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Di: Antonio Sasso

A Cuba un mese di eventi per ricordare Ernest Hemingway

11 Luglio 2011 420 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

ernest hemingwayA Cuba persiste ancora, anche se non in modo omogeneo, un sentimento di avversione nei confronti degli americani, spesso considerati “yankeè” o “imperialisti”. C’è un’eccezione alla regola, anche perchè all’Avana non lo si considera un americano: Ernest Hemingway, che ebbe profondi vincoli con l’isola, dove il 50/o anniversario della sua morte, il 2 luglio 1951, viene ricordato con numerosi eventi.

Secondo Ada Rosales – direttrice del Museo Finca Vigia, a suo tempo residenza cubana di Hemingway – lo scrittore non aveva scelto Cuba semplicemente per riposarsi: “si sentiva infatti cubano, e a tutti gli effetti“.

Sono proprio i luoghi dell’isola caraibica a raccontare quanto Hemingway amasse queste terra. A cominciare dall’Hotel Ambos Mundos, di cui lo scrittore rimase innamorato quando vi soggiornò nel 1938 solo per un breve scalo, di ritorno dalla Spagna della guerra civile dove fece il giornalista.

Un breve periodo negli Usa fu solo il preambolo al ritorno definitivo a Cuba un anno più tardi, con la sua terza compagna, Martha Gellhon, ancora una volta all’Ambos Mundos. Qui cominciò l’ultima bozza di “Per chi suona la campana“. Dall’albergo, scrive lo stesso Hemingway, si poteva ammirare la cattedrale, lo sbocco della baia ed il mare, facendo colazione con latte freddo ed un pezzo di pane, tenendo d’occhio il molo di San Francisco, dove era ormeggiata Anita, la sua barca.

Erano gli ultimi anni della dittatura di Machado e Hamingway aspettava la fine di quello che aveva definito come un “miserabile tiranno“. Martha, però, non aveva trovato la stessa pace, e iniziò la ricerca di un luogo più appartato, per allontanarsi dalle continue visite all’Ambos Mundos.

La soluzione fu la Finca Vigia, a San Francisco de Paula, alle porte de L’Avana. La affittò ed affrontò le lamentele di un riottoso Hamingway, che non voleva lasciare L’Avana per andare a finire in un luogo così isolato. Fece di più, la ristrutturò e riuscì a far cambiare totalmente idea al compagno: nel dicembre del 1940 la Finca fu acquistata.

finca vigiaDa quel momento si trasformò nello sfondo di un periodo intensissimo nella vita dell’artista. Da lì passarono grandi personalità, da Spencer Tracy a Katherine Hepburn e Gary Cooper, Jean Paul Sartre, al pugile Rocky Marciano. Si racconta perfino che Ava Gardner si facesse il bagno nuda nella piscina della villa, e che Hemingway invitasse gli altri ospiti a immergere i piedi nell’acqua dove era appena stata la diva.

Un luogo che oltre ad essere al centro della sua vita privata lo legava alla dimensione pubblica dell’isola: e infatti Mary Welch, sua ultima compagna, donò alla morte dello scrittore la Finca al governo cubano, seguendo le ultime volontà del compagno. Ma la vita cubana di Hemingway non era limitata alla tranquillità casalinga, visto che era socio del Club della Caccia di El Cerro e dello Yacht Club. Aveva conti aperti in ristoranti come il ‘Floridà, la ‘Zaragozanà o il ‘Pacificò.

Hemingway è arrivato a descrivere perfino gli odori, da quello della farina nei magazzini de L’Avana vecchia fino a quello del legno degli imballaggi del porto, pieni di caffè e tabacco. La sua personalità si è insomma totalmente compenetrata con l’anima dell’isola, fino a lasciare tracce che a tutt’oggi sono più che mai vive nella quotidiana cubana.

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