso, nel 1927, in occasione di lavori edili in località Croci di Irsina. Venne trasferito presso il museo di Reggio Calabria, in quanto la provincia di Matera faceva parte della Soprintendenza del Bruzio e della Lucania. Ma per motivi ignoti un frammento del vaso rimase a Irsina in possesso della famiglia Janora, che donò nel 1965 quel reperto al Museo archeologico «Domenico Ridola» di Matera. Quarant’anni dopo, nel 2015, Bottini e Lucia Lecce che avevano studiato minuziosamente quel reperto «isolato», ipotizzarono che sarebbe potuto combaciare con il cratere custodito a Reggio Calabria. Da qui il progetto di ricomposizione, con il confronto degli stili, la datazione e la fattura ad opera di una «bottega» del Metapontino.
Sul lato A è raffigurato Dioniso in trono che tiene in mano un alto tirso ed assiste ad una scena in cui sono protagonisti due personaggi del suo seguito, un satiro che impugna a sua volta un tirso e danza saltellando davanti ad un cratere presumibilmente colmo di vino, e una menade con le gote rigonfie per lo sforzo che suona un doppio aulos, strumento a fiato simile alla ciaramella della tradizione popolare, il cui tono stridulo si riteneva avesse un effetto eccitante. Sul lato B, invece, è riportata la conversazione tra tre giovani e le corone che alludono probabilmente a vittorie atletiche.
Il sindaco di Irsina, Nicola Morea, ha parlato di un ulteriore fattore di attrazione per l’offerta turistica locale – con la statua di Sant’Eufemia da alcuni attribuita ad Andrea Mantegna e altri beni – e ha auspicato che il territorio possa essere oggetto di una nuova campagna di scavi.

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