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LSDmagazine incontra Pierdomenico Mongelli per parlare di “TAS”

8 dic 2011 | Nessun Comento | 1.713 Visite
Di:

Pierdomenico MongelliSi sa, il mondo della musica enormemente in crisi (come d’altronde il mondo intero) continua a sfornare iniziative innovative sul panorama nazionale. A tal proposito noi di LSDmagazine abbiamo avuto modo di incontrare Pierdomenico Mongelli, di TAS (Take Away Sounds) che ci illustrerà il suo progetto che sono sicuro non rimarrà isolato.

Che cos’è Take Away Sounds?

Take Away Sounds sviluppa in Italia il progetto francese dei Concert à emporter di La Blogothèque (wwwlablogoteque.net). I nostri “suoni da asporto” sono brevi documentari musicali che durano il tempo dell’esecuzione di un brano, in cui raccontiamo le band e la loro musica lontano dalla formalità della sala di registrazione o dalla costruzione narrativa di un video clip. È tutto molto semplice. Incontriamo i musicisti, ci facciamo portare in una location da loro scelta sulla base dell’affezione emotiva a quel luogo e lì giriamo il docu-clip che, sia per la sua realizzazione che per la sua fruizione, si caratterizza come un “suono da asporto”, da prendere e portare anche molto lontanovisto che il progetto TAS aderisce ufficialmente ad Invisible Session (invisiblesession.org), una piattaforma di mappatura dei progetti take away nel mondo, dichiaratamente ispirati ai Concert à emporter di La Blogothèque.

In che cosa consiste un video TAS?

Nello specifico, si tratta di un unico “take” girato in piano sequenza e registrato in presa diretta, completamente improvvisato per quanto riguarda la ripresa video. È interessante trasmettere il primo “sguardo” della camera all’interno di una situazione del tutto nuova e inaspettata. Infatti, non sappiamo mai, prima di girare, dove si svolgerà la ripresa e quali e quanti strumenti verranno utilizzati. La logica del video clip, quindi, è abbandonata a favore di una scelta che intende far emergere solo la realtà dell’esecuzione musicale. Inoltre, anche gli strumenti sono “takeaway”: devono essere facilmente trasportabili e, talvolta, anche un bidone rovesciato può essere un’ottima batteria “da asporto”!

Che cosa racconta un “suono da asporto” che non sia già comunicato nel video-clip?

Generalmente un artista o una band si esibiscono per parlare ad un interlocutore, reale o virtuale che sia, per comunicare sul piano della realtà oggettiva delle parole e della musica una realtà che è intima ed emotiva. Un video TAS vuole raccontareche cosa succede tra i musicisti quando si suona esclusivamente per sé stessi, quali sentimenti ed energie girano quando si costruisce, con il suono, la realtà di una esecuzione musicale che, prima di tutto il resto, è una realtà di persone che si incontrano per fare musica. Un live o un video clip, per i piani mediatici a cui appartengono, non possono far vedere il respiro che si tira prima di iniziare a cantare, le dita che si preparano a toccare le corde, lo scambio di sguardi che serve ad accordarsi prima che ad accordare gli strumenti.

Take Away Sounds
In quale modo realizzate i video TAS?

Per seguire da vicino i musicisti, cogliere i dettagli e i particolari, il movimento della camera deve in qualche modo intrecciarsi a loro. Per le riprese, utilizziamo un ottica fissa da 50 mm che ci “costringe” a restare vicini agli artisti. Gli artisti stessi, a differenza di quanto sono abituati a fare normalmente in sala prove o sul palco, devono essere molto vicini fisicamente tra di loro. L’unico microfono montato sulla camera permette, poi, a chi vede il video di sentire tutti quei piccoli “rumori” che normalmente non sono percepibili e che, anzi, possono essere considerati sporcature. Il video è privo di post-produzione tranne che nel blocco iniziale e in quello finale.

Come sta andando il progetto?

Take Away Sounds è nato da quattro mesi, a fronte di un’esperienza quasi decennale dei Concert à emporter della Blogothèque. Sino ad ora, abbiamo realizzato diciotto TAS in giro per l’Italia; al momento, c’è una lista di centosettanta tra band e singoli performer che vogliono aderire al progetto e oltre quaranta tra case discografiche, etichette e agenzie di press interessate a ciò che facciamo.

Una band che scelga di aderire al vostro progetto sostiene costi di produzione?

Attualmente i costi di produzione e post-produzione sono sostenuti dalla Dispoto Next (www.dispotonext.com) mentre le band rimborsano solo gli spostamenti. Il nostro obiettivo è continuare a non farricadere sulle band alcun costo perciò stiamo valutando la possibilità di stabilire partnership istituzionali e private.

Quale credete che possa essere l’utilità di questo progetto nel panorama della produzione e promozione musicale?

Quella dei Take Away Sounds è una formula comunicativa che permette alla band di farsi vedere sotto una luce diversa, come accade nel riarrangiamento di un brano originariamente non concepito per l’esecuzione acustica. Poi, è indubbiamente uno strumento di promozione versatile, trasversale e condivisibile su ogni piattaforma tecnologica. Noi crediamo che possa essere un modo semplice ed economico per rinnovare il linguaggio della promozione musicale.

Info:  www.takeawaysounds.it

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