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Al teatro Forma atmosfere d’altri tempi con Agnes Obel e Diego Morga per Time Zones 2011

19 nov 2011 | Nessun Comento | 965 Visite
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Agnes Obel e Diego MorgaTeatro Forma. Ore 21.10. Quinto appuntamento per Time Zones. Un pianoforte è sotto le luci. Sembra un grande paio di guanti neri che aspetta le sue mani. C’è gente che ancora prende posto. La sala è piena. Qualche minuto ancora. E un uomo, tutto vestito di nero, esce sul palco quasi in punta di piedi, saluta educatamente il pubblico, si sistema sul sediolino e infila le sue mani nel grande paio di guanti neri. È il pianista. È Diego Morga. Parte il primo brano: Obsesso. Deciso, movimentato, che scuote da subito l’aria. Ci fa capire presto che vale veramente la pena avventurarsi nel luogo dove ci sta per portare. È musica densa, che si impone, che inchioda le persone alle poltroncine, che vuole rispetto. Le mani si staccano per un attimo dal piano. Primo applauso della serata. Secondo brano: Mentre ti guardo. Sognante, delicato. Un altro mondo. Il pianista ci invita ad entrarci dentro con garbo e delicatezza. E noi ci lasciamo cadere piacevolmente. Terzo brano: Un ricordo di te. Continuiamo a scivolare sempre più dentro. C’è grande tecnica, ma sempre al servizio del sentimento. È chiaro. Si sente bene e continua con Di danze e di castelli. Il pianista suona con un tocco magistrale e muove leggermente la testa. È così sicuro della bellezza della sua musica, che non puoi non credergli. È proprio così. Il paesaggio sonoro qui si espande, comincia ad entrare aria dappertutto e ci sono idee che convincono e ammaliano. Morga scambia due parole con il pubblico. I brani appena suonati sono tutti tratti da un suo lavoro, pubblicato da un’etichetta leccese, la Dodicilune, che si intitola “Da qui passano i venti”. E presenta, infine, l’ultimo brano della sua scaletta, che andrà a far parte del suo prossimo cd ancora in lavorazione. Il titolo è: L’ame d’un pianiste. E l’artista si avvia così in punta di dita sui tasti, che intorno si riescono a sentire i respiri delle persone. La melodia è toccante. Il pianista ci ha preparato, per tutta la durata del suo set, a questo. Eccola che arriva. Ora c’è tutta la sua anima. È inutile e superfluo davanti a musicisti del genere, parlare di cifra stilistica, di tendenza post-minimalista, di aderenza e quant’altro si possa aggiungere. Diego Morga: compositore barese. È “il pianista”. E la città di Bari non può che sentirsi orgogliosa e onorata di possedere un tale enorme talento.

Agnes Obel e Diego MorgaAgnes Obel incanta tutti. Fa un concerto strepitoso. Col suo ciuffo biondo sul viso, si siede al piano e mostra in tutta la sua compostezza dei quadretti melodici fuori dal tempo. Cantautrice danese, trapiantata a Berlino. È molto suadente, ha una spiccata personalità. Propone le canzoni del suo album d’esordio “Philarmonics”, pubblicato lo scorso anno per Pias e giunto al primo posto in classifica in Danimarca e Belgio, premiato con il doppio disco di platino. In Danimarca è una vera star, ha superato le 60000 copie. Dopo aver suonato dappertutto in Europa, la sua notorietà la deve al cinema. Tre sue canzoni sono finite per far parte della colonna sonora del film Submarino di Thomas Vinterberg e la canzone Riverside è finita d’accompagnamento a un episodio di Grey’s Anatomy. A Bari si presenta con altre due ragazze: violoncello e arpa. Non c’è che dire: la Obel sa il fatto suo e il suono si fa musica, dal primo brano all’ultimo. Il suo stile riprende molto Jan Johansson e le intro al piano ricordano vagamente le sonate di Debussy. C’è molta scrittura dietro le canzoni, questo bisogna riconoscerglielo. E il carisma che emana la sua figura non può lasciare indifferente. Nessuno. Agnes colpisce il cuore del pubblico che la applaude ripetutamente. Dopo il bis, va via salutando con la mano, ma con una tale dolcezza e un’umiltà, che non riesco a non pensare ad una cosa: tante nostre “piccole star italiane” inutilmente arroganti e superbe, dovrebbero solo imparare da artisti del genere, che se si è grandi, non c’è bisogno di darlo a vedere, si vede e basta.

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