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19 maggio 2010-19 maggio 2011. Un anno dopo: la Thailandia dei “Rossi”

20 mag 2011 | Un Commento | 1.416 Visite
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la Thailandia dei “Rossi”
19 maggio 2010. La tensione è alta. Sono giorni oramai che non si parla d’altro. Il numero di morti nell’attacco al ponte di Phan Fah e Ratchaprasong è salito ufficialmente a 36 ma Dio solo sa quale sia il numero reale delle vittime. L’area di Siam e quella di Silom sono zone calde. Anche in Italia le immagini trasmesse dalla televisione sono quelle di guerra civile. Si attende l’intervento del Governo e dell’esercito da un momento all’altro. La maggior parte di noi expat è pronta ad evacuare. L’esecuzione in diretta del leader dei manifestanti Seh Deang, il 13 maggio, ha scosso l’opinione pubblica mondiale su un paese ritenuto pacifico e sicuro come la Thailandia. E’ mattina, nessuno si reca al lavoro. Gli sguardi sono incollati increduli alla televisione che continua a ripetere che manca poco. Sono solo le 7.15 del mattino, ora locale, quando l’Esercito Tailandese inizia a muoversi verso dove, dal 12 marzo, migliaia di Camicie Rosse hanno allestito un campo per protestare contro il Governo salito al potere con elezioni ritenute manipolate. Dalla cima del grattacielo in cui sono rinchiuso posso distintamente sentire i colpi d’arma da fuoco e posso vedere il fumo che sale da diverse zone della città. È la resa ufficiale delle Camicie Rosse, la fine di un’estenuante protesta che fino a qualche giorno fa era rimasta pacifica. Per l’Italia è giorno di lutto: l’Ambasciata ha dato la notizia ufficiale che il fotoreporter italiano Fabio Polenghi, di soli 45 anni, e’ rimasto ucciso durante gli scontri tra manifestanti delle camicie rosse e militari.

19 maggio 2011. Nessuno qui ha dimenticato quella giornata. Nessuno qui può cancellare il ricordo di quei 3 mesi di proteste. Soprattutto visto che oggi, davanti al centro commerciale dato alle fiamme e divenuto simbolo di quanto accaduto, le Camicie Rosse sono tornate a protestare. Una protesta pacifica, programmata e che non prevede un afflusso di gente così elevato come i leader dell’opposizione desidererebbero. Una protesta fatta di immagini. Centinaia di fotografie vogliono mostrare gli orrori di quel giorno. Video non ufficiali vengono trasmessi a ripetizione. Immagini che non sono mai uscite dal paese.

Le facce dei manifestanti sono contrite, prive della serenità e del sorriso che solitamente caratterizza il volto di chi viene dall’Isaan. Fra di loro c’è chi ha perso la casa, fra loro c’è chi ha perso la capacità di camminare, fra loro c’è chi a perso un figlio o il padre.

Khattiya Sawasdipol, la figlia trentenne del Maggiore Seh Deang, ha recentemente rilasciato un’intervista. Per non dimenticare. Per spiegare che le proteste vennero messe in atto per chiedere giustizia e mostrare cosa sia la democrazia. Per affermare che è preoccupata per il destino del paese.

Quando il 16 marzo 2010 i manifestanti cosparsero con il loro sangue le pareti del Palazzo del Governo l’opinione pubblica mondiale si scisse in 2 e in molti non si capacitarono del fatto che a protestare ci fosse una fazione opposta a chi, nel dicembre 2008, aveva messo in ginocchio il paese chiudendo l’Aeroporto Internazionale di Suvarnabhumi. I tentativi di mediazione da parte delle Nazioni Unite (che hanno la loro base principale per il sudest asiatico proprio a Bangkok) risultarono vani e non venne accettata l’offerta fatta di andare alle elezioni anticipate sotto supervisione dell’ONU. Perché?

Tanti gli interrogativi tuttora privi di risposta. Le elezioni sono ora imminenti. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha inizialmente annunciato l’intenzione di indire le elezioni generali per il 14 novembre; un portavoce ha poi annunciato che si svolgeranno il prossimo 3 luglio. Tanti i timori e i dubbi. Chaiwat Poompuang, giornalista e fotoreporter del quotidiano tailandese The Nation, colpito da un colpo d’arma da fuoco il 14 maggio 2010 mentre scattava una foto dei manifestanti, dichiara che la chiave per il futuro sta nel trovare un mediatore imparziale in grado di portare tutte le parti al dialogo.

Il 2010 in breve:
12 Marzo: le Camicie Rosse allestiscono il campo di protesta su Ratchdamnoen Klang Road
16 Marzo: i manifestanti cosparsgono con il loro sangue le pareti del Palazzo del Governo
30 Marzo: i tentativi di trattative e discussioni fra Governo e Manifestanti giungono ad un punto morto
3 Aprile: i manifestanti occupano la zona di Siam-Ratchaprasong nel cuore commerciale di Bangkok
7 Aprile: viene dichiarato lo Stato di Emergenza
10 Aprile: tentativo fallito dei militare di sgombrare i manifestanti; 25 morti ufficiali e centinaia di feriti
22 Aprile: l’esplosione di una granata M-79 causa un morto e 85 feriti nella zona di Silom
28 Aprile: primo decesso fra i militari
29 Aprile: irruzione dei manifestanti nel Reale Ospedale di Chulalogkorn per la ricerca di armi e militari nascosti all’interno
13 Maggio: Seh Deang viene assassinato mentre rilascia un intervista ad un reporter del New York Times
16 Maggio: incendi vengono appiccati in diverse zone della città
19 Maggio: l’esercito tailandese disperde i manifestanti con la forza mettendo fine alle proteste

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