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Di: Germano Chiancone

Approdano nel megastore Eataly di New York gli 11 chef più bravi d’Italia

20 Ottobre 2010 1,019 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Eataly di New York
Undici tra gli chef italiani più famosi e creativi sono sbarcati in queste ore New York, alla conquista della Grande Mela con le loro più originali ricette, non di rado al’insegna della semplicità.
Per tre giorni Eataly, il nuovo superstore newyorchese della cucina italiana diventato uno dei templi gastronomici della Grane Mela con un successo di pubblico senza precedenti, accoglie Identità New York 2010, organizzato da Paolo Marchi, il giornalista ideatore di Identità Golose.
La filosofia dell’evento - modernità, fantasia e tradizione, con prodotti di prima scelta - è stata riassunta benissimo da uno degli chef presenti, Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, un due stelle Michelin.
Il piatto scelto da Bottura è una semplice compressione di pasta e fagioli, «con mia nonna Ancella tra Ferran Adrià e Joel Rubuchon», i due grandi chef catalano e francese.
In un bicchiere, sopra una creme royale troviamo, adagiati su un letto di radicchio, i maltagliati e le croste di parmigiano bollite. Sopra vengono i fagioli caldi e quindi gli odori.
Gli undici chef sono stati presentati alla stampa da Mario Batali e Lidia Bastianich, i due chef newyorchesi che con Oscar Farinetti sono alla base di Eataly, il superstore di 5mila metri quadrati accanto al mitico Flatiron Building, all’angolo tra Fifth Avenue e 23esima Strada.
Il nuovo mega-store, sempre pieno zeppo, offre un ristorante a base di pesce e uno a base di carne per 80 coperti. C’e anche una pizzeria, la salumeria classica, un locale specializzato nella pasta, uno per i formaggi dove la mozzarella viene fatta a mano in loco, un altro di cucina vegetariana, una pasticceria, una gelateria, il caffè, l’enoteca e una birreria.
Gennaro Esposito, titolare della Torre del Saracino di Vico Equense (due stelle Michelin), un noto specialista della pasta, spiega che accanto alla pasta stracotta emerge non di rado quella troppo al dente. «A volte è cruda più che al dente, oppure al contrario è troppo cotta come sappiamo succede spesso all’estero. Al dente vuol dire che si può masticare con piacere», spiega lo chef.
Il marchigiano Moreno Cedroni, proprietario della Madonnina del Pescatore a Senigallia, un altro due stelle, pioniere del crudo in Italia, vuole fare concorrenza ai giapponesi, molto presenti a New York. «Sono qui per portare la mia idea di pesce crudo, di sushi - spiega lo chef -. Ad ogni pesce crudo cerco di dare la sua ricetta, mentre i giapponesi usano sempre gli stessi ingredienti con tutti i tipi di pesce. Voglio valorizzare il crudo all’ennesima potenza».
Davide Scabin, proprietario di Combal.Zero a Rivoli (due stelle), ha deciso infine di presentare a New York «un filetto di fassone, la tradizionale mucca piemontese, impanato alla torinese», con cipolline glassate al Barolo e salsa inglese salato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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