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A tutto zoom sulla Fòcara di Novoli 2014, il fuoco dell’amicizia fra i popoli

26 Gen 2014 | Nessun Commento | 1.890 Visite
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novoli44Il freddo vento di questi giorni ha disperso l’ultima cenere della Fòcara, il fuoco più grande del bacino del Mediterraneo. Un fuoco buono – come ripetutamente l’ha definita il Sindaco Oscar Marzo Vetrugno – un fuoco da sempre consacrato al culto di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e dal 1664 patrono della città di Novoli, ma che, in questi ultimi anni, si è caricato di ulteriori universali significati, facendosi portatore di pace e fraternità fra i popoli. Un antico rituale di cui viene proposto l’inserimento, nell’elenco dell’Unesco, come patrimonio immateriale dell’umanità.

FOCUS SULLA FOCARA

La Fòcara è senz’altro il più conosciuto dei tanti falò che ardono, durante varie festività religiose,  non solo in molte città della Puglia, ma anche in tantissimi paesi d’Italia e di tutta Europa. Si tratta di riti ancestrali, di origine pagana, finalizzati ad esorcizzare il male e allontanare gli spiriti malefici, dedicati alla Vergine o a un Santo e spesso propiziatori di un nuovo ciclo colturale abbondante di frutti o di una felice annata agraria.

A Novoli, non più di ottomila anime e una manciata di chilometri da Lecce, prende, per tradizione costruttiva, la forma di una monumentale catasta di forma troncoconica, 25 metri di altezza per 20 di diametro, con o senza sottostante passaggio a galleria; una vera e propria struttura architettonica realizzata, secondo un consolidato rituale, con fascine di tralci di vite (oltre 70mila, ci dicono) trasportate, su carri agricoli, dalle vigne del Negroamaro. I preparativi cominciano, all’incirca, un mese prima. La festa, contaminazione di sacro e profano, si prolunga per tre giorni, dal 16 al 18 gennaio e inizia con l’intronizzazione del Santo Patrono e una solenne processione, autorità civili, religiose e militari in testa, carabinieri in alta uniforme con mantello e pennacchio, sbandieratori e figuranti (presi in prestito dal Corteo dei Rioni della gemellata città di Oria), banda di lucidi ottoni e una lunga teoria di popolo devoto che, passando sotto gli archi delle luminarie, si snoda fra le vie del paese.

novoli55Sulla strada si sviluppa, pregno di rumori, odori e umori, il caotico mercato, come in ogni sagra e fiera del Sud che si rispetti; pittoresche bancarelle dove puoi acquistare di tutto, ma che, soprattutto, sono una ostentazione, attraente, della gastronomia tipica salentina. Vi trovi la stuzzicante cupèta di mandorle, la caratteristica scapèce di Gallipoli (piccoli pesci, chiamati pupiddi, fritti e passati in un bagno di aceto e farina, che si conservano a strati in mastelli di legno con pane grattugiato e zafferano), salumi e formaggi di ogni genere, baccalà salato, turcinièddi (involtini preparati con interiora di agnello), mùgnuli (broccoletti) e senape selvatica, patate Sieglinde di Galatina, olive, legumi, castagne secche e morbidelle, taralli e frisèdde di grano o orzo, pitte, pìttule, pucce in quantità. Generosamente si offrono assaggi di Salice salentino e Moscato di Novoli.

Grappoli di coloratissimi palloncini di tutte le fogge ondeggiano alla leggera brezza di terra, qualcuno sfugge di mano al suo piccolo padrone per raggiungere le nuvole o impigliarsi, prima, da qualche parte.

Agli Uomini della Fòcara, quasi una confraternita, spetta il privilegio della costruzione della gigantesca pira e, la mattina del 16 gennaio, della sua spettacolare “bardatura”, che altro non è che una sorta di mirabolante staffetta con la quale questi devoti uomini, prendendo ognuno il proprio posto su lunghe scale e dando le spalle alla catasta, a forza di braccia, issano sulla cima del falò il quadro di Sant’Antonio Abate.

focara_novoliLA FOCARA E LA FIAMMA DELL’ARTE

Quest’anno, proseguendo il felice connubio fra la sapienza manuale degli artigiani locali e le suggestioni degli artisti internazionali (ricordiamo, per le scorse edizioni, i “cavalli” di Mimmo Paladino e i “numeri” di Ugo Nespolo), è stato Hidetoshi Nagasawa, con la collaborazione di Anna Cirignola, a portare la fiamma dell’arte alla Fòcara, ridisegnando a modo suo la catasta e dotandola della “scala che porta al cielo”, una passerella che avvolge a spirale la costruzione di fascine.

Nagasawa, nato nel 1940 in Manciuria (Giappone) e laureatosi a Tokyo nel 1963, è architetto/scultore e artista concettuale di fama internazionale. Intrecciando frammenti della cultura orientale e di quella occidentale, si è dedicato ai temi del viaggio, del recinto e del passaggio e creato “luoghi” che traggono forza di ispirazione da elementi naturali. Presente in diverse edizioni della Biennale di Venezia e alla nona edizione (1992) di Documenta, la più prestigiosa esposizione di arte contemporanea, occupa la cattedra di scultura alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, città tappa del destino, dove, nel 1967, decise di fermarsi e di vivere, dopo che qui gli rubarono la bicicletta con la quale aveva intrapreso un lunghissimo tour, durato circa 18 mesi, che, partendo dal Giappone, lo aveva portato ad attraversare gran parte dell’Asia, la Turchia, la Grecia, e l’Italia.

Incontriamo Nagasawa, che ha realizzato anche il manifesto dell’evento, al FòcarArte, nella saletta della cultura, dove il critico Toti Carpentieri ha presentato l’installazione dell’artista giapponese e dove sono esposte le fotografie della scorsa edizione della festa scattate dalla reporter palermitana Letizia Battaglia (quest’anno tocca al fotografo Beppe Avallone); lo incrociamo nuovamente, mentre parla di una sua prossima mostra a Molfetta, al banco caffè del ristorante dove il 15 sera il sindaco Vetrugno, accompagnato anche dal regista Kusturica, saluta tutti gli ospiti e la stampa, dando notizia che la Fòcara si è aggiudicata una delle prime tappe del “Giro d’Italia in 52 weekend”, bella iniziativa della start-up Weekendagogo (http://www.weekendagogo.it/).

kusturizaL’altra presenza di spessore che ha catalizzato l’attenzione è stata proprio quella di Emir Kusturica, cineasta balcanico originario di Sarajevo, premiato con il Leone al Festival di Venezia, la Palma d’oro al Festival di Cannes e la nomination per l’Oscar, come miglior film straniero. La critica, quasi unanime, ritiene “Underground” il suo capolavoro e uno dei migliori film del XX secolo.

Il regista, musicista e attore, il 15 sera, ha tenuto, nel Teatro comunale, una lectio magistralis intitolata “A fuoco sul fuoco” e ha dibattuto con Antonella Gaeta, presidente di Apulia Film Commission, che non si è lasciata sfuggire l’occasione per invitarlo a girare una pellicola in Puglia. Partendo dalla sua recente autobiografia (“Dove sono in questa storia”, ed. Feltrinelli) e rendendo omaggio a Tarkovskij e Fellini, i maestri che ama e lo hanno ispirato, il relatore si intrattiene sui negativi cambiamenti avvenuti nel cinema dagli anni ’70 ad oggi, a causa della mercificazione del sistema produttivo, soprattutto americano. Parla, poi, della sua cinematografia, che attinge al grottesco e all’onirico e ha caro il tema della guerra e dell’amore, citando alcuni titoli, fra cui “La vita è un miracolo”, “Il tempo dei gitani”, ”Lungo la via Lattea”, il film in preparazione in cui sarà attore protagonista insieme a Monica Bellucci. Esperto di “fuochi”, ai quali rimandano tante sequenze dei suoi film, Kusturica si sofferma, infine, sulle varie valenze del fuoco e sulla sua sacralità. Pertanto, incapace di star fermo perché “nato per creare”, non si sottrae neppure all’impegno di collaborare da protagonista e voce narrante, insieme a Hidetoshi Nagasawa, alla realizzazione, finanziata da Apulia Film Commission, di “A fuoco”, docufilm di Gianni De Blasi che racconterà, sotto ogni aspetto, le risalenti origini e la storia della Fòcara, riprendendo la festa dal vivo nella sua coinvolgente fascinazione e con una totale immersione nell’anima stessa del paese.

bandaUNA PIAZZA INCANDESCENTE E TANTA MUSICA LIVE

E’ la sera del 16 che la gente (fra le 50 e le 80 mila presenze) si concentra in piazza Tito Schipa, che ha l’aspetto di un grande foro boario, e nelle vie adiacenti, attendendo impaziente il primo sparo che innesca l’incendio della Fòcara, la quale, piano piano, viene avvolta da bagliori, lingue di fuoco e densi fumi. Poi il consueto spettacolo pirotecnico (affidato alla ditta Mega di Scorrano), che, con musicale contrappunto, fra incessanti scoppi e tramestii, regala a chi alza gli occhi verso il nero del cielo notturno una beneaugurante pioggia fatta di policromi baffi, fragorosi sbuffi, scintille evanescenti e guizzi irripetibili, che appaiono improvvisi e si diradano per far posto a quelli successivi.

Si puntano i riflettori, sempre in piazza Tito Schipa, sul Fòcara Festival, una interessante rassegna musicale (curata da Loris Romano con la collaborazione della Cooperativa Coolclub), che, con ormai dieci anni di vita alle spalle, si propone di attrarre soprattutto i giovani e di proiettare la festa verso il futuro, recuperando sonorità fra loro diverse ma che, in qualche modo, si intrecciano con le significanze della festa. Sul grande palco, quest’anno, si sono alternati, durante le tre giornate di musica live, artisti internazionali che rispondono ai nomi di Alpha Blondy, Tinariwen, Omar Souleyman, Muchachito Bombo Infierno, Banda Adriatica, Bombino, Dubioza Kolektiv, Motel Connection, BoomDaBash.

spaghetti-alla-traversa1EVENTI COLLATERALI E PENNE AL DENTE

Una segnalazione a parte va fatta per l’area food con i prodotti tipici locali, il Food Sound System Corner di DonPasta e il Salone di enogastronomia “Cupagri”, che, a partire dal giorno 15, ha ospitato alcuni eventi collaterali curati dalla Proloco di Novoli, dalla Coldiretti e dal Gal Valle della Cupa. Fra questi eventi, ha molto divertito, attirando la nostra attenzione, “Penne al dente”, una gara di cucina, condotta dal giornalista Pierpaolo Lala (ideatore di “Fornelli indecisi”), in cui assistiti da chef e pasticcieri salentini, per una volta messi in parentisi (Donato Episcopo, Massimo Vaglio, Antonio Campeggio, Luigi Derniolo, Gianluca Spagnolo, Daniela Sabato, Letizia Basile, Antonella Chiriatti, Mirella De Jacob, Valeria Margheriti, Daniele Bascià, Marco Monaco e Andrea Rucco), si sono cimentati, con ricette di loro invenzione e preparate utilizzando ingredienti del territorio, i giornalisti Elio Crociani (piadina alla salentina), Manila Benedetto (friselle al fuoco), Enza Moscaritolo (fave secche sgusciate e sponsali), Serena Costa (minestra di cavolo e verza), Michele Traversa (spaghetti alla traversa), Silvia Costantini (mezze maniche con la verza), Silvia De Leonardis (maccheroncini cavati a mano con polpette di agnello e lampascioni su crema di carciofo violetto), Francesca Sozzo (maccheroncini di Nonna Clelia), Antonio Gnoni (maccheroncino cacio e pepe alla salentina), Silvia Donnini (rotolini di melanzana), Mariella Morosi (parmigiana di carciofi violetti con formaggi dell’Arneo), Anna Chiara Pennetta (verza ripiena prima assaggia e poi ti dico), Maria Grazia Fasiello (sformato di carciofi violetti con salsa al formaggio e gamberi viola di Gallipoli), Sandro Romano (burger di rana pescatrice), Dino Levante (baccalà ai due sapori), Danilo Lupo (fiore d’inverno), Fabiana Salsi (la rivincita dello struffolo), Luisa Ruggio (la diplomatica), Giuseppina Laricchiuta (crostata di mele cotogne), Nunzio Pacella (gamberi viola di Gallipoli su vellutata di pampasciuni di Acaya con laganari al vincotto primitivo). Senza assumerci responsabilità di qualsiasi tipo, riferiamo soltanto, salvo errori ed omissioni, che la giuria (presidente lo chef Andrea Serravezza; componenti: Pierpaolo Lala, Oscar Marzo Vetrugno, sindaco di Novoli, Giuseppe Taurino, presidente del Gal Valle della Cupa, Alessandro Capodieci del Gal Valle della Cupa, Benedetto De Serio, direttore Coldiretti Lecce, Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Puglia, Terry De Petro, addetto stampa Coldiretti Puglia, Pino De Luca, etnogastronomo) ha ritenuto di premiare, nell’ordine, le preparazioni di Maria Grazia Fasiello, giornalista di Nuovo Quotidiano di Puglia, di Nunzio Pacella, addetto stampa della manifestazione e collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno, e di Danilo Lupo. Un riconoscimento è andato anche a Mariella Morosi, collaboratrice di Italia a Tavola, e un premio speciale a Sandro Romano, giornalista e corrispondente dalla Puglia di Italia a Tavola, “per la creatività, la ricercatezza, l’eleganza della presentazione e l’originalità del piatto; una prova da vero chef”. Il suo piatto, ad onor del vero, non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere realizzato se all’acquisto dei prodotti freschi non ci avesse pensato, all’ultimo momento, l’amico Pacella, noto per il suo amore verso i gamberi gallipolini, che (per farvi capire!) Nunzio è arrivato, dicono le malelingue, ad ospitare nella vasca da bagno di casa sua.

Se ci accontentiamo, le “Penne al dente”, scodellate di contorno alla Fòcara, vanno benissimo, ma, da lettori esigenti, ci auguriamo che non siano scotte le notizie.

berg3GIOIOSA E FOCOSA CANDIDATURA

Lecce, per il 2019, è fra le città italiane (le altre sono Siena, Cagliari, Ravenna, Perugia-Assisi e Matera) candidate a “capitale europea della cultura”. Tutto il Salento e la Puglia la sostengono e, naturalmente, la Fòcara novolese, nei giorni della seguitissima grande festa, non si è lasciata sfuggire neppure l’occasione per stringersi intorno alla città capoluogo e rilanciarne, con tutto il suo calore, la meritata candidatura. Forza, Lecce, nobile e antica città del ricco barocco, cuore di un territorio dalle straordinarie risorse, che può degnamente proporsi come un ponte vivo fra sponde diverse del Mediterraneo e fra il passato e il futuro di popoli amici.

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