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“20 Anos de Saudade”. La bossa nova di Jobim torna a suonare grazie a Fabio Accardi

25 Ago 2015 | Nessun Commento | 1.160 Visite
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acc1La natura rigogliosa e in parte ancora incontaminata, lo spirito solare e cordiale della gente del posto, le lunghe notti incantate, le distese di spiagge bianche, le strade su cui si affacciano le churrascarie, la terra della samba e del carnevale. Non è difficile immaginare perché è in Brasile che sia nato il concetto di “saudade”, quello stato d’animo malinconico che attanaglia chiunque ne abbia respirato l’atmosfera magica e ne sia ora lontano. È verso questa incantevole terra che ci conduce “20 Anos de Saudade”, l’ultimo album inciso dal batterista barese Fabio Accardi.

Il disco è un raffinato omaggio ad Antonio Carlos Jobim, anche noto come “O Maestro”, il brillante compositore che fu pioniere del genere bossa nova una sessantina d’anni fa in Brasile. Accardi, talentuoso musicista pugliese fiore all’occhiello del panorama jazzistico italiano, invita amici e “convidados” del calibro di Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso, Roberto Taufic, Rogerio Tavares, Gaetano Partipilo, Mirko Signorile, Paola Arnesano , Gabriele Mirabassi e tanti altri a partecipare a questaacc3 festa in onore de O Maestro a vent’anni dalla sua scomparsa. Un ensemble di musicisti ed interpreti di tutto rispetto per ricordare il genio eclettico di un autore che ha fatto scuola lasciando nella sua terra la traccia indelebile dei suoi lavori, preziose pietre miliari e piccole opere d’arte destinate all’immortalità.

Undici le tracce selezionate da Accardi tra la monumentale discografia di Jobim, spaziando da brani noti riproposti in chiave inedita a pezzi meno conosciuti del grande compositore. Un titolo che racchiude il senso dell’intero progetto discografico: “20 Anos de Saudade”. Vent’anni di saudade dalla morte di Jobim. “Saudade” come quella malinconia accorata portata dal ricordo di un artista imperituro, “saudade” come il male di cui soffrì il padre di Jobim secondo l’aneddoto e “saudade” come commossa citazione alla storica canzone Chega de Saudade musicata da O Maestro su testi di Vinicius de Moraes e suonata da João Gilberto, riconosciuta da molti come il brano che sancì la nascita della bossa nova.

acc4È sempre un’impresa impervia confrontarsi con i lavori di qualcun altro, specie quando “quel qualcun altro” è un pilastro della caratura di Jobim. Accardi, però, vi si accosta con rispetto e delicatezza, non cadendo mai nell’errore di snaturare le opere originali azzardando troppo. Seppur sia riconoscibile l’anima musicale del batterista pugliese nella sua reinterpretazione dei brani di Jobim, Accardi non cede mai alla tentazione di peccare di un virtuosismo autocelebrativo, come è possibile che capiti. La sua è piuttosto una meravigliosa fotografia che recupera e ritrasmette la stessa eleganza e la stessa forza comunicativa delle musiche di Jobim pur rielaborando quei colori e quelle sfumature sonore nel suo personalissimo stile. Basterebbe socchiudere gli occhi e lasciare alle orecchie il piacere dell’ascolto per sentirsi trasportati verso quell’incantevole terra a sud del continente americano in cui la samba incontra il cool jazz.

Prodotto da Rossella Giancaspero, il disco supera con successo la sfida di rendere giustizia al padre della bossa nova celebrandone il ricordo attraverso l’affiatato team di acc2colleghi e amici di cui Accardi si è voluto circondare per riuscire nell’operazione. Si distingue, in particolare, il calore suadente impresso ai brani dalle voci degli eccezionali Rogerio Tavares, Paola Arnesano e Maria Pia De Vito sul tappeto musicale creato per loro dallo stesso Accardi e dai numerosi musicisti intervenuti ad offrire la loro feconda collaborazione al progetto discografico, fra i quali anche Vince Abbracciante, Francesco Lomangino, Giuseppe Bassi, Nando Di Modugno, Raffaele Casarano, Giorgio Vendola, Pierluigi Balducci e Marco Bardoscia.

Un disco, insomma, per evocare e rievocare. Un elegante sottofondo da cui lasciarsi cullare con grazia e maestria. Un album per ricordare, con un sorriso venato di saudade, un artista che ha fatto storia. Il miglior regalo alla memoria di Jobim che Accardi potesse dedicargli.

 

Vai minha tristeza e diz a ela que sem ela

Não pode ser, diz-lhe numa prece

Que ela regresse, porque eu não posso

Mais sofrer. Chega de saudade a realidade

É que sem ela não há paz, não há beleza

É só tristeza e a melancolia

Que não sai de mim, não sai de mim, não sai

[Chega de Saudade]

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