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ANTEPRIMA CINEMA. Hell Fest: perché la “banalità del male” attrae le giovani platee

8 nov 2018 | Nessun Commento | 213 Visite
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hellfest1Hell Fest è un horror che vede per la prima volta alla regia Gregory Plotkin, montatore di due recenti successi (sempre  dell’orrore)  come Auguri Per la Tua Morte e Scappa-Get Out, quest’ultimo addirittura candidato all’Oscar come miglior film.

A dominate la scena sono tre attrici, mentre gli attori  “maschi” hanno un ruolo più defilato.
Tutte e tre di provenienza televisiva, come è d’uso in questi b-movies, esse sono Amy Forsyth che è Natalie, la giovane concupita dal “mostro” di turno, Reign Edwards, afroamericana che fa parte del cast di Beautiful , soap opera per la quale è stata nominata per tre anni consecutivi  (2016, 2017, 2018) come migliore giovane attrice e infine Bex Taylor -Klaus, dal fascino ambiguo e “mascolino”: fece coming out nel 2016 ammettendo di essere lesbica.
Detto questo, va fatto notare che il film viene proiettato in Italia contemporaneamente all’ultimo capitolo di Halloween ed è ambientato proprio durante questa festa in un “parco dell’orrore e di divertimenti itinerante”.
La coincidenza fa il paio con altre, diciamo così, casualità.
“L’altro”,  il serial killer di turno, è simile a Michael Myers, l’assassino della “saga”di  Halloween, mentre una scena, esattamente quella dove la protagonista viene aggredita in un bagno pubblico è simile a una delle sequenze iniziali dell’altro horror pre-citato.
 Ciò rivela come i film di questo genere rischino  di somigliarsi l’uno con l’altro, ma va detto che il pubblico (giovanile) che costituisce il 95 per cento degli spettatori non ci fa caso, assetato di emozioni forti e a buon mercato.
I giovani protagonisti  della “trama”  di  contro cercano un divertimento proprio col cattivo gusto.
Un passo iniziale della sceneggiatura sottolinea come una delle ragazze inviti l’altra a non studiare (“siamo a ottobre, facciamolo a dicembre”) mentre il gruppetto di adolescenti ventenni sembra a corto di contenuti e pare attratto soltanto da tematiche sessuali.
hellfestInsomma, al  di là della trama risaputa, la sceneggiatura “segnala” un vuoto generazionale e di cultura.
Questi giovani americani moderni si entusiasmano per un parco giochi dell’orrore all’insegna del più bieco e volgare  trash.
La voglia di emozioni li rende persino insensibili: la protagonista, Natalie, scambia l’omicidio di una coetanea ad opera di “L’Altro ” per un happening previsto dal copione del terribile parco di divertimenti.
Il film si apprezza per la  fotografia (dominano i rossi e i blu) e per la ricostruzione dell’Hell Fest , ovvero il tetro  parco giochi. Il tutto è stato girato in Georgia.
Quello che non convince, o convince meno, è una trama risicata .
Si indulge (troppo?) come accennato  sull’incapacità del gruppo di giovani di decodificare certi segnali allarmanti; in una scena due coppie miste (lei afroamericana, lui bianco e ancora un messicano e un’americana) osano “pomiciare” mentre nel tunnel dell’orrore è tutta un’esplosione di mostri e cadaveri ambulanti anche se “finti”.
Si è voluto poi creare un intermezzo che contiene una citazione: il “gestore” della ghigliottina del parco giochi è Tony Todd, attore di colore che fu il serial killer del noto “Candy Man”.
Interessante è il finale aperto, che rivela  una “sorpresa” sull’identità del terribile assassino, il quale  scampa all’arresto.
Questo crea i presupposti per un eventuale seguito, che comunque non pare giustificato dai 13 milioni di dollari incassati tra Usa e Canada.
Il serial killer sembrerebbe attratto dalla giovane Natalie in modo non casuale e i suoi delitti perpetrati all’interno dell’Hell Fest parrebbero ispirati da una forma di gelosia o da un’ossessione lontana.
Ad ogni modo questo horror per certi versi “classico” non è piaciuto negli Stati Uniti mentre in Italia ha incassato bene: il primo giorno di proiezione si è classificato al quarto posto del box office, superando anche First Man  con Ryan Gosling.
  Grazie anche all’apporto del regista che come già detto ha collaborato a due grandi successi di questo   genere (e tra l’altro anche molto belli) il film non affonda completamente, per la  cura “tecnica” dei particolari.
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