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“A cena con il Diavolo e l’Acquasanta” al 180 di Bari: si può peccare di gola pur nel segno della salubrità

9 giu 2016 | Nessun Commento | 1.087 Visite
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s1Parlare di “sana alimentazione” rappresenta ancora per molti uno spauracchio. Chi è una buona forchetta, al sol sentire queste due parole pronunciate insieme, inizia a rabbrividire e ad assumere un’espressione sospettosa e diffidente, terrorizzato all’idea che annuncino per lui un futuro di insalatine e verdure grigliate. Quel che manca tutt’oggi, nonostante termini come “green”, “bio” e “chilometro zero” siano ormai alla mercé di tutti, è però una corretta informazione e – azzarderemmo a sostenere – educazione alla buona tavola.

Si rasserenino le buone forchette su citate perché non è detto infatti che “sano” debba per forza far rima con “insipido” e “insapore”. Allontaniamo i nostri pregiudizi, figli di un vecchio retaggio culturale ormai superato, e cerchiamo nuove rime per cui “sano” inizi a suonare meglio se abbinato a “buono”. E se siete ancora reticenti, allora date retta a chi della buona tavola è un vero intenditore come il giornalista enogastronomico Sandro Romano e il nutrizionista dott. Francesco Lampugnani, “la strana coppia” che ieri, mercoledì 8 giugno, al Ristorante 180 di Bari ha dispensato consigli e dritte su un’alimentazione salubre che, non per questo, debba rinunciare al gusto. Una seratas dedicata ai piaceri del palato, dal titolo curioso “A cena con il Diavolo e l’Acquasanta”, perché ad essere offerto alle papille gustative dei commensali è stato un banchetto con tutti i crismi, mentre Lampugnani e Romano si alternavano come in una partita a pingpong rilanciandosi la parola da un’ala all’altra del ristorante. Mentre il primo, infatti, forniva utili suggerimenti per una dieta equilibrata e salutare, l’altro – “diavolo redento” – offriva consigli su come impiegare prodotti salubri per la realizzazione di ricette succulente e che nulla abbiano da invidiare ai piatti saporiti di cui, le sempre su citate buone forchette, proprio non vorrebbero fare a meno.

Basta apprendere piccole e semplici tecniche, impiegare la propria creatività e ricorrere ai giusti utensili per cucinare, anche a casa propria, piatti salubri ma ricchi di gusto. Parola di Sandro Romano, ambasciatore per eccellenza della buona tavola che per primo, dopo il suo incontro con Lampugnani, ha sfatato ogni pregiudizio per cui “sano” non potesse far s3rima con “buono”.

Una serata piacevole – complici anche le favorevoli temperature che hanno consentito di usufruire dell’accogliente spazio esterno del locale – condita dai sorrisi dei presenti e sublimata dalle portate servite dallo staff del 180, in un menù da gourmet ineccepibile dal primo all’ultimo piatto. La cena, realizzata dallo chef Marco Vitucci, ha proposto infatti:

  • Insalata di polpo al forno con pomodorini e rucola in cestino di miglio e semi di zucca;
  • Fave e cicorie su pane ai cereali;
  • Cavatelli di ceci neri con ceci bianchi e ricciola su crema di cicerchie;
  • Sgombro in olio-cottura con peperoni rossi e gialli;
  • Cannolo mandorlato con cioccolato fondente ed insalata di frutta.

Nulla lasciato al caso: dall’equilibrio dei sapori impiegati per la realizzazione delle portate alla loro mise en place, sotto lo sguardo attento del proprietario del 180 Daniele Piepoli. Presente all’evento anche il presidente del Consorzio della Focaccia Barese – tra gli sponsor della serata – Giovanni Di Serio.s12

“A cena con il Diavolo e l’Acquasanta” ha realizzato il suo secondo piccolo “miracolo”: dopo aver convinto il curioso pubblico del Gola Gourmet Kitchen al primo incontro dello scorso marzo, ieri ha raddoppiato il suo successo conquistando anche i commensali del 180 e dimostrandosi un valido format da esportare nelle sale dei migliori ristoranti per ricordare, pur senza eccessive privazioni, che la salute inizia pur sempre a tavola.

Sponsor della serata il Pastificio Cardone di Fasano, la Masseria Trullo di Pezza di Manduria, l’Oleificio Intini di Alberobello e il Consorzio della Focaccia Barese.

Foto di: Michele Traversa

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