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Amerigo Dumini, il capo della squadra fascista responsabile dell’omicidio di Giacomo Matteotti

11 nov 2015 | Nessun Commento | 1.717 Visite
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adIl 10 giugno 1924 l’on. Giacomo Matteotti, appena sceso dalla sua casa del LungoTevere a Roma, viene assalito da un gruppo di fascisti i quali lo obbligano a salire sulla vettura che poi correrà via, sotto lo sguardo attonito di alcuni bambini che giocano. Solo nell’agosto successivo sarà ritrovato il cadavere del parlamentare e sulla cui sparizione, Mussolini ed il regime, nel frattempo, divulgarono notizie false tendenti a falsamente dimostrare la fuga all’estero. La squadraccia fascista, denominata Ceka, che organizzò, rapì ed uccise Matteotti, era capeggiata da Amerigo Dumini.

Fedelissimo del fascismo, definito sansepolcrista, fascista della “prima ora” partecipò alla fondazione dei Fasci di Combattimento nel 1919 a San Sepolcro, quartiere di Milano. Nato negli Stati Uniti nel 1894, da padre fiorentino, tornò nella sua Firenze e rinunciò alla cittadinanza americana in favore di quella italiana, partecipando alla Prima Guerra Mondiale. Come molti reduci, sentì la responsabilità di cambiare l’Italia uscita dalla guerra sconfiggendo i partiti ed i movimenti politici che non avevano sostenuto la partecipazione del Regno d’Italia al conflitto.

La Toscana fu una delle regioni che maggiormente sostennero il Fascismo, e diede al movimento, poi diventato partito nel 1921, molti dirigenti e sostenitori, oltre ai così detti “picchiatori”. Dumini fu uno di questi ultimi. La Ceka fu inventata da Mussolini in persona come gruppo segreto del Viminale, il Ministero dell’Interno, che rispondeva direttamente al Duce ed al Ministro dell’Interno, lo scopo era colpire, aggredire e indurre a miti consigli tutti coloro che all’interno del PNF o appartenenti ad altri partiti e movimentiad2 dichiaravano opposizione a Mussolini.

Nel 1924, Mussolini, Presidente del Consiglio dei Ministri dal 28 ottobre 1922, chiese ed ottenne lo scioglimento anticipato della Camera dei Deputati eletta nel 1921, per procedere alle elezioni con la nuova Legge elettorale approvata su proposta dell’on. Acerbo (nota come Legge Truffa). Nel 1921 il PNF aveva ottenuto un risultato modesto con soli 35 deputati, pertanto non riusciva a controllare il Parlamento. Il Governo nato nell’ottobre 1922 era di coalizione, con l’appoggio determinante del Partito Popolare, del Partito della Democrazia del Lavoro, del Partito Nazionalista (che, poi, sarebbe confluito nel PNF) e di una grossa parte dei deputati e dei senatori liberali, soprattutto quelli più vicini alla Corona. Pertanto, nel 1924 si andò alle elezioni anticipate. I partiti di Governo presentarono un listone unico, al quale si contrapposero il PPI, il PLI di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, il PSI di Filippo Turati e Giacomo Matteotti ed il PCI di Antonio Gramsci. Il risultato fu nettamente favorevole al listone governativo, quasi il 65% dei voti, al quale si sarebbe aggiunto il “premio di maggioranza”. Ma la campagna elettorale fu caratterizzato da violenze, prevaricazioni, circolari prefettizie che impedirono a molti candidati delle opposizioni di tenere comizi elettorali, e laddove ciò non avvenne ci pensavano le squadracce dei ad5picchiatori fascisti, senza che le forze dell’ordine intervenissero ad evitare le violenze.

Così nella seduta di insediamento della nuova Camera dei Deputati, l’on. Giacomo Matteotti, denunciò tutto questo chiedendo di invalidare l’esito delle elezioni condizionato dalle violenze. Il discorso fu particolarmente duro e Matteotti dichiarò di essere in possesso di documenti attestanti pesanti casi di corruzione internazionale commessi da esponenti del Governo e da familiari del Duce e del Re. All’uscita dalla seduta della Camera pare che Mussolini, inferocito, abbia dichiarato tra le altre cose: “ma la Ceka e Dumini che cosa fanno… ???”.

Quindi, il toscano si sentì quasi in obbligo di organizzare la spedizione punitiva contro il deputato del Polesine, anche per ingraziarsi il Capo. Amerigo Dumini era famoso negli ambienti fascisti in quanto pare che si presentasse con ostentato accento toscano, con nome e cognome ed il numero di omicidi compiuti, a rappresentare la sua fedeltà alla “causa”. Era un “voltagabbane”. Prima dell’adesione al Fascismo, lo storico Aldo A. Mola ne registra anche l’affiliazione alla Massoneria di Piazza del Gesù, guidata da Raoul Palermi, quella che annoverava un numero notevole di aderenti al partito mussoliniano: da De Bono a De Vecchi, da Dino Grandi a Bottai, compreso Gabriele d’Annunzio, ecc… .

Lo stesso Palermi consegnerà a Benito Mussolini il brevetto del 33° grado del Ritoad4 Scozzese Antico e Accettato, al fine di accreditarsi quale Obbedienza Massonica filo-fascista, in contrapposizione al più numeroso e storico Grande Oriente d’Italia al quale il Duce aveva dichiarato guerra. Ovviamente, a seguito della approvazione nel gennaio 1925 della legge con la quale, di  fatto, la Massoneria fu posta in liquidazione, Amerigo Dumini, toscano, fu tra coloro che parteciparono alla distruzione delle sedi e degli archivi di tutte le Obbedienze Massoniche, anche al fine di eliminare le tracce delle imbarazzanti affiliazioni dei maggiorenti fascisti.

I vari processi e le varie condanne contro Dumini e gli altri partecipanti al raid contro Matteotti, furono per lo più delle farse. Morì libero a Roma nel 1967.

L’Italia è sempre stata caratterizzata dalla presenza di uomini come Dumini, quelli che Totò definì “caporali” al servizio di padroni i cui favori devono essere ingraziati non per merito ma per servilismo meramente interessato al proprio esclusivo benessere e tornaconto. Toscano come i tanti cosìddetti “intellettuali” al servizio dei Medici, dittatori truci che amavano essere circondati da “artisti” di stomaco buono e che facevano, e spesso fanno finta, in modo di non vederne le atrocità.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

 

 

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