Afterhours per il secondo appuntamento del Festival di Villa Arconati

Dopo aver esordito con l’eleganza di una canzone d’autore contaminata di jazz, che vedeva protagonista l’astigiano Paolo Conte, Il Festival di Villa Arconati, nel suo secondo appuntamento, ha portato sul palco una delle poche band che hanno segnato in maniera indelebile il rock indipendente in Italia, gli Afterhours.
Il rock è una musica che poco si sposa con gli idiomi latini (come l’italiano o lo spagnolo), sia per l’inflessione musicale che la lingua stessa assume, sia per un retaggio musicale, che ha visto le più grandi band rappresentative di questo genere esprimersi in lingua inglese. Ma gli Afterhours, che nascono agli inizi degli anni 90 cantando in inglese, hanno visto l’esplodere del loro successo, proprio quando hanno cominciato a cantare in italiano.
Un successo che però non si è arenato nei confini del ‘bel paese’, ma è riuscito a sconfinare in America, una delle patrie del Rock, tanto che la prestigiosa rivista americana Spin Magazine ha inserito gli Afterhours nella lista “The 100 Greatest Bands You’ve Never Heard Of”, che contiene un’accurata selezione delle migliori band meno note al pubblico mainstream, che meritano di essere ascoltate.
Alla fine del 2011 gli Afterhours infatti si sono imbarcati in una bellissima esperienza, un viaggio negli Stati Uniti, durante il quale hanno suonato nei piccoli music club americani, ma anche fatto delle session in studi di fama consolidata, come gli Electric Audio di Steve Albini a Chicago. Il tour è documentato dall’imperdibile serie di trasmissioni Jack On Tour su DeeJay Tv e, figlio di questa esperienza è il CD Meet some freaks on Route 66, con sette arrangiamenti del proprio repertorio, e una cover (”Dolphins”) interpretata assieme ai Majakovich (loro gruppo di supporto nelle date americane).
Il concerto di ieri, come ha definito il leader della band Manuel Agnelli, è stato uno dei più bei concerti che hanno mai fatto a Milano, la città nella quale risiede la band. Io che li ho ascoltati tante volte, e non solo a Milano, posso confermarlo. L’acustica era molto buona, il pubblico entusiasta e partecipe, l’atmosfera calda e la band davvero carica!
La voce Manuel Agnelli è estremamente particolare a tratti aspra, grezza e poi calda e dolce nelle ballate. Xabier Iriondo, provocatorio e scenografico al tempo stesso, alternava la tromba alla chitarra, e durante un pezzo le aveva entrambe fra le mani, tanto che sembrava non sapesse su quale sfogare la sua energia. La batteria di Giorgio Prette rappresenta il ritmo vibrante che contraddistingue la musica degli Afterhours, e posta in risalto sul palco, era l’elemento accentratore intorno al quale le chitarre e il basso andavano a sfogare i momenti più adrenalinici. L’espressione del basso la descriverei esattamente come ho fatto per la voce di Agnelli, aspro, grezzo e poi caldo e dolce e profondo nelle ballate, mentre vibrava fra le mani di Roberto Dell’Era. La chitarra di Giorgio Ciccarelli ha tiraro fuori una grande forza espressiva. Le melodie della tastiera e del violino di Rodrigo D’Erasmo si distinguevano creando a tratti un contrasto, a tratti il tema delle canzoni. Naturalmente Manuel ha coinvolto il pubblico anche con la chitarra e le tastiere.
Insomma, un concerto degno di nota, dove tutti i musicisti sono stati protagonisti insieme a Manuel!
Per il prossimo appuntamento, la proposta di Villa Arconati migra nuovamente verso un altro stile. Il verde della provincia milanese viene invaso dai colori del sud. Parliamo del Salento, dove il sud dell’Italia si fonde col sud del mondo, mischiandosi in delle sonorità e in una ritmica dal sapore mediterraneo. Il tutto orchestrato magistralmente dalla visione artistica di Ludovico Enaudi.
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