Di: Michele Traversa
A Cuba le targhe colorate salvano gli autostoppisti e gli abusi di “privilegi”

Nessuno in possesso di una macchina a Cuba sfugge al controllo delle autorità dell’isola, dove c’è un sistema di targhe che a seconda dei colori permette di identificare i loro padroni.
Copiato dall’ex Unione Sovietica, il sistema permette di stabilire per esempio se il proprietario di un auto fornita dallo Stato la sta usando in modo corretto oppure di conoscere, sempre con una veloce occhiata, se la vettura è di un corrispondente straniero o di un diplomatico, e da quale paese provengono.
Il metodo importato dall’ex Urss è anche utile ai tanti cubani che ai semafori chiedono botella (fanno l’auto-stop), in quanto si presume che i proprietari di macchine statali abbiano l’obbligo di dare un passaggio ai ‘botelleros‘ per il fatto di avere tale privilegio in una società che si proclama ugualitaria.
Se i ‘botelleros‘ considerano un proprio diritto utilizzare le macchine statali, evitano invece quelle dei turisti, e spesso anche dei residenti stranieri, al fine di non avere guai per il fatto di essere visti con gli ‘extranjeros’.
La maggior parte delle macchine a Cuba sono dello Stato, che impone una serie di regole per il loro uso.
Le targhe blu, quelle utilizzate nei veicoli dello Stato, sono appunto quelle che si vedono di più sull’isola, dove, in diversi punti, vi sono d’altro lato posti di controllo al fine di verificare che i padroni non facciano percorsi non concordati o li usino in giorni non autorizzati, per esempio andare la domenica con la famiglia al mare.
I dirigenti delle società statali, le cui vetture vengono identificate da una targa marrone, hanno più flessibilità nell’uso della macchina. Il verde è il colore delle targhe delle auto dei militari (utilizzato nelle auto dei ministeri sia degli interni sia delle forze armate), i quali vengono altresì identificati grazie alle loro iniziali, che appaiono in bella mostra nella targa.
I funzionari statali e i militari sono d’altra parte quelli che utilizzano ogni giorno di più macchine moderne, che negli ultimi tempi hanno sostituito le Lada russe e le auto cinesi.
Con il giallo vengono invece identificate le macchine private, le uniche che possono permettersi la grande maggioranza dei cubani e che in genere sono le vecchie auto americane di più di 50 anni fa, mentre il bianco – il colore delle targhe che in assoluto si vede di meno tra le strade dell’Avana – è privilegio delle personalità più importanti del governo e del Partito comunista cubano (Pcc).
L’opposto al bianco nell’arcobaleno, il nero, è quello delle targhe dei rappresentanti stranieri e dei diplomatici, il cui Paese di provenienza si capisce dalle prime tre cifre della targa, che permette di capire anche il grado nella gerarchia in ambasciata della persona che guida il veicolo attraverso le tre ultime cifre (un ambasciatore è per esempio lo 001). La targa arancione è per lavoratori di società straniere nel caso in cui la seconda lettera è una K. Le autorità hanno dato la stessa targa – arancione, ma con una A come seconda lettera - ai religiosi e ai giornalisti. Un adesivo, con la scritta ‘P.Ext’ (Prensa extranjera), distingue ai religiosi dei corrispondenti stranieri, mentre il rosso è per le auto con targa provvisoria: se si tratta di un rosso scuro che inizia con la T da turista allora è per le macchine in affitto, guidate sempre di più dai cubani a causa dell’aumento di turisti cubano-americani sull’isola.
© RIPRODUZIONE RISERVATATag: auto , comunismo , cuba , ex urss , giornalisti , targhe , turisti
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